Il Manzo a dimenarsi si sollazza,
cozza col muro e vi si dicervella,
con la coda si scopa e si flagella,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4scote le corna e mugge e soffia e razza,
con l’unghia alza la polve e la sparnazza;
bassa ’l capo, rincula e s’arrovella,
stira la corda, stringe la mascella,
8e sbalza e salta e fin che può scorrazza.
Dálle al muro: oh per certo e’ gli vuol male.
Ve’ come gli s’avventa. Animo! guata
11se non par ch’aggia a farne una focaccia.
Oh gli è pur duro, Manzo, quel rivale.
Va, Coso, e ’l tasta d’una tentennata,
14e gli ’nfuna le zampe e glien’allaccia.
E s’oggi non gli schiaccia
il maglio quelle corna e quel capone,
17vo’ gir sul cataletto a pricissione.
Su, scaviglia la corda. Oh ve’, gavazza
e tripudia e ballonzola e saltella:
non dé’ saper che ’l bue qui si macella:
4via, per saggio, lo tanfana e lo spazza;
via gli fruga la schiena e gli spelazza:
e’ dá nel foco giú da la padella.
Le corna gli ’mpastoia e gli ’ncappella;
8ammanna la ferriera, e to’ la mazza.
Su, Cionno, ravviluppati ’l grembiale,
gli avvalla il capo, causa la cozzata,
11e giuca de la vita e de le braccia.
Ve’, s’arrosta e s’accoscia: orsú non vale
gli appicca, Meo, sul collo una bacchiata,
14fa’ che risalti in piede, e gli t’abbraccia.
E ’l tira, e gli ricaccia
le corna abbasso, e senza discrezione
17gli accomanda la testa a l’anellone.
Ve’ che ’l tira, e s’indraca e schizza e ’mpazza:
dagli ’n sul capo via, che non lo svella;
su, gli acciacca la nuca e la sfracella.
4Ma ve’ che ’l maglio casca e non l’ammazza.
Oh che testa durissima, oh che razza
Di bestia! i’ vo’ morir s’ha le cervella.
Ma gli trarrò le corna e le budella
8s’avesse la barbuta e la corazza.
Leva ’l maglio, Citrullo, un’altra fiata,
e glien’assesta un’altra badiale,
11e l’anima gli sbarbica e gli slaccia.
Fágli de la cucuzza una schiacciata:
ve’ che basisce, e dice al mondo: — Vale. —
14Suso un’altra, e ’l sollecita e lo spaccia.
In grazia, Manzo, avaccia:
a ogni mo’ ti bisogna ire al cassone,
17passando per li denti a le persone.
E’ fa gheppio. Su l’anca or lo stramazza,
l’arrovescia; e lo sgozza e l’accoltella.
Ve’ ch’ancor trema e palpita e balzella,
4guata che le zampaccie in aria sguazza.
Qua, che giá ’l sangue spiccia e sgorga e sprazza,
qua presto la barletta e la scodella;
reca qualcosa, o secchia o catinella
8o ’l bugliuolo o la pentola o la cazza:
corri pel calderotto o la stagnata,
dá’ di piglio a la tegghia o a l’orinale;
11presto, dico, il malan che ti disfaccia.
Di molto sangue avea quest’animale:
mo’ fagli fare un’altra scorpacciata,
14e di vento l’impregna e l’abborraccia.
Istrigati e ti sbraccia:
mano speditamente a lo schidone;
17busagli ’l ventre, e ’nzeppavi ’l soffione.
Senti ch’e’ fischia e cigola e strombazza:
gli è satollo di vento: or lo martella,
e ’l dabbudá su l’epa gli strimpella
4e ne rintrona il vicolo e la piazza.
Ve’ la pelle, al bussar, mareggia e guazza
lo spenzola pel rampo a la girella:
lo sbuccia tutto quanto e lo dipella:
8e ’l dissangua, lo sbatti e lo strapazza.
Sbarralo, e tra’ budella e tra’ corata,
tra’ milza, che per fiel piú non ammale,
11e l’entragno gli sbratta e gli dispaccia.
D’uno or vo’ ch’e’ riesca una brigata:
gli affetta l’anca e ’l ventre e lo schienale,
14e lo smembra, lo smozzica lo straccia.
Togliete, oh chi s’affaccia:
ecco carni strafresche, ecco l’argnone:
17vo’ mi diciate poi se saran buone.