Sì, spenta hai pure la tua sete ardente
Del divin sangue, e tra bestemmie ed onte
Spirò pure il tuo Dio, cruda Síonne!
Lo veggio; ecco la pia Madre dolente,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Ecco le afflitte e lagrimose Donne
Dietro alle turbe rie scender dal monte.
Dimmi come sei paga e come allegra:
Dopo l’orrendo scempio,
O se qualche timor freddo ti stringe?
10Al minacciato Tempio
Rotto è il velo, il Suol trema, e ’l Sol di negra
Benda il volto si cinge.
Come pensando all’avvenir t’acqueti?
Forse parlaro al vento i tuoi Profeti?
15Ben sovvenir ti dee quando pensosi
Piangean sulle tue estreme alte ruine
Dallo spirto divin commossi e accesi
Che lor venìan davanti i tuoi dogliosi
Giorni, e vedean tuoi muri a terra stesi,
20E dell’empia Giudea l’acerbo fine.
Trema Gerusalem, trema e sospira:
I dì dei tristi auguri,
E dell’estintatua possanza or sono,
Misera!, già maturi.
25Già il gran Dio d’Israel dà mano all’ira,
Nè v’ha scampo o perdono:
E questo altro fia ben, che in sulla riva
Del barbarico Eufrate andar cattiva.
Quando vedrai su tuoi bei colli al vento
30Ondeggiar le dipinte Aquile, e intorno
Ingombrato il Giordan d’armi e destrieri,
E ’l feroce Latin pien d’ardimento
Fartisi incontro, e da i, crudi atti e fieri
Spirar vendetta e dura morte e scorno:
35Dì, quale avrai difesa, ingrata e rea
Donna allor? qual riparo?
Ove i Duci? ove quei dal suo corso
Rapido il Sol fermaro,
Mentre Israele gli Amorrei rompea?
40U’ qnelli, al cui soccorso
Obbediente il Mare in duo s’aperse,
E l’empio Campo, e Faraon sommerse?
Ahi ch’ogni speme è vana; e invan procura
Aita da suo’ ingegni infermi e lassi
45Chiunque ha Diò dalla contraria parte!
Cadran infin dopo ostinata e dura
Guerra l’alte due moli, e in ogni parte
Confonderan tue vie dirupi, e sassi,
cui scorrendo andran di pianto sparsi
50I vecchj Sacerdoti,
E le fanciulle pallide tremanti,
Cercando ove offrir voti,
Che ’l gran tempio e l’altar fian guasti ed arsi;
E tu starai di tanti
55Popoli quasi vedova reina
Sola sedendo sulla tua ruina.
Questa fia la mercè dell’empia voglia,
Quando il suo sangue sù te stessa, e sopra
I figlj tuoi, gridando alto, chiedesti.
60Ma, lassa! a te quali di tristezza e doglia
Cagion mai porse, onde tu poi movesti
La mano ardita all’esecrabil’opra
Egli pur fu, che ti sottrasse illesa
Al servil grego indegno;
65Egli che quanti al mar desti le spalle
Ti fu scorta e sostegno
Or con colonna alta di fuoco accesa
Segnando il dritto calle,
Or per ristoro alla tua sete aprendo
70A un monte il fianco, ed or manna piovendo.
Perchè, forse perchè gli alti e superbi
Re Cananei percosse, e ’l fiero Egitto,
E ’l gran reale scettro in man ti porse.
Crudell, per questo di lui tanti acerbi “
75Strazj facesti, e perciò solo hai forse
Quel sacro corpo a un vil legno confitto?
Ah di buon seme troppo amaro frutto!
Ma l’eterna vendetta
Non per tardar terribil meno scende.
80So ben io qual t’aspetta
Tempo, e s’allor n’andrai col ciglio asciutto,
E tra quali auree bende,
E in qual diadema involta avrai la chioma
Misera serva lacerata e doma.
85Colà sul Tebro di veder già parmi
Grand’archi al Vincitor superbo alzati
Di sue vittorie impressi, e de’ tuoi danni,
E le future genti in su quei marmi
Ir rammentando i tuoi gravosi affanni,
90E dir: tale han da Dio mercè gl’Ingrati:
Colei, che tanti al fianco ha laccj attorti,
Ella è Sion: son queste
Vittime, che pascean lungo il Giordano:
Ecco l’armi funeste,
95Cui Dio commise il vendicar suoi torti,
E poco indi lontano
Segnare a dito chi s’incurva e inarca,
Sul tergo avendo il candelabro e l’arca.
Canzon, sebbene incolta e rozza sei,
100Di biasmo in vece troverai pietate,
E avrai, mentre tu piagni,
E illustri Donne e Cavalieri egregi
Nel tuo dolor compagni.
Ben sa la gente amica di onestate,
105Che gli ornamenti e i fregj
Non si confanno, e i capei colti ad una
Vergine lagrimosa in veste bruna.