CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaFranco Sacchetti

Franco Sacchetti · Medieval

Sempre ho avuto voglia

italiano

Sempre ho avuto voglia,

Veggendo delle donne fiorentine

Le nuove foggie, fare una canzone.

E non dirò che doglia

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Abbiano i cattivelli e che ruine

Per contentar lor falsa oppinïone:

Ma io vo’ dir sol delle lor persone

Che portan portature tanto strane

Fuor d’ogni modo vane.

10E farò il mio principio della cima:

Qual è di tante forme,

Che ciascuna per fare usanza prima

Non posa mai nè dorme,

Con coccoli, con giunchi e catenelle

15Trovando ogn’ora nuove ghirlandelle.

E son già alte tanto

Che poco è alta più tal che la porta:

Avvisasi ciascuna esser maggiore.

I lor capelli quanto

20Più lunghi hanno, e più se ne conforta

La mente lor; per dimostrarsi fuore

Con elli scapigliati a tutte l’ore.

Imberettate come le mondane

I’ veggio donne vane:

25E quelle che i crin portan suso avvolti

Sul cuccuzol raccolti

Con tanti giri sovra l’alta ciocca,

E tanti umor soverchi

Portano: e quelle che per farlo biondo

30Al sol si stanno quand’egli arde il mondo.

E vuo’ lasciar frenelli

Contro di tanti versi con ciocchette

E venire alla parte de’ lor visi:

Con lisci e bambagelli

35Gli pingono: e ne mostran tai cosette

Che a pena le comprendon gli occhi fisi.

Ma che ne avvien di questi loro avvisi?

Che i denti fanno neri e gli occhi rossi,

E di questi soprossi

40Niente si curan: pur che in tal maniera

Si possan dimostrare.

O alchimia maledetta che la vera

Carne fai dibucciare,

Pelando teste o ciglia in modo tale

45Che tormento non è con maggior male!

Quando si vede il petto

Spinger da un capezzal largo ed aperto

E mostrar le ditelle e vie più giuso;

Non so più bieco effetto,

50Che quale è membro da portar coverto

Quel più discuopra per lo peggior uso.

Tanto di maglie hanno il busto chiuso,

Che di sopra se ’n va una gran parte

Del corpo; e l’altra in parte

55Si gonfia sì che ciascuna par pregna.

Così serrate in mezzo

Appaion: e ancor par che loro avvegna,

Per questo stringer, pezzo;

Che tal si sconcia grossa, e tal si face

60Che sotto porta un piumacciol fallace.

Brache delle guarnacche

Alcune fanno. Van queste di sopra

Con nascosi piombini a’ piè d’intorno:

Sicchè con tal trabacche

65L’alta pianella e il calcagnin si cuopra.

Dove al suol cade, ne riceve scorno

Il copertoio smisurato e adorno.

E tirano co’ pie sì gran traìno.

Che, se pel re divino

70Così facesser, sante sarìen tosto.

Ma a tanto son venute

Ch’è di cento fiorin dell’una il costo.

E tai si son vedute

Incespicare andando a petto tese,

75Che d’un palchetto par ch’e’ sien discese.

Veggio per questo modo

Donne sì grandi della terra uscire

Che fan meravigliar la mente mia.

E dalle madri odo

80Con altre donne per le chiese dire

— Costei è grande; e ancor più grande fia;

Che par che ogni anno ben cresciuta sia. —

E questi i loro paternostri sono,

Dicendo con tal suono

85Che udir li fanno a chi tra lor si aggira,

Con vana volontate.

Chè tanto han bene quanto altri le mira;

Vendendo lor ghignate

A’ ciechi tristi quando voglion moglie;

90Trovando poi qual zoppa e qual con doglie.

Così d’usanza prove

Si sforzan di far spesso, sè apparando

Di meretrici in consueta veste.

Io veggio cioppe nove

95Già una parte d’esse gir portando

E que’ mantelli di che l’uom si veste.

Dicon che ’l fanno per essere oneste;

E mutan foggie sotto tal coverto.

Chi non mira ben certo,

100Paion scolari in legge od in decreto.

Altre velate vanno

Portando bruno, e sbarran gli occhi a dreto,

Dove appiccati gli hanno

Sovra i crocicchi; in forma che nessuna

105Li chiude, come vuol l’usanza bruna.

Le vesti più assai

Son ch’elle fanno, che nel mare i pesci,

Perchè altrettante il mondo non ne chiude.

E par che sempre mai

110Fra lor si tagli cucia lievi e cresci

Per far nuov’arte alle lor membra nude.

Facciansi innanzi le provincie crude

Barbare greche, turche sorïane

Saracine indïane,

115Chè a petto a questa ogni maniera è nulla,

E per non perder ora

Maritansi quand’escon della culla:

Tale usanza si onora.

Chi le contenta, sua ricchezza atterra:

120E chi no ’l fa, sta con lor sempre in guerra.

I’ farò punto e fine:

Perch’i’ veggio che messa mano in pasta

Mi sono avvolto dentro a un labirinto.

Ho il principio e no ’l fine:

125E voglio raccontar quel che non basta

All’appetito lor così distinto.

Da queste è l’uomo già sommerso e morto,

Bontà de’ tristi c’han sì fatte mogli!

Tra così fatti scogli

130Lo animal razionale è soggiogato.

Però, canzon novella,

In altra ho già de’ giovani parlato;

Trova la tua sorella,

E va’ con lei cantando li tuoi versi;

135Ch’i’ non mi so qual deggia più dolersi.

Sigue explorando

Por su autor
Franco Sacchetti · 41 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← Se la mia vita con vertù s'ingegnaSiccome il sol, nascoso da alto monte →

Expediente

Autor
Franco Sacchetti
Título
Sempre ho avuto voglia
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-sempre-ho-avuto-voglia--franco-sacchetti-5a8b47
Cita recomendada
Franco Sacchetti, «Sempre ho avuto voglia», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-sempre-ho-avuto-voglia--franco-sacchetti-5a8b47.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.