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Prudenza Gabrielli · Ilustración

Selve incognite al Sol, torbide fonti

italiano

SElve incognite al Sol, torbide fonti,

Limosi stagni, antri profondi oscuri,

Fiere balze, erme rupi, alpestri monti,

Fidi ricetti sol d’angui, e sicuri

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Nidi di belve, in voi mi poso e spero,

Che in breve il giorno agl’occhi miei s’oscuri

Più non alberghi in me lieto pensiero

Di lusinghiera ingannatrice spene,

Ma larve, che il mio duol faccian più fiero,

10Che d’Isìon, di Tantalo le pene

Son’ombra in paragon di fè tradita,

E d’un’alma, che perda il caro bene.

Miglior sorte mi fora uscir di vita,

Che vivendo ad ogn’or sentirmi al cuore

15D’amor, di gelosia doppia ferita.

Ma neppur Morte può tormi al dolore:

Che nel doppio sentier l’alma confusa

Non sa donde dal seno uscirsen fuore.

Lasso! Al dolce parlar mia fè delusa

20Rimase, ed al celeste almo sembiante:

Che una Dea non credeva a tradir usa.

Ben fu pietà d’Amor farla incostante:

Che se tanto n’avvampo e m’è rubella,

Qual sarìa l’ardor mio se fosse amante?

25Pur t’incolpo, o tenor d’iniqua Stella:

Perchè farla gentil, quand’è sì ingrata?

Perchè farla infedel, quand’è sì bella?

Ma pari al suo fallir la dispietata

Pruova martir: che se nega il gioire

30A me che l’amo, altrui ama ingannata.

E mentr’empia ella gode al mio martire,

Schernita si riman la sua incostanza:

Che pena è il fallo stesso al suo fallire.

Amor, se sei tu giusto, a mia costanza

35Or devi il premio; e se non puoi far Clori

Fida, togli al mio cuor la sua sembianza.

Ah nò: solo al mio duol pene maggiori

Aggiungi, e fiamme all’avvampato petto:

Ella lieta sen viva a i nuovi amori.

40Poichè dal mio penar gradito effetto

Almen trarrò, s’alla tiranna mia

È ministro il mio duol del suo diletto.

Forse avverrà, che un dì, resa più pia,

Fedel ritorni, e sgombri dal mio seno

45Col Sol degli occhi il gel di gelosia;

Onde sanato dal mortal veleno,

Famelico e digiun lo sguardo torni

Il cibo a tor del volto suo sereno.

Allor.... Ma speme vana, ancor soggiorni

50Nel petto, e lusingar tenti il cuor mio,

Perchè bersaglio all’onte sue ritorni?

Andranno i monti, e starà il fiume e ’l rio

Pria, ch’io miri quel volto. Ah troppo omai

Troppo intesi e soffri, troppo vid’io.

55Anzi, occhi miei, se v’incontraste mai

In quella menzognera, e al reo splendore

Pur vi fisaste dei suoi crudi rai;

Vi ricuopra in quel punto eterno orrore.

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Autor
Prudenza Gabrielli
Título
Selve incognite al Sol, torbide fonti
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-selve-incognite-al-sol-torbide-fonti--prudenza-gabrielli-d24577
Cita recomendada
Prudenza Gabrielli, «Selve incognite al Sol, torbide fonti», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-selve-incognite-al-sol-torbide-fonti--prudenza-gabrielli-d24577.html

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