Segnori, udite strano malificio,
che fa il Barbuto, Tanno, di ricolta:
di’e’ verso l’aia rizza tal dificio,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4che tra’ si ritto, che non falla volta.
Or non è questo ben strano giudicio,
ch’a consumare ha si la gente tolta?
Chi gli averebbe dato questo uficio,
8ch’ad ogn’oni va pognendo dazo e còlta?
Non giova che la moglie Tammonisce:
— Che non pensi di queste tue fanciulle,
11se non che sopra ti pur miri e lisce? —
Que’ risponde: — Perché non le trastulle?
Tórre a’ compagni non mi comparisce,
14ca rimedir non posso pur le culle. —