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PoetósferaLa BibliotecaVittoria Aganoor

Vittoria Aganoor · Modernismo

Risveglio — La Strega

italiano

Fuor dalla selva, dove a spalto il monte

s’allarga, in un miserrimo abituro,

che l’edera pietosa abbraccia e veste,

vive una donna, una povera vecchia

che i boscaioli chiamano la Strega,

tanto ha strano lo sguardo e tanto è scarna

e pallida la sua faccia di spettro.

Pur, questa miseranda ombra di vita

ebbe un corpo di ninfa e un fresco e puro

volto; color del mare al sol d’estate

gli occhi, e una gloria di capelli d’oro.

Qual nembo di sventura o di peccato

l’avvolse? Perchè mai da tanti e tanti

anni vive là, sola, il dì, la notte,

col suo grande segreto e le chimere

che a lei suscita intorno la follia?

Son tante e tante le bizzarre istorie

che narrano di lei! Rimane assorta

(dicono) senza proferir parola

per lunghi giorni e lunghe settimane;

poi d’improvviso, vòlta all’assopita

foresta — che par sogni, alta nel cielo —

ritta nel vespro come una sibilla,

le bianche ciocche libere nel vento,

parla per ore all’erbe, ai vecchi abeti,

alla Luna che ascende da la valle,

alle nubi, alle lucciole, siccome

a vecchi amici. Narra degli andati

giorni — i giorni giocondi e fuggitivi

dell’infanzia; — o ammonir di giovanette

una schiera invisibile si finge.

Una sera, non vista, io venni presso

quella capanna, e sovra un sasso, dietro

una quercia, alla luce de le stelle,

me ne stetti per ore, affascinata

da quella voce, che da prima un cheto

sommesso mormorìo mi parve, e crebbe

più viva e concitata, a mano mano

che tornava il pensier sulle affannate

vie del dolore antico. Io tutto, o quasi,

ritenni; ella dicea:

— Fanciulle, udite

la parola che salva, e uccide i folli

sogni che costan lagrime... Perchè

fidate voi nell’ uomo, e poi piangete,

piangete? Ecco, io vi dico la parola

ch’io stessa udii per un prodigio... È forse

un secolo?... chi sa? chi si rammenta

quando fu?... Me la dissero una chiara

notte le stelle — e tutto l’universo

ascoltava con me (per questo i fiori

son tutti morti), — dissero! Egli mente!

Egli mente! — Era vero... È vero: l’uomo

mente e mentir non crede; a lui non basta

— rammentate! — una sola anima schiava;

e i sospiri, i sorrisi, i supplicanti

sguardi mentono; i patti, i giuramenti

mentono... Lento.., come un serpe, viene

il dubbio, e vien l’accusa, e van lontane

le anime... Così m’avvenne... Quando

fu?... Non rammento, ma so ben che un giorno

si scolorò quel volto per un’ombra,

e parver ebbre quelle sue pupille

e vidi le sue mani, arse di febbre,

fremere di geloso impeto... Io vidi

certo questo... Ma vinsi; io vinsi l’ira

di quel superbo, ed egli pianse, e: — Alfine —

io dissi — ha pianto, ha per me pianto; è dunque

per la vita, oh dolcezza! è per la vita! —

io dissi questo.....

Bimbe! ha mai baciato

la vostra mano? Impallidiste ai primi

baci, leggeri, timidi, che appena

sfiorarono le vostre dita?... Come

tremavano le dita!... Oh voi non colga

l’ebbrezza degli arditi ed improvvisi

baci di labbra ingorde e deliranti

quando il desìo trabocca!.....

Era d’autunno?

era d’Aprile?... Io non ricordo... Il mondo

certo fioriva in così gran vigore

che le rose attingevano le stelle...

Forse con lui nelle tranquille sere

del maggio a camminar foste sui prati?

O d’autunno con lui per una bionda

selva? O udiste in un vespero d’Aprile

sonar l’Ave, con lui?.....

L’aria portava

ostinata una ciocca dei capelli

vostri sulla sua bocca. Era leggera

come una piuma quella ciocca.....

Andare

non vi parve in un sogno, in quella pace

dei sensi?... Non s’udì parola; e il patto

fu chiuso.....

Tutto questo, un maledetto

giorno (e sarà quel giorno tutta nera

l’aria, e immobile, in gran silenzio, e i cuori

agonizzanti), tutto questo un giorno

diverrà fumo e vana ombra all’audace

riso d’un’altra bocca, al blanditore

suono d’un’altra voce, al muto invito

d’un altro sguardo; e il vostro occhio fedele

pregherà indarno, e la parola accesa

di tenerezza, e i sogni, i patti, il pianto,

le carezze, i ricordi, inabissato

tutto e travolto sarà in fango!... in fango!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Chi piange dietro quella quercia? È stolto

piangere; è stolto! Io non piansi! Io non piango!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Autor
Vittoria Aganoor
Título
Risveglio — La Strega
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-risveglio-la-strega--vittoria-aganoor-68c5c9
Cita recomendada
Vittoria Aganoor, «Risveglio — La Strega», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-risveglio-la-strega--vittoria-aganoor-68c5c9.html

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