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PoetósferaLa BibliotecaVittoria Aganoor

Vittoria Aganoor · Modernismo

Risveglio — Inferma

italiano

Eccola finalmente

la sera! Io dal mio letto

guardo con le pupille sonnolente

un fil di luna, che traverso i vetri

viene della malata solitaria

la buia stanza a popolar di spetri.

Viene, va, la veloce

schiera dell’ombre, e tutte

hanno forme diverse, hanno una voce

diversa, e sveglia nel passar ciascuna

ombra un pensiero, un sogno, una memoria,

poi sfuma cheta al lume della Luna.

Parlano, o nelle mani

bianche stringono bianche

carte. Io leggo i caratteri lontani

senza schiuder le ciglia. È l’infinita

schiera delle parole udite o lette

palpitando, nel sogno o nella vita.

Parole come impresse

sul foglio con un ferro

rovente; così a noi parve, e che ardesse

quel foglio; e alzammo gli occhi e in ogni parte

li volgemmo a veder se ancora i nostri

compagni: i libri, i mobili, le carte

dinanzi, intorno, accosto

a noi, fossero sempre

impassibili, là, ciascuno al posto

di prima, folla indifferente e ignava,

mentre la nostra ultima fede in una

oscura immensità precipitava.

Parole dall’accento

portentoso; parole

che come una gagliarda ala di vento

strapparon via le nebbie ad una nera

giornata di dicembre e ai campi, e ai prati

fulse improvviso il sol di primavera.

Parole di preghiera,

di tenerezza, un giorno

non curate, e la cui voce sincera,

da un vecchio foglio emersa, ora soltanto

ci asseta d’un amor senza ritorno

e ci gonfia i pentiti occhi di pianto!

Parole di comando,

di tuono, che i dispersi

soldati, vinti dal terrore, quando

la speranza è perduta, e dallo spalto

nemico infuria il foco, arresta nella

fuga, e rimena docili all’assalto.

Parole dell’accusa;

sottili, avvelenate

come pugnali, che il pensier ricusa

d’intendere, che il core sbigottito

non frena, e fra due strette anime innalzano,

rapidamente, un muro di granito.

Parole dei morenti;

rotti, misterïosi

da bianche labbra balbettanti accenti,

dove già parla come il sogno immenso

d’un’altra vita, e noi lascian pensosi,

finchè viviam, del loro occulto senso!

Tutte, tutte io le sento

venir, fuggir veloci,

leggiere, e nel mio capo, sonnolento

di febbre, sveglia nel passar, ciascuna

ombra, un pensiero, un sogno, una memoria;

poi sfuma cheta al lume della Luna.

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Por su autor
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La Biblioteca

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Expediente

Autor
Vittoria Aganoor
Título
Risveglio — Inferma
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-risveglio-inferma--vittoria-aganoor-e0fa40
Cita recomendada
Vittoria Aganoor, «Risveglio — Inferma», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-risveglio-inferma--vittoria-aganoor-e0fa40.html

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