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PoetósferaLa BibliotecaLorenzo Magalotti

Lorenzo Magalotti · Ilustración

Questa di fino argento

italiano

QUesta di fino argento

Sottil lamiera in picciol’urna avvolta,

Oh quanto ha in se raccolta

Cara gioja de i labbri, almo contento

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5De i cuori e della vita

Robustezza infinita!

Ella, se tu nol sai

Da quelle nevi di gran sale asperse,

Mille e mille diverse

10Dolcezze entro concepe, e forse omai

Nate già sono, e tosto

N’andrà confuso Agosto,

Agosto sì, quel crudo

Distillator di vive carni: io spero

15Di riveder l’altero

Batter di freddo, e di sue fiamme ignudo:

Odi, come orgoglioso

Spiega il mistero ascoso.

Questo, dic’ei, che intorno

20Tutto n’appanna quel vasel geutile,

Tanto à sudor simile,

Sudor sarà, che in sì bollente giorno

Col mio gran caldo estremo

Fin dall’argento io spremo.

25Sudor? Se sia sudore

Tosto il vedrai: ma che minaccio? Aspetta.

Nise, di quell’urnetta

Svogli la vite aurala, e fanne fuoco

Colle tue man di rose

30Quelle nevi odorose.

Eccolo morto: Oh come

Giacque disteso in sul terren bruciato

Al fulmine gelato!

Senti arsicce divampate chiome

35Nel freddo esalo spente

Fischiar, quel ferro ardente.

Ma qual stupor m’appare?

Mira, che qual dall’infuocato seno

Monte d’ardor ripieno

40Vomita fumi ardenti, e ’l Cielo, e ’l Mare,

Non che la Terra involve

Nell’infiammata polve:

Tal, mentre aperta in giro

Questa gentil vorago all’aria, a i venti

45Erutta vampe algenti,

S’empie il Ciel di rugiade; almo respiro

N’ave la Terra, e ’l Mondo

Ne ridivien fecondo.

Nise tanto più bella

50Quanto infiammata più, deh vieni, e questa

Dolce a sorbir t’appresta

In sembianza di gel vita novella.

Non è gentile Oh quanto

Dal sì piacerti ha vanto!

55Nise, tu pensi e studi

Or colle mani, or colla lingua esperta,

Qual peregrina incerta

Mista a sapor fraganza indi trasudi.

Che di? di Gelsomini?

60Pensa, se l’indovini.

Ti dò a pensar due lustri,

E se t’apponi, io voglio perder queste

Legate in oro e inteste

Di fine gemme due gran tazze illustri

65Onde tremar fei spesso

La Schelda e l’Istro istesso.

Eh semplicetta! Eppure

Eppure, ignorantella! ancor t'affanni

Per raddoppiart’inganni

70Sai tu quel, ch’è? dell’Indiche culture

La più odorosa figlia

La bruna Vainiglia,

Essa gran tempo assorta

Nella polve, che a noi sì dolce invia

75Per nambuco, o batìa,

Sì soave di sè la riconforta,

Ch’indi assai più ne molce

Coll’odor, che col dolce.

Quì poi tua mano industre

80Corra sprizzando l’odorata scorza

Di quello, onde si sforza

Farsi ricca Toscana, Arancio illustre

Che dalla China al Tago

Fu sì di correr vago.

85Dal doppio odore asperso,

Oh che zucchero, Nise! e se lo stempri,

E dolce suo contempri

Con di quell’agro in polpa entrovi immenso

Oh con che cari nodi

90Fia poi, che ’l gel l’annodi!

Or via del buon Vitelli,

Che regalo gentil mi fè cortese,

In sù quest’ore accese,

Rammemoriam gl’illustri fatti: e quelli,

95Finchè ne ferve il Cielo,

Smaltiam di questo gelo,

Di questo gel, di questo

Sacro di fresca vita almo elisire:

E quanto le bell’ire

100Sangue costaro alla Germania infesto,

Tanto versiam su i cuori

De i congelati umori.

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Expediente

Autor
Lorenzo Magalotti
Título
Questa di fino argento
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-questa-di-fino-argento--lorenzo-magalotti-2bd65e
Cita recomendada
Lorenzo Magalotti, «Questa di fino argento», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-questa-di-fino-argento--lorenzo-magalotti-2bd65e.html

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