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PoetósferaLa BibliotecaMarcello Macedonio

Marcello Macedonio · Barroco

Quei tuoi vaghi colori

italiano

Quei tuo’ vaghi colori

onde vai tanto altera,

variando or le bende ed ora i manti,

in te son quasi fiori,

cara mia primavera,

che togli dal mio cor verno di pianti.

Or fingi gli amaranti,

or ne mostri le rose,

or viole ed or gigli

dolcemente somigli

ne le felici tue spoglie amorose;

né manca a sí bel maggio

d’un vivo sole il raggio.

Torbido il ciel sovente

mostra in segno di pace

fra le nubi dipinte un arco vago.

O corpo adorno, ardente,

tu se’ cielo verace,

ché de l’altro io conosco in te l’imago.

Ed oh, quanto m’appago,

mirando che ti cinge

con sí vario colore!

Si consoli il mio core,

ché ne le spoglie sue l’iride pinge

questo ciel di beltade,

e promette pietade.

Fu giá de’ saggi avviso

che forman la bellezza

i vivaci color d’eguali membra;

però l’amato viso

ha cotanta vaghezza,

quindi armato ed ardente ai cori sembra.

E costei, che rimembra

sua bellezza infinita

farsi da color vari,

or negli abiti cari

diversa di color pompa n’addita,

e mostra il bello, accolto

ne le vesti e nel volto.

Dal mondo tenebroso

i colori hanno essiglio,

né si veggon da noi senza la luce;

l’azzurro e il verde, ascoso,

e sepolto è ’l vermiglio,

alor che l’ombre sue notte n’adduce.

Se quel Sol che riluce

in due pupille ardenti

nascondesse i be’ rai,

i colori piú gai

certo fòran per me languidi o spenti.

Or, perché sono in lei,

son belli agli occhi miei.

Voi, mirabili ingegni,

che movete i pennelli

per imitar ne l’opre sue natura,

oh che novi disegni,

oh quai colori belli

usa costei che l’arti vostre oscura!

E, pittrice e pittura,

ella fia che vi mostri

come ben si dipinga,

qual color piú lusinga.

Imparate da’ suoi temprar i vostri,

ché talor pingereste

qualche forma celeste.

Vo rimembrando spesso

l’animal che si crede

viver digiuno o sol d’aria cibarsi;

scolorito in se stesso,

dovunque posa il piede

suol del color che gli s’appressa ei farsi.

Ed io lo cor mutarsi

a que’ colori sento;

questa cangia le spoglie,

ed io cangio le voglie,

e n’acquisto or dolcezza ed or tormento,

e mi discopro in fronte

novo camaleonte.

Occhi belli ond’io ardo,

occhi crudi ond’io moro,

poiché sí vaghi di colore sète,

a me girate il guardo,

ché con altro lavoro

altro nel viso mio color vedrete.

Ch’io son ghiaccio direte,

se ne la fronte essangue

la pallidezza ha loco;

direte che son foco,

se mi fugge dal cor nel volto il sangue.

L’uno e l’altro mi viene

da voi, luci serene.

Fia vantaggio, canzon, ch’io ti nasconda;

ché mal con fosco inchiostro

sí bei colori hai mostro.

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Autor
Marcello Macedonio
Título
Quei tuoi vaghi colori
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-quei-tuoi-vaghi-colori--marcello-macedonio-f32a71
Cita recomendada
Marcello Macedonio, «Quei tuoi vaghi colori», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-quei-tuoi-vaghi-colori--marcello-macedonio-f32a71.html

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