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PoetósferaLa BibliotecaPetronilla Paolini Massimi

Petronilla Paolini Massimi · Ilustración

Quando dall'urne oscure

italiano

QUando dall’urne oscure

Placida notte amica

Licenzia i sonni e l’ombre molli usate,

E cuopre il volto della madre antica

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Sotto le tenebrose ali stellate,

Le più penose cure

Tuffansi in Lete, e in ramo, in bosco e in sponda,

L’augel, la fera e l’onda

Pur trova pace; e posto in bando il duolo

10L’ira obblia, frena il moto e acqueta il volo.

Per me pace non viene:

E nel comun riposo

Sento farsi più grave il mio tormento.

Misuro allora con pensier doglioso

15Quanti Cloto ha filati anni di stento

Per mie acerbe pene,

E duro campo di battaglia è il letto

All’agitato petto,

Sicchè nel Ciel par ch’adirati gli Astri

20Veglin solo a destare i miei disastri.

Ma se pochi momenti

Nega di posa il Fato

All’intrepido cor, sull’arpa d’oro

Venga lo spirto di virtute armato,

25E dalle piaghe mie versi un tesoro

D’armoniosi accenti.

Sentan l’età future, e n’abbian scorno

D’ogni altro stile adorno,

Com’io raffreno in sulle luci il pianto

30Per bella gloria, e lo converto in canto.

Poetico furore

Agiti l’alma, e affretti

Sull’arco armonioso i sacri strali;

Ed indi ben mille ferite aspetti

3535 l’alta cagion de’ miei perversi mali.

Nel bel campo d’onore

Fatta scudo a me stessa innalzo un grido,

E il mio martir disfido:

L’affronto e il vinco, e sotto giogo acerbo

40Traggo il reo dal sepolcro e in vita il serbo.

Incatenato poi

Della gloria al confine,

Guidatel voi, Castalie suore elette,

Ove l’irreparabili ruine

45Pianga con luci di veleno infette;

Poichè sin là con voi

Giungere a me non lice, e troppo ho stanco

Per tante cure il fianco.

Altri pur giunga al sospirato lito,

50Che a me basta l’onor d’averlo ardito.

I primieri vagiti

Udì dalla mia cuna

Con torvo aspetto empio Saturno e fiero,

E i primi pianti la crudel Fortuna

55Serbò per semi del suo sdegno altero.

Con turbini infiniti

Scosse il tenero fior de’ miei verdi anni

Moltiplicando affanni

Maligna stella, e i giovanili allori

60Pianser per altro, che per folli amori.

Se di gemme natìe

Arricchì le mie fasce,

Che com’idoli suoi il Volgo adora,

Oh quante dure inusitate ambasce

65Sott’altro manto vi coperse ancora!

Delle rapaci arpie

Pendon, disperse anch’elle in rei consigli,

Dai sanguinosi artigli,

Nè v’è chi n’abbia pensamento, o cura,

70Toltane la mia cruda aspra Sventura.

Voi, che nel Ciel movete,

Intelligenze eterne,

I varj aspetti di tant’astri e tanti,

Perchè nel giro delle sorti alterne

75Sol per me siete immobili e costanti?

Ma se così volete,

Al sesso imbelle altr’arme non avanza,

Che altrettanta costanza:

Non è poca vittoria e poca palma

80In debil spoglia trionfar coll’alma.

Bella virtù reina,

Tu, che del vero Giove

Pallade, uscisti dall’eterna mente,

Seconda tu le gloriose prove,

85E tu abbassa per me l’asta possente.

Di luce alma e divina,

Cuopri l’oscura mente, ond’io men vada

Per men battuta strada

Calcando inaccessibili sentieri

90Col petto esposto agli Aquilon più fieri.

Se la superba e cieca

Saettatrice infesta

Della terrena spoglia ov’io son chiusa

Oltraggio a fiori momentanei appresta,

95con fredda mano in rio veleno infusa,

Sollievo all’alma arreca,

Togliendo il peso alle doppie ali, ond’ella

Alla natìa sua stella

Si volge, e il molle vaneggiar de’ sensi

100Mira con scherno da quegli Orbi immensi.

All’erto della Gloria

Dov’eterne ghirlande

Fann’ombra illustre all’onorate fronti,

Non va per via fiorita anima grande;

105Ma fia che molti e varj mostri affronti.

D’Alcide la memoria

Non langue ancor per volger d’anni, e l’arte

Più che in fugaci carte,

Intorno ai marmi e intorno ai bronzi suoi,

110Suda e risuda a immortalar gli Eroi.

Dunque l’ampia farètra

Vuoti pur nel mio seno

Nimica Sorte: avrò sempre costante

(Come di pietra il nome) il cor ripieno

115Di tempre d’inflessibile diamante.

Sì sì su questa pietra

Arruoti l’arme e n’usciran faville

Di gloria a mille a mille,

E sveglieran l’incendio in cui desio

120Morir Fenice e superar l’Obblio.

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Autor
Petronilla Paolini Massimi
Título
Quando dall'urne oscure
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-quando-dall-urne-oscure--petronilla-paolini-massimi-412916
Cita recomendada
Petronilla Paolini Massimi, «Quando dall'urne oscure», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-quando-dall-urne-oscure--petronilla-paolini-massimi-412916.html

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