Quand’io credea, che in me gli ardori intensi
Fossero estinti, e ne gioiva il cuore,
Venne furtivo il pargoletto Amore,
E riaccese nel seno incendi immensi.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5E acciò saggia Ragion mai più non pensi
Ad ammorzare il ravvivato ardore,
L’empio in guardia vi pose il suo furore
In compagnìa de’ contumaci sensi:
E se Morte talor vuol darmi aita,
10Tosto porge il crudel breve ristoro,
Che dà vigore all’alma egra e smarrita.
Così scherza il fanciul col mio martoro,
Che sol per suo piacer mi serba in vita,
Sicch’io vivo morendo, e pur non moro.