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PoetósferaLa BibliotecaGiuseppe Artale

Giuseppe Artale · Barroco

Punto di più d'un ferro e semimorto

italiano

Punto di piú d’un ferro e semimorto,

mentre tutto il mio sangue al suol trabocca,

sol per estremo e singolar conforto

ti scrivo, anima mia, co’ l’alma in bocca;

e, benché sia nel proprio sangue absorto,

roso ancor da lo stral ch’Amor mi scocca,

senza speme di vita, agonizzante,

non mi posso scordar d’esserti amante.

Forma or tu gli amorosi alti argomenti,

s’io tua beltá costantemente amai,

mentre per te fra bellici stormenti

avido di servirti il sen portai,

e i colpi mortalissimi e pungenti,

quasi a gran nume, al tuo voler sacrai,

benché mirò per mio svantaggio ognuno

quattro e quattro guerrier incontro ad uno.

Pur non temei, poiché non mai si vede

paventar ai perigli amante un core,

e fra le pugne orrende or ben si crede

giungere ardir, vie piú che Marte, Amore!

Quinci non mai torcere in fuga il piede

mi scorse, benché fier, l’altrui furore;

anzi mirò per altrui scorno il polo

far fronte ad otto brandi un brando solo.

Non curai l’armi e non temei gli armati,

offesi offeso e rincalzai ferito;

provocai, minacciai quei volti irati,

fatto guerrier de la ragione ardito;

i colpi non curai, ver’ me vibrati,

quantunque fûr di numero infinito;

sí non fe’ per timor fallo in effetto,

fatto bersaglio ad otto ferri un petto.

Trafiggeami un nemico, e noncurante

de le ferite mie feriva anch’io,

ed or questo mirava or quel sembiante

correr misto al suo sangue il sangue mio.

Cosí, senza mostrarmi unqua anelante,

sprezzai di piú d’un uom l’impeto rio;

anzi nel duol multiplicai fortezza,

sol pensando al valor di tua bellezza.

— Di voi — diceva, — o sanguinosi acciari,

Lidia piú strugge, ovunque avvien che tocchi;

ella vibra di voi piú colpi amari,

se talora un suo strale avvien che scocchi;

siete pur troppo di ferirmi ignari,

o ferri, al paragon de’ suoi begli occhi,

poich’essi, archi inerrabili d’Amore,

scoccansi sempre ad impiagarmi il core. —

Cosí ardeva la pugna, ed o che fosse

che i cori audaci ogni fortuna aiute,

o che fra squadre insanguinate e rosse

qui difesa dal ciel sia la virtute;

degli altrui ferri io non curai percosse,

quantunque altri dicean con note argute:

— Cadrá chi pugna sol; cadrá pugnando.

Che far potrá fra tanti brandi un brando? —

Giá giá l’ira s’avanza e ’l furor cresce,

sí che pugnan per noi l’ira e ’l furore;

odio con odio si confonde e mesce,

altri aumenta lo sdegno, altri il rigore.

Ma giá fra tanto orror l’orror rincresce

e quasi è di pugnar lasso il valore;

cessa la zuffa, e fra lo stuolo essangue

verso pur io da piú ferite il sangue.

Or se mai tu da queste luci i pianti

chiedesti allor che fido io t’adorai,

godendo sol ch’io mi stemprassi avanti

l’animato splendor de’ tuoi bei rai;

se tante or del mio sen piaghe inondanti

versan torrenti sanguinosi, ed hai

ancor tu di mie lacrime desio,

prendi in vece del pianto il sangue mio.

E la cagion di sí costanti effetti

è sol di me l’immensurato ardore,

ché sol per dimostrar piú caldi affetti,

in cambio d’acque io do sanguigno umore:

anzi spero diran gli accesi petti,

che fûr costanti in ubbidire Amore:

— Ecco, mancando i pianti a un cor che langue,

offrisce a l’idol suo fiumi di sangue! —

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Autor
Giuseppe Artale
Título
Punto di più d'un ferro e semimorto
Lengua
italiano
Época
Barroco
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-punto-di-piu-d-un-ferro-e-semimorto--giuseppe-artale-24d2f5
Cita recomendada
Giuseppe Artale, «Punto di più d'un ferro e semimorto», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-punto-di-piu-d-un-ferro-e-semimorto--giuseppe-artale-24d2f5.html

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