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PoetósferaLa BibliotecaLorenzo Magalotti

Lorenzo Magalotti · Ilustración

Odi, Nise, che vivanda

italiano

ODi, Nise, che vivanda

A noi manda

Con quest’ultimo corriere

La bell’Isola incantata,

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Sede amata

Del bel tempo e del piacere,

Storditella Non intendi,

E comprendi

Tanto men, quanto più pensi:

10La bell’Isola incantata,

L’avvocata

Pietosissima de’ sensi.

Ne men or? Poter del mondo!

Gl’è un pò tondo,

15Cara Nise, il tuo cervello.

La bell’Isola, che Amore

Per onore

Nominò Cipro novello:

Quella, dove la sua Madre

20Dalle squadre,

Onde l’Asia è così altera,

Rifugissi, allor che vinta

Fu rispinta

D’Amatunta e di Citèra;

25E cotanto ivi si giacque,

Che in quell’acque

Semi ascose di beltade

Da fiorire al caldo, al gelo

Di quel Cielo

30Per le belle alme contrade.

E ’l gran Dio della fierezza

Per finezza

Alla diva del suo cuore

Due miniere illustri e chiare,

35Terra e Mare,

Fè di gemino valore.

D’Inghilterra (intenti ancora?

Oh in buon ora!)

D’Inghilterra, storditella!,

40D’Inghilterra, il bel paese

Sì cortese,

Onde solo Europa è bella.

D’Inghilterra dunque è giunto

In buon punto

45Un gentil vago lavoro

Bianca pasta odorosetta,

Liquidetta

Di tre sensi almo ristoro.

Una pasta profumata,

50Dilicata,

Che vien sangue in un momento.

Basti dir, che l’inventrice

Sua felice

Le diè nome di Contento.

55Or ascolta. In sulla libra

M’equilibra

Riso e mandorle in farina

Fino al riso è poca cosa;

Faticosa

60Ben’è l’altra e pellegrina.

Se le pesti, ecco un’unguento:

Sul tormento

Del fornel se tu le poni,

Poco è il poco e troppo il troppo:

65Di galoppo

Se ne passano a carboni...

Io ’l dirò, Nise, ma a patti

Che rimpiatti

Nel tuo petto il gran segreto,

70Non vuol esser molinello,

Non pestello,

Ma grattugia: e tiello cheto.

Grattugetta traditora,

Che in brev’ora

75Tanto lecchi e tanto morda,

Ch’ogni mandorla al precetto

Del vaglietto

A risponder non sia sorda

Colla pingue limatura,

80Mal sicura

Dal respir, cotanto è lieve,

Staccherai con man soave

La sì grave

Del tuo riso asciutta neve.

85Quì per terzo, in peso eguale

Verrà ’l sale

Così dolce, onde ’l Brasile

Viver sempre dona a tutti

Fiori e frutti

90Con miracol sì gentle.

Poi fiorisci il tuo muschietto

D’un spruzzetto

Della dura Indica noce,

Che colà nell’Oriente

95Febo ardente

Dal Zenìt profuma e coce.

Nè sdegnar due fila sole,

Ma veh sole,

Del bel manto giallo in ore

100Di quel fior che nuovo Mida

Si confida

Quanto ei tocca cinger d’oro,

Bianco sugo, in cui converse,

O disperse

105Il suo verde il prato erboso,

Nelle mamme d’una bella.

Vecchiarella,

Che fè Padre il nuove Sposo,

Piovi ardita in sulla massa,

110Che s’abbassa

Nell’argento, in cui s’intride,

E sì stretta vi s’alloggia,

Ch’altra pioggia

Par, che inviti, o che disfide.

115Sia la pioggia d’acqua pura,

Qual Natura

Già dal Ciel la lascia andare:

Solamente sia bollente,

Sia cocente,

120Sia bastante ad allungare.

Allungar quel denso latte,

Che combatte

A favor di due farine

La pigrizia d’un palato

125Dilicato,

Che vuol rose senza spine.

Tempo o Nise, è d’investire,

Di ferire

Col martel, che frulla, e spacca,

130Che fa stragi sì famose,

Sì spumose

Nella manna di Caracca.

Frulla in giro quella clava,

Ch’è sì brava,

135Che co’ denti onnipotenti

Quanto più rompe e disgiunge,

Più congiunge

I divisi Ingredienti.

Indi posti in sulla brace

140Dà lor pace,

Ma non sì, che tra di loro

A ogni tanto il turbinetto

Velocetto

Non ritorni al suo lavoro.

145Quando poi la colta pasta

Se gli appasta

Tenacetta alquanto in giro,

Per dar cenno, ch’ella è fatta,

E tu ratta

150Tolla via da quel martiro,

Solo aggiunge la Ricetta,

Ch’ambra eletta,

Macinata fina fina

Da staccetto di zendado

155Rade rado,

Vi si asperga come brina.

Ch’a misura, che s’infonde

Si confonde

Presto presto in sua sostanza

160Coll’ambrosia tepiduccia,

Che si succia

Quella liquida fraganza.

Pria che freddi, in porcellana

La sovrana

165Delle terre la Reina,

Versa giù soavemente.

Lietamente

La superba gelatina.

E di quel con fiori adorno

170Fatto intorno

Un bel argin di cristallo,

La presenta alle tue belle

Damigelle

Scalmanate a mezzo il ballo.

175Oh qual gloria, Nise mia

Per te fia

Regalar l’Etrusca Terra!

Le del Tebro amate sponde

Far gioconde

180Col Contento d’Inghilterra?

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Expediente

Autor
Lorenzo Magalotti
Título
Odi, Nise, che vivanda
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-odi-nise-che-vivanda--lorenzo-magalotti-7aa8cb
Cita recomendada
Lorenzo Magalotti, «Odi, Nise, che vivanda», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-odi-nise-che-vivanda--lorenzo-magalotti-7aa8cb.html

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