O Leggiadra Verginella,
Pura e bella,
Che al Ciel voli in questo giorno
E uno stuol de’ più perfetti.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Angioletti
Fan corona a te d’intorno:
Deh cortese accogli, ed odi
Queste lodi
D’umil cuor figlie sincere;
10E il mio basso oscuro canto
Abbia il vanto
Di salir sull’alte sfere.
Sola Tu fra cento e cento
L’argomento
15Di mie rime ognor sarai;
Ch’io di Nice, o di Amarilli,
O di Filli
Più cantar non vuò giammai.
Tante grazie in te vagheggio,
20Che non veggio
Alla tua beltà conforme:
E quel Bel, che al paragone
Tuo si pone,
Cangia aspetto, e appar deforme.
25Quà venite, Anime belle,
E alle stelle
Fisso un guardo rivolgete;
E fra vaghe elette squadre
La gran Madre
30In trionfo andar vedrete.
Ecco il carro, il cui lavoro
Tutto è d’oro,
Di diamanti, e di rubini:
L’ornamento eccelso, e degno
35E disegno
Della man de i Serafini.
La gran Donna assisa in trono,
Ode il suono
Dell’angelica armonìa;
40E pur passa gloriosa;
Nè riposa,
Finchè giunta al Ciel non sia.
Del bel serto a Lei non cale,
Che immortale
45Tante gemme in sè raguna:
Nè eontenta è la sua speme,
Sebbben preme
Sotto il piè l’argentea Luna.
Di sue brame ha solo eletto
50Per oggetto
Il divino eterno Figlio;
Ch’egli solo è vera gioia
Senza noia,
Senza tema di periglio.
55Per Lui versa a mille a mille,
Vaghe stille
Di soave umor sereno:
Dolce umore a quel simìle,
Che ad Aprile
60Sparge l’Alba a i fiori in seno.
Caro Figlio, Ella gli dice,
Sol felice
Tu puoi farmi a Te dappresso:
Fuor di Te gli astri più puri
65Son’oscuri,
Tenebroso è il Cielo istesso,
Quando al suon de’ gravi accenti
Gli elementi
In brev’ora uscir dal Nulla;
70Io nel globo oscuro e cieco
Era teco
Vagheggiando il Mondo in culla.
Quando a i fiori, ed alle tant
Verdi piante
75Infondesti e moto e vita;
A i lavori il braccio mio
Stesi anch’io
Sempre teco all’opra unita.
Fu ciascun de’geni suoi,
80Io de’ tuoi,
Tu de’ miei l’idea più vaga:
Tu mi apristi il sen col guardo,
E il mio dardo
Rese a te l’istessa piaga.
85Se Tu sei principio mio,
Tuo son’io:
Io da te, da me tu nasci:
Io nutri tue membra intatte
Col mio latte;
90Tu di nettare mi pasci.
Vieni, vola al sen materno
Dall’eterno
Sen del Padre, o Figlio mio:
Brev’è ancor la via, che resta;
95Ma pur questa
Troppo è lunga al gran desìo.
Fa, ch’io vegga i raggi tuoi,
Se tu vuoi
Appagar la mia gran brama:
100Tu ben sai, Tu stesso il senti,
Che i momenti
Sembran lustri a chi ben’ama.
Più non sente argine, o freno
Quel che in seno
105Mi accendesti immenso fuoco
Sicchè fuor di sua primiera
Dolce sfera
Pargli angusto ogni altro loco.
Più l’umìl terrena Dea
110Dir volea
Al celeste Amor, che l’arse;
Ma dall’uscio d’Orìente
Lume ardente
D’improvviso a Lei comparse,
115La cui sol virtù sublime
Forma e imprime
Tutto il Bel del Paradiso:
Lume eccelso, almo e divino,
Uno e Trino,
120Triplicato, e non diviso.
Ei qual chiara nuvoletta
La diletta
Cinse intorno amabil Dea,
E fè tosto amara ecclisse
125A chi fisse
Le pupille in Lei tenea.
Ribombar del vasto Empiro
Sol si udiro
Le sonanti eterne rote;
130E il celeste Coro unito
Fu sentito
Scior la voce in queste note:
Chi mai fia la Donna forte,
Che le porte
135Puote aprir del nostro albergo?
E di stelle pellegrine
S’orna il crine,
E di sol si copre il tergo
Venga, e regni; che Regina
140La destina
Sovra gli astri il Re di gloria,
Cinta sia di serto eterno
Chi d’Averno
Riportò chiara vittoria.
145Tacque il Coro; e in ogni lido
Questo grido
Risuonò d’eco festiva:
Viva pur la Donna altera,
E ogni Sfera
150Replico più volte: Viva.