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PoetósferaLa BibliotecaAntonio Pucci

Antonio Pucci · Medieval

O gloriosa e santa povertade

italiano

O glorïosa e santa povertade,

Come tu se’ da pochi cognosciuta

E non cara tenuta

Sì com’esser dovresti al parer mio;

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5E perchè se’ vestita d’umiltate,

Ciascun ti spregia, ciascun ti rifiuta;

E s’alcun ti saluta,

Fai con isdegno e non con atto pio

.........

10.........

E da lui in qua poi

Pochi ne sono stati: ma di fresco

Ben ti cognobbe il beato Francesco.

Francesco t’abbracciò, e veramente

15Ti volle per sirocchia e per isposa

Spregiando ogn’altra cosa,

E sanza te non fece mai un passo:

Po’ ch’egli vide che sicuramente

Potìe con teco andare e stare in posa.

20Non ti tene nascosa,

Nè parvegli per te venire in basso;

E spesse volte faceva d’un sasso

Con suo’ compagni la tavola, e ’l letto;

E tanto avìa diletto

25Quanto era con teco, asciutto o molle;

Nè viver sanza te un’ora volle.

Volleti seco per ogni cammino

Per ogni luogo dubbïoso e oscuro,

Rendendosi sicuro

30Di te più che di mille cavalieri.

Or qual fu sì feroce malandrino

Ch’avesse il cor sì dispietato e duro,

Che tu con quell’uom puro

Del cor non gli traessi i ma’ pensieri?

35El trovò ben di que’ che volentieri,

Se tu non fossi, rubato l’avriéno;

Ma, come te vediéno,

A dietro si volgevan con vergogna:

Sì che temer con teco non bisogna.

40 Non bisogna temer, dove tu sia,

Di ladri nè di sorci o di tignuole;

Chè ’l furo imbolar suole,

E la tignola e ’l sorco guasta i panni.

Sempre è sicura tua mercatanzìa,

45Perchè ciascun la fugge e non la vuole:

Ed a me molto duole,

Ch’e’ mi par che ciascun sè stesso inganni;

Chè possendo aver posa vuole affanni,

Cercando il mondo per mare e per terra

50Solo per farsi guerra;

Ma tale el capital perde e ’l guadagno,

Che sarìa franco essendo tuo compagno.

Non vuol tua compagnìa e non vuol pace

Con teco aver chi troppo s’affatica

55Ed hatti per nimica

Nè vuolti mai vedere a sè a lato:

Non ti cognosce; però gli dispiace

Tua amistà, veggendoti mendica;

E pure al mondo abica;

60Ma finalmente rimane ingannato.

Perch’e’ mi par che tu facci beato

Ciascun che fa con teco compagnìa:

E che questo ver sia,

Per molti santi padri si può dire,

65Che vollon teco vivere e morire.

Molti t’appellan per nome miseria,

E tu mi pari sopra ogni ricchezza:

Ma chi così ti sprezza

Non ti cognosce, come fe il Signore;

70Che se ti cognoscesse, sanza feria

Ti pregherebbe con molta dolcezza

Ed avrebbe vaghezza

Di ritrovarsi teco a tutte l’ore,

E non ti sdegnerìa, ma con amore

75T’abbraccerebbe ed alla mensa e a letto

Amando con effetto

Quel ben che è quasi odiato da tutti

Ma non da chi cognosce i tuo’ buon frutti.

Quando avëa le molte vivande

80Ed era di buon vini ben fornito,

Perdeva l’appetito

E non potìa dormire in su la piuma;

Oggi a bisogno mangerei le ghiande,

Berei dell’acqua per vin favorito,

85E poi così nodrito

Nell’acqua dormirei sovra la schiuma:

Così diviene a chi teco costuma:

Ond’io per me t’accetto e vo’ per donna

Di me, vita e colonna;

90Po’ che teco sto sano e gaglïardo,

A Dio servendo sotto san Bernardo.

Muovi, canzone, vanne a frate Duccio,

Povero frate di Montuliveto,

Che tutto quanto lieto

95Vive con quella di cu’ io ragiono;

E raccomandagli Antonio di Puccio

A cui ha fatto fare il tuo dicreto,

E ’n palese e ’n secreto

Gli di’ che ’n tutto al suo servigio sono;

100Poi gli reca alla mente il magno dono

Che mi promise, quand’ebbe pietate

Di mia avversitate;

Ch’i’ ho tal fede in sua orazïone,

Ch’i’ spero migliorar mia condizione.

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Autor
Antonio Pucci
Título
O gloriosa e santa povertade
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-o-gloriosa-e-santa-povertade--antonio-pucci-868a0f
Cita recomendada
Antonio Pucci, «O gloriosa e santa povertade», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-o-gloriosa-e-santa-povertade--antonio-pucci-868a0f.html

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