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PoetósferaLa BibliotecaGiuliano Sabbatini

Giuliano Sabbatini · Ilustración

Ninfa gentil, che per gli afflitti lidi

italiano

NInfa gentil, che per gli afflitti lidi

D’Alfeo sola ten vai

Lacera il crine e scolorita il viso,

E mesta guard’iutorno, e mesta gridi:

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Qual d’affannosi lai

Gran suono ascolto, e quale in te ravviso

Aspro duolo improviso?

Chi del bel fiume tuo le placid’onde

Intorbida e confonde?

10Qual delle arene illustri impetuoso

Strano vento crudel turba il riposo?

Ma qual vegg’io fra queste ombrose piante

Negro marmo fatale

Inciso d’auree Note? Ahi troppo chiaro

15Leggo scritto Polibo. In quali e quante

Parti, eccelso, immortale

Giunto io lo miro! Oh dolce a un tempo e amaro

Bel nome eletto e raro!

Nome, che un giorno fu la gloria e il vero

20Splendor del Tosco Impero;

Ed or, ch’egli è nome pur nudo e solo,

Porta al sacro Parrasio angosce e duolo.

Ninfa adunque che piangi in questa riva

Il buon Polibo estinto,

25Giusta cagione a lamentar ti mena:

Poichè la parte in lui più vera e viva

Morte ne tolse, e scinto

Dalla mortal sua nobile catena

Là nella più serena

30Parte del Ciel fu ’l vago spirto accolto;

E del tesor, che tolto

Ha il Fato a noi, se ’n va più ricca e altera

L’alta de’ primi Atleti inclita schiera.

Ma s’io, che mesto pellegrin or giungo

35Dal bel Toscano suolo,

Dove l’Eroe, che piangi ebbe il natale,

Di lui ti parlo, e in fiere guise aggiungo

Duolo al tuo giusto duolo,

Soffrilo in pace; e del bell’Arno quale

40il gran duolo immortale,

Tal sia d’Arcadia, e poichè egual’è il danno,

Pari sia il crudo affanno;

E pallide si mirono e confuse

Colle Tosche del par l’Arcade Muse,

45Morio Polibo, e fur viste con lui

Partir l’alme virtudi,

E al bel principio lor volgere il piede:

Cercaro i boschi più nascosi e bui

Le leggi e i tanti studi;

50E quella, onde il suo nome ogni altro eccede,

Colma di bianca fede,

Vera prudenza, e della nobil’Alma

L’imperturbabil calma

Partissi; e seco il generoso egregio

55D’auro, e di pompa vile alto dispregio.

Pur ne’trofei di Morte io non rimiro

La gentil cetra illustre,

Nè i sacri carmi, o il glorioso allòro.

Di man del Padre i saggi figlj usciro,

60E savia cura industre

Gli accolse, e vidi alume ricchezze in loro,

D’altro che d’ostro, e d’oro;

E ne fè dono alla futura etade,

Di sua troppa pietade

65Morte sdegnossi, e non potendo a’ figli,

Stese al buon genitor gli avidi artiglj,

Ma chi potea fra il cenere del padre

Della prole gentile

Spegner l’ardore, o rattener nascose

70Le sì amabili sue forme leggiadre?

In vigoroso stile

Se stesso in loro il genitore espose;

E tutte in lor ripose

Della grand’Alma sua le voglie e i sensi,

75In lor tutti i più accensi

Alteri affetti del suo cuor diffuse,

E que’, che sempre agli altrui sguardi ei chiuse.

Vedi quai fur nel gran periglio atroce

Dell’Austria sbigottita,

80E del Cristiano Mondo i suoi pensieri,

Vedi alla trionfale invitta Croce

Quai di laude infinita

Sciolse dal plettro d’Or begl’inni alteri.

De i santamente fieri

85Eroi fedeli, e vincitori, oh come

Rese più chiaro il nome

Cangiò in tromba la cetra, e a Guerrier prodi

Le vie mostrò delle Vittorie, e i modi,

Di sua sì varia e sì contraria sorte

90Ai troppo veri sdegni,

Ai troppo finti Amori egual dispregio

Rese; nè il petto imperturbabil, forte

I consùeti segni

Mostrò di doglia, o di viltade. Il pregio,

95Dell’onor. vero egregio

Distinse, e quello amò, che al ciel riduce

Sua pura e viva luce;

E il van desìo, che sol di terra nasce,

Spegner fu visto, e soffocarlo in fasce.

100Quindi, qual suon con provvido consiglio

L’errante Rondinella

Fuggir del freddo Ciel l’aspro rigore,

E gir dal nido in volontario esiglio;

Tal’ei dalla sua bella

105Patria fuggendo in solitario orrore,

Passò le più bell’ore

Pago di un ingegnoso ozio sereno,

Ozio, che fuor dal seno

L’aspre memorie a lui trasse del duolo,

110E lasciò al cuor la libertà del volo.

Belle dell’Elsa amabili e felici,

Rive, poi pur l’udiste

Cantar sovente in dolorosi carmi

I nomi e i pregj de’ perduti Amici;

115Alle pietose e triste

Note spezzarsi, e mostrar senso i marmi;

E l’implacabil’armi

Odiar la Morte, e dell’obblio più lenti

Trapassare i momenti;

120E nuova vita alle già spente vite

Rendersi, e ritonar l’alme smarrite.

Da Voi, bei lidi, il maestoso suono

Mosse, che di là giunse

Pien di laude immortal, che eterna vive,.

125Della Real Cristina infino al trono;

Da voi quel suon, che aggiunse

Fama a queste d’Arcadia inclite rive;

Da voi le calde e vive

Parole, ond’ei nell’ultimo periglio,

130A lei, che del suo Figlio,

E Figlia e Madre, si rivolse, e chino

Arbitra lei chiamò del suo destino.

Ma voi, che tanto di sua vita aveste,

Selve riposte e sole,

135Gli ultimi suoi sospir non possedete.

D’Arno le rive sconsolate e meste

All’ultime parole

Piansero, e vider rugiadose e liete

Sue pupille quiete

140Chiudersi al giorno e il Patrio suol potèo,

Qual d’immortal trofeo,

Dei sacri avanzi ornarsi, e dir: qui nacque

Polibo illustre, e quì morendo giacque.

E ben l’Etrusca addolorata gente

145Disselo in tuon concorde,

E piovve allor sulla bell’urna il pianto;

E udii io stesso attonito e dolente

Sulle dorate corde

Cangiarsi in lutto a cento muse il canto.

150Pianse Italia altrettanto,

Anzi l’Europa tutta, e da un sol fonte

Sceorrer leggiere, e pronte

L’acque del pianto in mille rivi iò scersi

Che al pari del suo fonte eterne fersi.

155Canzon che il nostro duolo

Fin tra gli Arcadi prati accolto miri,

Fermati fra quest’ombre, e sciogli il volo

A’tuoi caldi sospiri:

All’odorato sasso

160Forse sian più graditi

Al nobil suon di queste cetre uniti.

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Autor
Giuliano Sabbatini
Título
Ninfa gentil, che per gli afflitti lidi
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-ninfa-gentil-che-per-gli-afflitti-lidi--giuliano-sabbatini-af0f95
Cita recomendada
Giuliano Sabbatini, «Ninfa gentil, che per gli afflitti lidi», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-ninfa-gentil-che-per-gli-afflitti-lidi--giuliano-sabbatini-af0f95.html

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