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PoetósferaLa BibliotecaPellegrino Gaudenzi

Pellegrino Gaudenzi · Ilustración

Narcissa

italiano

Che voce è questa tremola gemente,

Che sovra l’ali del notturno vento

Lenta s’avanza, e tratto tratto spezzasi

Entro il fosco silenzio? ella somiglia

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Al roco suono di lontano rivo,

Che volve l’onda fra dirupi infranta.

Or che in alta quiete abita e posa

Tutta la terra, e tutto il mondo è muto,

Chi fra mortali ancor calma non trova,

10E alberga il duol nell’affannoso petto?

Chi siede là sotto sfrondato pino

In quella balza? ei fitto ha il guardo in cielo,

E fioco parla alla cadente luna.

Bella figlia del cielo, ah! tu nascondi

15Il bianco raggio; la tua nube incontra

I passi tuoi; già di nebbioso velo

Ricuopreti la fronte.... Ah mia Narcissa!

Tu pur così da me fuggendo, avvolta

In fosco ammanto, nell’eterna notte

20Ahi! t’inchinasti, ed io solingo e mesto

Ti chiamo invano a rigodere il giorno.

Questa è la voce del Cantor di Livia,

Che piange la sua sposa. Ella sotterra

Dorme il sonno di morte. Ei l’ha nel core,

25E sono solo i suoi pensier di tomba.

Or che ricuopre le paterne sale

Lutto funebre, il piè rivolse a questa

Balza romita: oh! qual sul ciglio oscura

Nube gli siede di tristezza, e quale

30Piena d’affetti gli si affolla in seno,

E il cor gli preme, e gonfiagli negli occhi

Le lagrime del duol! pende negletto

Il laureo serto dalle sparse chiome,

Nè sulla cetra la smarrita mano

35Gode svegliare l’armonìa del canto.

Solingo, inconsolabile, abbattuto

Distrugge in pianto e in gemiti profondi

L’anima palpitante.... Oh Dio! di nuovo

Sento che rompe l’aere notturno

40Con sue querele.... Amabile Narcissa!

Te sempre chiamerò; viva tu fosti

Solo la gioja del mio core, e morta

Tu sola albergherai questo mio core.

Ah mia Narcissa! amata mia Narcissa!

45Tu non rispondi; ah che non vieni, o cara,

A consolar lo sposo? in queste balze

Se mai t’aggiri in compagnia dell’ombre,

Una sol volta alla tua nube affacciati,

E fa ch’io veda il grazioso aspetto,

50Che i giorni miei sparger solea di gioja.

Cantor di Livia, la tua voce è trista,

E scende all’alma, e lagrime le chiede;

Ma sorgi omai; dall’addensata nebbia

Svolgi il tuo spirto; a che giaci sepolto

55Fra questi orrori in affannosa pena,

Che ti flagella, e in te nera ristagna?

Perchè mai guati quella muta piaggia,

Nè sai staccar dall’occidente il guardo?

Ti volgi, e mira che l’opposto cielo

60Tutto si tinge di vermiglia luce,

E fuori della liquida marina

Rimena il giorno la novella aurora.

Se a te celossi un astro, ancor più bello

Sorgerà un astro a rallegrarti il core.

65Ma vè! che nube è quella mai che s’alza

E il lucido sentier del rinascente

Sole precede? maestosa avanza

D’un aurea luce vagamente orlata,

Che tutto intorno l’aere dipinge

70Di roseo colore, e sotto a lei

Par che s’allegri il giovinetto colle.

Vè come affretta! ella si volge a questa

Balza, o cantor di Livia: oh! viene a noi;

Vedi, si fende un cotal poco; ah quale

75Lucida forma le traspare in seno!

Ella somiglia alla cerulea faccia

Di chiaro rivo, che addensato in gelo

Splende da lungi ai mattutini rai.

Cantore, ella è Narcissa; la tua sposa

80Tu non vedesti? ma s’è chiusa, oh Dio!

Nella sua nube: ella affacciossi un poco,

E ti guardò; non pianger no, la vidi

Ch’era ridente, e come raggio in onda

Entro un fonte di gioja tremolava.

85Parvemi solo che importuna nebbia

Velar tentasse quella pura luce,

Che le brillava nel sereno viso.

Ah! quella nebbia era vapor funesto

Da’ suoi sospir tessuto e dal tuo pianto.

90Deh ti consola! agli occhi tuoi s’ascose

Forse perchè la tua soverchia doglia

Offende il suo riposo: ah! prendi, prendi

La cetra, e sveglia i tremiti sonori.

Canta Narcissa, e all’eccheggiante suono

95Delle sue lodi si diradi intorno

La tenebrìa dell’aer grave e pregno

De’ tuoi sospiri, e la percossa rupe,

Ch’or rispondeva ai flebili lamenti

Del tuo dolor, fa che ripeta al colle

100Tranquillo il nome della cara sposa.

Canta Narcissa, e la diletta voce

Raggiungerà la fuggitiva nube,

E sia che indietro a te volga i suoi passi

L’amabil ombra; ell’ha sete di canto;

105Godrà venirti appresso, e desiosa

Di coglier l’armonìa di sua canzone

Ben la vedrai della sua nube fuori

Tutta inchinarsi, e addoppierà la gioja

Entro il suo spirto il tintinnìo dell’arpa;

110Come in autunno tepidetta pioggia

Feconda il campo, e cresce fiori al prato.

Pianti, singulti, gemiti, querele

Da te non chiede no, qual nebbia al sole

Struggonsi queste, e sol rimane affanno

115Al misero che s’ange; un canto agogna;

Un lieto canto, che d’eterno nome,

Qual folgorante veste lucidissima,

Fasci il suo spirto sulle vie dei venti.

Ma tu nel sen covi la doglia ancora,

120E hai sul labbro il sospir, sul ciglio il pianto

Sempre non vola no di prato in prato

Ala odorosa di fecondo zefiro

Animator di tenerelle erbette:

Ma poi non sempre sbuffano, imperversano

125I gravi soffj d’Aquilon gelato,

Che miete i colli, e inaridisce il bosco.

E qual cosa mortal fra noi riserba

Durevol corso, od immutabil forma!

E tu vorrai di rimembranze amare

130Pascer sempre il pensiero, e a forza trarlo

Di larve in larve per sentier di gemiti

Naturalmente di pace nemico?

Se per le vie del ciel con fosche penne

S’alza la notte a intenebrar la terra,

135Su lei dal cielo graziose stelle

A piover sorgon tremolante luce.

Cantor di Livia, e qual doglia profonda

In sì funeste tenebre ravvolge

Dell’uomo il cor, che a lui giunger non possa

140Sereno raggio di conforto e pace?

Non mai sull’alme la sinistra mano

Alza Natura a spargervi gli amari

Semi di pena, di cordoglio e pianto,

Che pur non stenda provida la destra

145A versar sovra d’essi alcuna stilla

Di contentezza, di ristoro, o speme.

Talor sul ciel di rammassate nubi

S’avventa al Sole tenebrosa falda,

E tutta smorza la fiammante luce

150Della sua faccia; illanguidita e mesta

Geme Natura: ei si travolve e rompe

Il fosco orrore con sua calda possa,

E giù per mezzo allo spezzato gruppo

Trabocca il raggio avvivator del mondo.

155Sfuman le nubi; in sua bellezza ei solo

Ampio lucente per lo ciel passeggia.

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Autor
Pellegrino Gaudenzi
Título
Narcissa
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-narcissa--pellegrino-gaudenzi-d47673
Cita recomendada
Pellegrino Gaudenzi, «Narcissa», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-narcissa--pellegrino-gaudenzi-d47673.html

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