CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaPietro Paolo Carrara

Pietro Paolo Carrara · Ilustración

Mentre penso all'ampio ardore

italiano

MEntre penso all’ampio ardore,

Che nel cuore

Ognor cresce col mio male,

E se vero, o pur se vano

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Sia l’insano

Di Cupìdo acerbo strale;

E se quel, che in me pur sento

Or tormento,

Or diletto, or gelo, or fuoco,

10Del mio cuore sia difetto,

Od effetto

Sia d’Amor, che non fa giuoco:

D’improvviso il faretrato

Nume alato

15Si presenta a me davante

Tutto ignudo, ma severo,

Ed altero,

Benchè in tenero sembiante:

Poichè accolto nel suo viso,

20Non già riso,

Ma rio sdegno sì scorgea,

Sdegno acerbo, sì crudele,

Ch’aspro fiele

Dal suo labbro uscir parea

25Di spietati acuti strali,

E fatali

Era il manco Omero carco;

E un dì quelli l’empia destra,

Gran maestra

30Nel ferir, ponea sull’arco.

Quindi irato a me rivolto

Con un volto

Ch’ogni grazia nascondea,

Aprì ii varco in questi accenti

35A’ lamenti,

Che gran tempo in sen chiudea.

Se talun ribelle, e ingrato

Ha negato

Il mio Nume, il mio potere;

40E derisa quella face,

Che vivace

Rende il Mondo, e l’alte Sfere;

Se detto ha, che un vano affanno,

Un’inganno

45È il mio ardor così benigno,

Che cangiar con forme nuove

Il gran Gieve

Suole in Nembo, in Toro, o in Cigno;

Ancor tu forse vorrai

50I bei rai

Oscurar delle mie glorie,

E con folle menzognero

Rio pensiero

Atterrar le mie vittorie?

55Del mio fuoco ogni favilla

Sol d’Eurilla

Ha il natal ne i lumi ardenti;

Figlio io son di sua bellezza,

Di dolcezza

60Ella asperge i miei tormenti.

Con qual dunque empio consiglio

Niega il Figlio

Un che umìl la madre adora?

Se negar vorrai Cupìdo,

65Devi infido

Rinnegare Eurilla ancora.

Allor volto al Dio di Guido:

O Cupìdo,

Esclamai, son tuo fedele;

70Sempre il tuo Nume adorai,

Nè a te mai

Sarò ingrato, ed infedele,

Fra se rise il cieco Dio,

E il natìo

75Richiamò vago sereno,

E soggiunse: Alla tua fede

La mercede

Io darò pur’anche appieno».

Disse; e tosto un fiero strale,

80E mortale,

Ver me vibra con furore,

E sì forte egli m’impiaga,

Che una piaga

Diventò tutto il mio cuore.

85Volto allora in lui lo sguardo,

Nuovo dardo

Perchè, dissi, in me tu stendi?

Già la fede io ti giurai,

E serbai:

90Or, crudel, che più pretendi?

Egli a me pur sorridendo,

Io ti rendo,

Replicò, premio e ristoro,

Poichè a questa tua ferita

95Darà aita

Ben’Eurilla, e al tuo martoro.

Indi ratto via disparve

Con sue larve,

E celossi al guardo mio

Io ad Eurilla avido il passo

100Volsi, ahi lasso!,

A narrarle il caso rio.

A’ miei detti Eurilla rise,

E derise

Il mio duolo, i miei lamenti,

105E giurò, che non sapea,

Nè vedea

Le mie piaghe, i miei tormenti.

Ond’io mesto, dissi meco,

Che quel cieco

110Dio cagion del mio gran danno,

È un fantasme ingannatore,

Non è Amore:

Anzi egli è lo stesso inganno.

Sigue explorando

Por su autor
Pietro Paolo Carrara · 4 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← Frema pur di fortuna il mare iratoO tu, che del mio Ben l'almo sembiante →

Expediente

Autor
Pietro Paolo Carrara
Título
Mentre penso all'ampio ardore
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-mentre-penso-all-ampio-ardore--pietro-paolo-carrara-bf314f
Cita recomendada
Pietro Paolo Carrara, «Mentre penso all'ampio ardore», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-mentre-penso-all-ampio-ardore--pietro-paolo-carrara-bf314f.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.