Zeffiretto gentil che qui t'aggiri
E all'inquieta alma mia conforto sei,
Tu che allevii pietoso i mali miei
4E una mesta dolcezza in cor mi spiri,
Vola, deh vola a lui che i miei sospiri
Cagiona sol, e ciò ch'io dir vorrei
Di' flebilmente tu, ch'io non saprei
8Tanta eloquenza aver quant'ho martiri.
Tu testimon de' miei dogliosi accenti,
Digli come nel duol morta ho ragione,
11Di quale acuto stral trafitto ho il core.
E digli come a' miei giorni dolenti
Speme nessuna mai limite pone
14Sin che propizio a me nol guida amore.
Ve' come splende la falcata luna,
E come è il ciel di vaghe stelle adorno!
Or ben può dirsi il bel chiaror del giorno
4Vince la notte, tanti lumi aduna.
Alme beate che a tanta fortuna
Levate foste in quell'alto soggiorno
Ove fulgete al vero sole intorno
8Nè può turbarvi mai tenebra alcuna!
Deh perchè morte alfin meco pietosa
Libera a me non fa la miser'alma
11Sì ch'io pur tanto ben goda a voi presso?
Posa quindi sperar forse l'oppresso
Mio cor potria, che qui null'altra calma
14Porta conforto a mia vita affannosa.
Cantate, o muse, i pregi
Di lui che tanto onoro
E pe' cui fatti egregi
Felsina insuperbì.
5Da Clio le andate cose
Apprese, e della vita
Per l'onde tempestose
Securo navigò.
Èrato le soavi
10Rime d'amor gli diede,
Onde de' cor le chiavi
A voglia sua girò.
Per le celesti ruote
A lui fu guida Urania,
15A lui dell'alte note
Il magistero aprì.
Interrogò natura
Ed ella obedïente
Ogni cagione oscura
20Al Sofo suo scuoprì.
Scuoprì come la terra
Talor si scuote e trema,
Come il fulmin s'atterra
E rumoreggia il tuon.
25Come sprigiona e slega
I venti il re de' nembi,
Come i color dispiega
L'ancella di Giunon.
Ma da severi studi
30Talor le grazie tolgono.
E a dilettosi ludi
Guidan la dotta man.
La man che a tesser muove
Ed erbe e fiori e fronde,
35Sì delicate e nuove
Che insulto al vero fan.
E in compagnia di loro
Ei siede alla dolce ombra
D'un elce o d'un allôro
40Sul vario pinto suol.
E meditando scopre
In ogni selva o fonte
Iddio di cui son opre
E stelle e luna e sol.
45Spirto gentil pietoso,
Volgi alla patria e mira,
Che soccorso e riposo
Invan da te sperò.
Odi qual inno suona
50Di vedove e pupilli,
Ve' come si corona
La man che li salvò.
Oh caro spirto, o santo
D'ogni virtude albergo,
55Or come a te col canto
Darò il dovuto onor!
Alla conocchia, all'ago
Me condannò natura,
L'ingegno indarno è vago
60Del non caduco allôr.
No che alla mesta e dolce melodia
Onde 'l Cigno di Sorga la beltate
Canta, e 'l valor di Lei che in le beate
4Sedi levò, sua somma leggiadria,
Un cuor di tigre o d'orso non potria
Frenare il pianto, e non sentir pietate,
Ma seguitar suo volo in tarda etate?
8Ahi stolta presunzion, vana follía!
Tentar lo volle mio basso intelletto
Ma il rimembrarlo, ahimè, sì m'addolora,
11Che me del troppo ardir spesso riprendo.
Nè mio voler, ma l'usanza seguendo
Per istranee favelle errando ognora,
14Lungi men vo' dal tosco fonte eletto.
Io sentia dentro al cor già venir meno
Il bel desío che a poetar m'invita,
Se tu cui dièr le muse al piccol Reno
4Spirto gentile nol tenevi in vita;
Tu cui di patria caritade il seno
Arde sì, che all'Italia oggi invilita
Perchè non è chi di lei tolga il freno
8Spiri col canto la virtù smarrita.
Or io tentando a passo grave e lento
Del sacro monte la difficil via
11Vommi, ma tremo, e il piè mancar mi sento.
Già grida il vulgo all'arditezza mia,
Forse l'Olimpo ne farà lamento;
14Ma il biasmo è tuo, o tua la laude fia.
Ite mie rime al fortunato Olona
Ove l'italo amore ha vôlto il piede;
Vedrete lui che nuovo lustro diede
4Al plettro aonio che immortal risuona.
Lui cui le sante muse fan corona,
Mentr'erra col pensier per quella sede,
Che fu già di Feronia, e l'ira vede
8Dell'empia Giuno che minaccia e tuona.
Ditegli come al suo partir qui muto
È fatto il mondo, e sconsolato e mesfo
11Chi suo dolce parlar più non ascolta.
E se dal duol la voce non v'è tolta
Ditegli flebilmente in tuon modesto,
14Ch'ei torni e faccia il desir mio compiuto.
Superba in sua beltà sorge la rosa,
Narciso al rio si specchia e s'innamora,
Langue la mammoletta vergognosa,
4Vagheggia Adon la Dea; giacinto implora.
Ma pago di sua candida e vezzosa
Forma il ligustro, ogni altro discolora,
Soletto e umil tra selve si riposa,
8E inculte siepi vagamente infiora.
Oh immagin di virtù, che tanto puoi
In gentil cuore! a te sia mite il gelo,
11E ognor t'avvivi il sol co' raggi suoi.
Anzi risplendi nuova stella in cielo,
E di te canti il vate, onde tra noi
14Più non s'invidia l'aurea cuna a Delo.