Le toi promesse me vegnon si in ordo
colle tuoi volte, che n’hai piú, che golpe;
né mi posso scudar dai mortai colpe,
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4ch’Amor mi tra, per ch’io di te fui ’ngordo.
Ond’io ti prego, e questo ti ricordo,
che tu almen facce si, che tu ti scolpe:
ch’io sento l’alma che lascia le polpe
8fredde per doglia, ond’io le man mi mordo.
Però ti prego, signor, che soccurghe
con la tua medicina e Vienne a capo,
11poi che tal mal convien per te si purghe,
se non ch’en quisto mondo piú non capo;
e giá mi renderia a Morte vinto
14senza ’l tuo viso, ch’i’ ho nel cor pinto.
Vanne, sonetto, tosto e rieca ’l pasto,
prima ch’io sia da Morte al tutto guasto.