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PoetósferaLa BibliotecaAntonio Cerati

Antonio Cerati · Romanticismo

La Villa di Forci

italiano

Mirabil figlia dell’umano ingegno,

Le prime forme, e i giganteschi tratti

Di Natura creante orna e divide

In nuove guise l’Arte, e delle genti

All’utile, al piacere, a regie pompe,

Alla volubil sazietà superba

Del ricco cittadin serve operosa.

Sorse per lei dall’insensibil marmo

Allegra Ninfa, musculoso Atleta,

Tenero Pastorel: su tele argute

Respirino gli Eroi più lunga vita,

E in mezzo a boschi alpestri, a’ piani incolti,

Che un’infeconda solitudin muta

Di tristezza spargea, spargea d’orrore,

Tra simmetrici spazj erbette e fiori

Scherzano, e verdi loggie, e verdi stanze,

E tempj ed atrj ombrosi alzano al cielo

E frondi ubbidienti al vario freno

D’archetipi pensier. Seduce e piace

Nelle sue fantasìe, ne’ giusti moti

L’arte meditabonda: e quando move

L’affaticato fianco, e il piè calloso

Il contadin dalla capanna antica,

Cede di sue lusinghe alla vivace

Illusion, che nel soggiorno altero

Di possente Signor diffuse il lusso;

E schiuso il labbro, che parlar non osa,

Le attonite pupille, e il grave corpo

Immobil tiene e guarda. I cuor più scabri

Alessandro gentil, l’arte seduce:

L’ammira il volgo, nè con riso amaro

L’austero saggio la disprezza e fugge.

Ma Natura è più bella. Anime prodi,

Entro cui ferve l’invincibil fiamma

Del vero genio, io ragion chieggo ardito

Agli arcani tumulti, alle feconde

Immagini, che in voi, qual agil lampo,

Desta rapidamente il vago aspetto

Di sua immensa beltade, ove traluce

L’augusta maestà di un poter sommo,

Che nel vuoto infinito dello spazio

L’onda, il fuoco, la terra, e il mobil etra

Creò, compose, e un portentoso quadro

Nel mondo intero lineò, dipinse.

Tutto spira armonìa nella Natura;

E ’l disordin che offende il mortal lume

In sì grand’opra, è un necessario effetto

Del debil occhio, che sol mira in parte

L’alto lavor di lei, che si confonde

Nella grandezza sua. L’apprezza e sente

Il genio immaginoso, e ad un sol tratto

Travveduto da lui divinar gode

L’indefinibil perfezion del tutto....,

Queste, Alessandro, eran le idee ch’io vidi

Nel celabro agitarsi allor che volsi

Alla tua Forci il piè, maravigliando

Ne’ vasti piani e degradati colli

(Dove fecondità trionfa e ride)

La bella negligenza maestosa

Della Natura; e mentre attento io suggo

Nel circostante suol, col guardo alato

Scargo un popol d’ulivi, e bionde messi,

E di gravidi fior piante imboschite,

Vaghe villette, e laghi, e fiumi, e mare

A tua nobil magione offrir giocondo

Fantastico prospetto, in cui si perde

Dolcemente confusa e combattuta

La genial curiosità che langue,

Si stanca, e duol, se di regal giardino

Le spese artificiose, e i ricercati

Ornamenti fastosi ella è costretta

Lunga stagione a rimirar; la noia

Succede allo stupor. Tale è dell’Arte

L’inevitabil sorte. Ah! qui Natura

Varia se stessa in mille forme, e sola

Trionfa e regna, nè tiranna l’Arte

Osa mostrarsi, o tace... Ah non si parta

Da sì grata dimora! Abbiano i Grandi

La fastidiosa copia, e il lusso vano

Dell’arte lusinghiera; a me gradito

E’ più semplice asilo, annoso faggio.

Placido rio, che mormora negletto

Tra sterpi e sassi: ombra, riposo, e calma

Offron più dolce che recessi ombriferi,

Tra cui vegga non lunge imprigionata

L’onda sgorgar con libertà mentita

Dal caro busto di marmoreo Nume.

Diletta Forci, in mezzo all’ombre dense

Degli alti pini, de’ frondosi ulivi,

Delle quercie antichissime io sentii

In un soave fremito di gioia,

E di occulto timor l’invitto spirto

Aggirarsi invisibile del Laudo,

Di cui la bella età sacra agli Estensi,

Sacra a’ Medici, a’ Roveri, a’ Farnesi,

Lesse gli aurei volumi, e a lor cortese

Colla lode sorrise; ei qui felici

Quieti giorni menò tra stuol famoso

D’amici eletti, a cui qual fida stella

Un Bonviso splendea col suo favore.

Spirto sublime, il tuo celato aspetto,

Deh! svela a me, che pur mossi straniero

L’orme con fausti auspicj in riva al Serchio,

Per cui l’Insubria tua, l’Adda, il Tesino

Sotto un libero ciel ti fur men cari.

Me ancor del tuo Bonviso illustre e chiara

Progenie accolse tra le aperte braccia

Di una schietta amistà, tra fidi plausi

Dell’ospitale amor. Deh, tu m’inspira

Il tuo fuoco, il valor, le dotte idee!

Degne allora saran de’ voti miei

Le pronte rime, e celeranno eterni

De’ Bonvisi e di Forci i nomi e i pregi;

Nè Lucca stessa, che di arguti Vati,

Sua prole, suo decoro, i rari carmi

Ode, ed onora, mi vedrà sdegnosa

Correr le vie dell’estro e della lode.

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Por su autor
Antonio Cerati
Dónde vive
La Biblioteca

Expediente

Autor
Antonio Cerati
Título
La Villa di Forci
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-la-villa-di-forci--antonio-cerati-48b96c
Cita recomendada
Antonio Cerati, «La Villa di Forci», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-la-villa-di-forci--antonio-cerati-48b96c.html

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