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Ugo Foscolo · Romanticismo

La chioma di Berenice (1835)

italiano

Quei che spiò del mondo ampio le faci

Tutte quante, e scoprì quando ogni stella

Nasca in cielo o tramonti, e del veloce

Sole come il candor fiammeo si oscuri,

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Come a certe stagion cedano gli astri,

E come amore sotto a' Latmii sassi

Dolcemente contien Trivia di furto

E lei devolve dall'aereo giro,

Quel Conon vide fra' celesti raggi

10Me del Berenicéo vertice chioma

Chiaro fulgente. A molti ella de' Numi

Me, supplicando con le terse braccia,

Promise, quando il re, pel nuovo imene

Beato più, partia, gli Assiri campi

15Devastando, e ne gìa con li vestigi,

Dolci vestigi di notturna rissa

La qual pugnò per le virginee spoglie.

Alle vergini spose in odio è forse

Venere? Forse a' genitor la gioia

20Froderanno per false lagrimette

Di che bagnan del talamo le soglie

Dirottamente? Esse non veri allora,

Se me giovin gli Dei, gemono guai.

Ben di ciò mi assennò la mia regina

25Col suo molto lamento allor che seppe

Vòlto a bieche battaglie il nuovo sposo:

E tu piangesti allora il freddo letto

Abbandonata, e del fratel tuo caro

Il lagrimoso dipartir piangevi.

30Ahi! tutte si rodean l'egre midolle

Per l'amorosa cura; il cuore tutto

Tremava; e i sensi abbandonò la mente.

La donzelletta non se' tu ch'io vidi

Magnanima? Lo gran fatto oblïasti,

35Tal che niun de' più forti osò cotanto,

Però premio tu n'hai le regie nozze?

Deh che pietà nelle parole tue

Quando il marito accomiatavi! Oh quanto

Pianto tergeano le tue rosee dita

40Agli occhi tuoi! Te sì gran Dio cangiava?

Dal caro corpo dipartir gli amanti

Non sanno mai? Tu quai voti non festi,

Propizïando con taurino sangue,

Per lo dolce marito agli Immortali

45S'ei ritornasse! Nè gran tempo volse,

Ch'ei dotò della vinta Asia l'Egitto.

Per questi fatti de' celesti al coro

Sacrata, io sciolgo con novello ufficio

I primi voti. A forza io mi partia,

50Regina, a forza; e te giuro e il tuo capo:

Paghinlo i Dei se alcuno invan ti giura;

Ma chi presume pareggiarsi al ferro,

E quel monte crollò, di cui null'altra

Più alta vetta dall'eteree strade

55La splendida di Thia progenie passa,

Quando i Medi affrettaro ignoto mare

E con le navi per lo mezzo Athos

Nuotò la gioventù barbara. Tanto

Al ferro cede! Or che poriano i crini?

60Tutta, per Dio! de' Calibi la razza

Pera, e le vene a sviscerar sotterra,

E chi a foggiar del ferro la durezza

A principio studiò. ― Piangean le chiome

Sorelle mie da me dianzi disgiunte

65I nostri fati; allor che appresentosse,

Rompendo l'aer con l'ondeggiar de' vanni,

Dell'Etiope Mennone il gemello

Destrier d'Arsinoe Locrïense alivolo:

Ei me per l'ombre eteree alto levando

70Vola, e sul grembo di Venere casto

Mi posa: ch'ella il suo ministro (grata

Abitatrice del Canopio lito)

Zefiritide stessa avea mandato

Perchè fissa fra' cerchi ampli del cielo

75La del capo d'Arianna aurea corona

Sola non fosse. E noi risplenderemo

Spoglie devote della bionda testa.

Onde salita a' templi de Celesti

Rugiadosa per l'onde, io dalla Diva

80Fui posto fra gli antichi astro novello.

Però che della Vergine, e del fero

Leon toccando i rai, presso Callisto

Licaonide, piego all'occidente

Duce del tardo Boote cui l'alta

85Fonte dell'Oceano a pena lava.

Ma la notte perché degli Immortali

Mi premano i vestigi, e l'aurea luce

Indi a Teti canuta mi rimeni,

(E con tua pace, o Vergine Rannusia,

90Il pur dirò: non per temenza fia

Che il ver mi taccia, e non dispieghi intero

Lo secreto del cor; nè se le stelle

Mi strazin tutte con amari motti)

Non di tanto vo lieta ch'io non gema

95D'esser lontana dalla donna mia

Lontana sempre! Allor quando con ella

Vergini fummo, io d'ogni unguento intatta,

Assai tesoro mi bevea di mirra.

O voi, cui teda nuzïal congiunge

100Nel sospirato dì, nè la discinta

Veste conceda mai nude le mamme,

Nè agli unanimi sposi il caro corpo

Abbandonate, se non versa prima

L'onice a me giocondi libamenti:

105L'onice vostro, voi che desïate

Di casto letto i diritti: ah di colei

Che sè all'impuro adultero commette

Beva le male offerte irrita polve!

Chè nullo dono dagli indegni io merco. ―

110Sia così la concordia, e sia l'amore

Ospite assiduo delle vostre sedi.

Tu volgendo, regina, al cielo i lumi

Allor che placherai ne' dì solenni

Venere diva, d'odorati unguenti

115Lei non lasciar digiuna, e tua mi torna

Con liberali doni. A che le stelle

Me riterranno? O! regia Chioma io sia

E ad Idrocoo vicin arda Orione.

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Autor
Ugo Foscolo (1778–1827) · Wikidata Q166234
Título
La chioma di Berenice (1835)
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-la-chioma-di-berenice-1835--ugo-foscolo-b29c86
Cita recomendada
Ugo Foscolo, «La chioma di Berenice (1835)», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-la-chioma-di-berenice-1835--ugo-foscolo-b29c86.html

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