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PoetósferaLa BibliotecaJacopo Cabianca

Jacopo Cabianca · Romanticismo

La bagnatrice

italiano

Ignoto al guardo, tacito, selvaggio

S’imbosca il loco:

Appena in mezzo delle frasche un raggio

Di sole avanza päuroso e fioco,

E l’aura, sotto a le fresche ombre, serba

Recente l’erba.

Sorge, e in leni zampilli una fontana

Correndo a basso

Si allarga in un bacin limpida e piana.

E il castagno che nasce entro dei sasso

All’azzurrino specchio il color perde

E lo f

a verde.

Gemma d’amore, incognita donzella

Dal freddo amplesso

Dell’onda emerge, e dalla fronte bella

E giù dal crine nereggiante e spesso

Piovon l’umide stille, ed a vederle

Sembrano perle.

Nell’innocenza de’ suoi quindici anni

Non ella chiude

Sotto l’ingombro de’ gelosi panni

Il paradiso delle membra ignude:

Come a sengibianza sua le ha fatte il cielo

Son senza velo.

Alla vezzosa di seder si piacque

Là dove il lito

Dolcemente calando a fior delle acque,

Quasi erboso origlier, le fece invito;

Ivi stassi, e tappeto al molle fianco

È un lino bianco.

Sovra l’un de’ ginocchi ella riposa,

Come a sgabello,

L’altra sua gamba, e colla man di rosa

Sostienla, e piega in arco il corpo snello

Mentre col picciol piè batte e divide

L’onda che ride.

Oh candide allegrezze! O miti voglie

Della fanciulla!

Un fior che più vivaci abbia le foglie

Una pinta farfalla la trastulla;

Od or pavida spia se da lontano

Sguardo profano

Tra le fronde la scopra, or tutta arrossa

Chinando gli occhi,

Se qualche foglia dalle aurette scossa

Cadendo leggerissima la tocchi:

Al sol così la fragola arrubina

Sulla collina.

Ed or perché si affisa ed abbandona

Dalla dischiusa

Mano il lenzuolo, e il viso e la persona

Ad un’aria compon muta e confusa

Quale di chi dubbioso appena crede

A ciò che vede?

Tre volte gli occhi a sé d’intorno gira

Per meraviglia:

Tutto si ammanta a festa e tutto spira

Un piacer cui nessuno altro simiglia.

Ridon la terra e il ciel, ridon gioconde

L’erbette e l’onde.

Nato immortale da cotanto riso

Si leva e move

Un incognito spirito che fiso

La guarda e in forme caramente nove

Agita l’ali e sullo strato istesso

Le siede presso.

E poi che ogni altro senso a lei ne tolle

Con dolce incanto

Più soave del zeffiro, più molle

Che di notturno rossignolo il canto

Le sussurra all’orecchio arcana, sola

Una parola.

La vergine per subito languore

Sente all’ignote

Gioie, mancarsi, e d’improvviso in core

Cosa le avvien che a sé ridir non puote,

Ne sa qual altra avvicinarle, o come

Suoni il suo nome.

Da quell’ora ne’ sogni e nelle care

Veglie secrete

Spesso l’arcana vision le appare,

Che l’incognito suono le ripete,

Ma in van si prova a divinar che sia

Quell’ armonia...

Morian del sole, i fuggitivi lampi

Dietro le rotte

Nuvole, e fuori per gli aperti campi

La giovinetta ritrovò la notte

Ed era seco di gentile aspetto

Un giovinetto.

Egli riguarda alla fanciulla, ed ella

Riguarda ad esso,

Quasi cercando con muta favella

La cara veste del pensiero istesso:

E così a lungo da vicin seduti

Stavano muti.

Ma poscia che la luna il suo diffuse

Raggio d’argento,

il garzon, cui l’amore audacia infuse

Ruppe il lungo silenzio, ed in accento

Qual parca che dall’anima venisse

- T’amo - le disse.

Tremò, pianse, gelò, tutta di foco

Ella divenne;

Poi, quando alla memoria a poco a poco

L’arcana vision le risovenne,

- Voce ignota - esclamò - che udii nel bosco

Or ti conosco!

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Por su autor
Jacopo Cabianca
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La Biblioteca

Expediente

Autor
Jacopo Cabianca
Título
La bagnatrice
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-la-bagnatrice--jacopo-cabianca-7d05ab
Cita recomendada
Jacopo Cabianca, «La bagnatrice», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-la-bagnatrice--jacopo-cabianca-7d05ab.html

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