CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaDiodata Saluzzo Roero

Diodata Saluzzo Roero · Romanticismo

L'Estro

italiano

O tu, che pasci di suave pianto

L’eccelso spirto, che s’annida in petto,

Musa, che pingi con possente incanto

Smaniante dolor, perduto affetto;

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Deh tu m’ispira lagrimevol canto,

Che teco sospirar è mio diletto;

L’alma t’aspetta, e a te pianger t’invita

Il danno, ohimè! d’una fatal partita.

Dove, ah! dove fuggì la tua consorte

10Giusta, e sola cagion del tuo dolore,

Prospero? ahi quanto t’involò la sorte,

Virtù, beltà, di gioventù sul fiore!

Oh qual ferita mai spietata morte

Cruda t’aperse nel sensibil core!

15Odi almeno far eco a’ tuoi lamenti

Cetra, che suona sol dogliosi accenti.

Che doloroso ben diviene il giorno

A chi riman d’ogni speranza orbato:

Metilde il sa, che un dì scherzare intorno

20Si vide Enrica al tempo suo beato:

Misera madre! al caro sen ritorno

Più non farà pur troppo! il pegno amato:

E tu lo sai, che sull’albor degli anni

La vedesti soffrir acerbi affanni.

25Ma ti consoli che sull’alte sfere

Il padre amante se l’accolse in seno,

E librando nel ciel l’ali leggiere

Puro spirto divin or vive appieno.

Ad essa è dato il disprezzar le nere

30Onde di Lete, e suo mortal veneno.

Ah sento, che dell’etra, ove t’affidi,

Bell’alma, tu sola m’ispiri, e guidi.

Sopra remota sconosciuta riva

Avvi sacrata stanza a forte nume,

35Qui sol eterno irraggia, e il vago avviva

Felice suol, che irriga un ampio fiume;

Qui velenosa mai pianta furtiva

Non s’erge sotto al fecondante lume;

Qui sol v’han colti ed odorosi fiori

40De’ zeffiretti fortunati amori.

Autor d’ogni magnanimo pensiero

Di queste terre l’adorato Dio

Estro si chiama, che gentil sentiero

Schiude a quel Vate, che non pave obblìo.

45Tal solca l’onde intrepido nocchierom

Ch’all’incognite genti il varco aprio,

Ed a’ penati suoi dal lido adusto

Ritorna un dì di gran tesori onusto.

Qui pur madre d’onor saggia fatica

50Fuga il vil ozio dal superno chiostro;

Qui bell’alma talor di gloria amica

Sparge grato sudor sul dotto inchiostro;

Qui Diva annida, che d’Italia antica

Cinse il superbo crin d’alloro, e d’ostro;

55Fama s’appella, e di seguir le piace

Nel fortunato suol l’Estro vivace.

Già ’l primo albor, che l’alte cime indora

Agli oggetti infondea colore, e vita,

Ma qui lenta spuntar parea l’aurora

60Tacitamente dubbia e scolorita,

Mentr’al tempio ove ’l Dio regna, e s’adora

Orme incerte segnando io gìa smarrita

Sperando, ch’anco un cuor d’affanni oppresso

Talor trovi conforto al nume appresso.

65Quel, ch’allora s’offerse agli occhi miei,

Soggiorno augusto d’immutabil pace,

Cinti il crine d’eterni allori ascrei

Abitan vincitor del tempo edace

D’eroi sommi cantori, e degli Dei;

70Qui fantasia securamente audace

Guidarli gode fra quell’alme antiche

Di virtù non mentita altere amiche.

Intorno al tempio non caduche rose

Schiudono l’odorate intatte foglie,

75E sussurrando tra le frondi ombrose

Cerchia fresco ruscel l’eterne foglie:

Siedon sù lidi suoi schiere vezzose,

E lusinghiero canto all’aure scioglie

Stuolo di Vati, cui più dolce stella

80Più tenera dettò colta favella.

Da vista troppo lieta il cuore offeso

D’amaro pianto questi lumi aspergo,

E oppressa l’alma da insoffribil peso

L’allegre stanze io già mi lascio a tergo.

85Sommo poter dal volgo non inteso

Guidò miei passi a più rimoto albergo,

Tristi, e pinte di duol meste campagne,

Dove ognor si sospira, ognor si piagne.

Quivi non chiari verdeggianti prati,

90Non dolce sussurrar di limpid’onde,

Ma rocche sol, ma sol monti gelati,

Cui l’alte vette bigia nube asconde,

Solinghi campi di cipressi ombrati,

Tetro silenzio tra deserte sponde,

95Turbato sol sulle dogliose corde

Da mesti carmi spinti all’aure sorde.

L’occhio tra fronda, e fronda un debol mira

Fosco chiaror di non sereno raggio:

Grosso torrente romoreggia, e gira

100Rabbiosamente per lo suol selvaggio:

Lamentevole gufo alto sospira

Tra foglia, e foglia d’un annoso faggio,

E folto nembo tien la luminosa

Faccia del Sol perpetuamente ascosa.

105Primo sedeva su la nuda terra

Anglico vate, che tra tomba, e tomba

Affannoso i suoi dì racchiude, e serra

Nobil signor d’un onorata tromba;

Seco è colui, per cui l’accesa guerra

110D’afflitto cuor cotanto ancor rimbomba,

Che fe’ chiaro Avignon, e l’alta donna

Di candida onestà salda colonna.

Dogliosa in vista tra di lor sedea

Lacero il crin ch’un nero vel coprìa,

115Ancor non so capir se donna, o dea

Tanta mesce grandezza, e leggiadrìa!

Afflitta ahi quanto all’occhio mio parea!

Quanti ardenti sospiri al cielo invia!

Pescara invoca, ed a tornare invita

120Lui, che in morte adorò, non men ch’in vita.

Pietà, speranza quell’amara vista

Destò nel cuor, nè mi fermò la pena.

Alta ammirazion di timor mista

Ogni sospiro in sul mio labbro affrena

125A lei vicin sommessamente trista

Sento il sangue gelar di vena in vena;

Treman le labbra, mi s’offusca il ciglio

E di parlare invan formo consiglio.

Ripieno ancor di mia crudel sciagura

130Non di scoprirsi fu il mio cor possente,

Opra di non caduca alta natura

E sovrana virtù vedea dolente,

Virtù, ch’umanità non fa secura,

Nè salva dal soffrir alma innocente,

135Ch’ebbe Enrica non meno, ahi mio dolore!

Angelici costumi e brevi l’ore.

Mi volse alfin il languidetto sguardo

La saggia donna, ed i begli occhi chiari

Sfavillaron così, che assai men tardo

140Restò lo spirto ne’ pensieri amari:

Or gelo agli atti suoi, or fremo, ed ardo,

E sospirando su’ miei fati avari

Io dico a lei, gli occhi stemprando in pianto,

Soffri, o donna, ch’a te qui pianga accanto.

145Per girne al cielo alteramente il volo

Bell’alma scioglie sopra vanni ardenti,

Ed eterna cagion del nostro duolo

Lasciò sul primo fiore i giorni spenti;

Ah! prima avventuroso or tristo suolo

150Spoglia di fior le rive tue dolenti,

Tuo primo amor a noi si fura, e cela,

E nel suo grembo eternitade il vela.

Oh della morte i sanguinosi artigli

Perchè sì presto han dal suo vel disciolta

155Sposa sì cara? a’ pargoletti figli

Chi può render colei che lor fu tolta?

Veduto avesse almen pe’ suoi consigli

Sull’orme lor felicità rivolta;

Veduto avesse almen passato in loro

160De’ suoi pregi con gli anni il bel tesoro.

Ma non lo vedrà più! dove si chiude

Il solo e caro onor di nostre arene,

Cui non volse purissima virtude,

Misera! per fuggire acerbe pene?

165A che serve il tesor di gioventude

Se son brevi così l’ore serene?

Sentimi, o tu, che gelid’urna serra,

Scuoti ’l sonno feral, t’ergi da terra.

Tu di questo mio cuor perduta cura

170Rammenta almen, che rammentar li puoi,

Gli anni primier, che semplice natura

Con innocenza godè dare a noi.

Rammenta almen come tranquilla e pura

Ravvivava la gioia i giochi tuoi:

175Scorre così lontan dall’aure estive

Ruscel d’argento su fiorite rive.

Ben della Dora il fa quella pendice,

E ’l bel terreno, e le leggiadre piante

Che insiem ci accolser nell’età felice:

180Ben quivi il sa la vario-pinta errante

Vaga farfalla; all’aura allettatrice,

Tu la seguisti pur meco scherzante,

E meco pur talora in dolce usanza

Corsier spingesti, od intrecciasti danza.

185In quelle, agli avi tuoi dolce ricetto,

Antiche mura, sulle corde d’oro

Ben mi sovviene ancor con qual diletto

Schiudevi d’armonia dolce tesoro;

Semplicette talor con quanto affetto

190Ne’ carmi cercavam grato ristoro:

Oh bell’età! Oh bell’Enrica! obblio

Non mai vi coprirà dentro ’l cuor mio.

Questa è colei, per cui mi struggo in pianti,

O donna eccelsa, il duro incarco, e greve

195Di sì gran duolo almeno in dolci canti

Sfogar potessi, e al cuor render più leve;

Cantar l’anima pura, e gli atti santi,

E la recisa etate, ahi troppo breve!

Pinger sacra onestate, e lagrimando

200Di sua partenza dir e ’l come e ’l quando.

Dirti vorrei qual d’amorosa madre

Per l’evento crudel fu ’l cuor trafitto,

Dir come fosse dell’estinto padre

La dolce cura infino al gran tragitto,

205Dir che furono in lei grazie leggiadre,

E pensier sempre volti al cammin dritto:

Dir che tenera moglie e genitrice

E sposo e prole essa rendea felice.

Ma per cantar di lei in colte rime

210Troppo è l’ingegno mio debole e corto:

Deh ripiglia tu pur le voglie prime,

E pietosa mi reca alcun conforto,

Bella Pescara, ch’all’Aonie cime

Nome immortal soavemente hai scorto:

215Puote d’eternitate andar secura

Affidata a te sol la nobil cura.

I’ tacqui, e con dolcissima pietate,

La bellissima donna a me si volse,

E disse: allor che somma feritate

220La metà di mia vita a me ritolse

E’ ver che in rime pure ed onorate

Il mio povero cuor al ciel si dolse,

Ma è vero ancor che d’Acheronte appresso

Nuovi carmi formar non è concesso.

225Ben ti compiango io sì, ben io compiango

Di cotanta virtude orbato il mondo,

Ma ohimè! che un sol estinto adoro e piango,

Nè celebrar m’è dato altro secondo:

Che desolata mentre io qui rimango

230Più non ha possa il genio un dì fecondo

E a nobil crin più le Febee corone

Tesser non posso in immortal canzone.

Ma vedesti pur tu gli atti soavi,

E la salita in ciel donna gentile:

235I canti sai quanto sacrar sian gravi

A tal oggetto sopra cetra umile.

Tu nol potrai! ma ben potrai se amavi,

Di pianto a questo mio fiume simile,

Versar sull’urna che la chiude, e almeno

240Serbar eterna sua memoria in seno.

Così parlava; ad ascoltarla intenta

Tutta l’anima mia m’era sul volto

Desìo d’udirla il mio respiro allenta,

Rapito l’occhio all’occhio suo rivolto

245Cosa celeste e non mortal presenta,

Se le parlo, la miro, oppur l’ascolto,

Par che leggiadra men, par che men bella

Apparisca nel ciel l’alba novella.

Tal se tacitamente i passi affretta

250In cupa notte a sua capanna amica

La timidetta e stanca forosetta

Mira scherzar in sulla riva aprica

Fuoco notturno ch’il suo guardo alletta,

Obbliando la meta a sua fatica

255Coll’occhio par ch’i dolci error ne segua

Mentr’ ei scherza coll’aure, e si dilegua.

Pari in colei sono i miei spirti attenti

Mentre a un solo pensier io m’abbandono.

Ma strisciano pel ciel folgori ardenti

260E rauco intorno romoreggia il tuono;

Nell’aer cieco trascorrendo i venti

Rendono sibitando acuto suono,

E densa polve sollevata in giro

Fa ch’ora invan cupido il guardo aggiro.

265Non più vegg’io quelle leggiadre forme

Uniche di beltà, di grazia sole:

Stampando sul terreno incerte l’orme

Invano la ricerco, e al cuor ne duole.

Strano pensiero al mio stato conforme

270Sì m’ingombrò, che sol tronche parole

Sciolti dal labbro, e sbigottita, e smorta,

Ove son io, gridai, chi fammi scorta?

M’apparve allor nel suo lucente aspetto.

Il nume che là regna e tien sua corte;

275E scior l’udii dal generoso petto

Queste parole in tuon severo e forte:

Al ciel non meno ch’ad Enrica è accetto

Lo zelo tuo: ciò basti; e ti conforte,

Ma coglier serto d’onorate fronde

280Ancor ti nega il fato in queste sponde.

A pochi è dato il penetrar le arcane

Soglie, alla cui custodia io stesso veglio,

E ad immaturo piè l’orme profane

Porvi non lice, e ’l non osarlo è meglio.

285Tempra per ora le tue brame insane,

E la ruina altrui ti sia di speglio:

Tempo e fatica un dì forse matura

Far ti potranno a così nobil cura.

Tace, e ritorna l’aer cieco, e fosco,

290Mentr’ei s’avvolge nel suo vivo lume.

Ma, ohimè! non scorgo io più l’annoso bosco

L’ombra soave, e ’l sacro argenteo fiume,

Sopra il patrio terren mi riconosco,

Nè da spiegar al ciel trovo le piume,

295Che a questo cuore travagliato e stanco

Manca il coraggio, e manca forza al fianco.

O salita nel ciel, che a te s’apria,

Anima d’immortal somma bellezza,

Dall’ore corte, in cui l’età fioria,

300Tu la nostra misura alta amarezza;

Mentre calchi stellata eterea via,

Se del più puro amore hai tu vaghezza,

Ben consolar tu puoi l’acerba doglia

D’umanità, sol che dall’alto il voglia.

Sigue explorando

Dónde vive
La Biblioteca

Expediente

Autor
Diodata Saluzzo Roero
Título
L'Estro
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-l-estro--diodata-saluzzo-roero-47df7b
Cita recomendada
Diodata Saluzzo Roero, «L'Estro», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-l-estro--diodata-saluzzo-roero-47df7b.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.