Io non vo’ dir ch’io non viva turbato,
ch’io son di I.ucca nato,
e tengo del taulier la man di fòre:
ma, quando mi rimetto ben per core
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5come ’l senno e ’l valore
e ’l nobil sangue v’era diventato;
e Truglio e Luglio e Mastin, Farinato,
Faben, Britto e Casato,
Migliaio e Argomento eran signore,
10e ’l Maestrello cestai’, Puccin tintore
e Cuper carradore,
Nuto, il Feccia, Antel, Vestito e Dato,
Gigliotto fabbro, Ner, Chele, Accordato,
Cinel, Din, Bigi e Mato,
15Cin pattumaio e Vita portatore;
odi, cittá gridata, per mio amore:
s’i’ riacquisti mio onore,
Lucca, è’ piú da piacer, che ’n l’altro stato.
Or non vi può far leghe e furerie
20Vippa, ser Lippo, Lotto e ser Comuccio,
Guercio, Michel, Borguccio,
Bontur né Pecchio, che spazzò le vie;
né Nello, mercenai’ popolaruecio,
germoglia per vigor di compagnie,
25né puote star colie
per tórre a bocca aperta, come ’l luccio.
Deh che ben abbia l’anno, l’ora e ’l die,
che fu signore il nobile Castruccio,
a ponere giú il cruccio:
30c’ha tutte spente queste tirannie.