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Niccolò Forteguerri · Ilustración

Io mi stava una mattina

italiano

Io mi stava una mattina

Tutto solo, e pensieroso

Sopra un sasso alla Marina;

Quand’altero, e maestoso

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Venir veggio a gonfie vele

Un gran Legno, e giunto in Porto

Gittar l’Ancora fedele.

Allor io, per mio diporto,

Ver la Nave m’incammino;

10Ed oh cosa di trastullo!

Quando sonle ben vicino

Seder vedo un bel Fanciullo,

Che bendato egli era, o cieco;

E Fanciulli a cento, a cento

15Pur bendati stavan seco.

Mi s’accese allor talento

Di salir sopra il Naviglio,

Che da’ ciechi Garzonetti

E follía temer periglio.

20La nodosa scala ascendo,

Entro dentro, e ’l bel Garzone

Si disbenda sorridendo;

Poscia sì se la ripone,

Che bendato egli parea,

25Tristarel, ma ci vedea,

Bel Figliuol, che sei tu mai?

Gli diss’io, che nato appena

Per lo Mar correndo vai?

Se sapessi com’è piena

30Di pericoli quest’onda,

Come abbonda,

E di sirti ascose, e felle,

E di vortici, e procelle,

E di belve, e mostri infesti,

35So ben io, che torneresti

Tra le braccia, ben di volo,

Di tua Madre, che ti chiama,

Se pur vive, e ti richiama

Tutta affanno, e tutta duolo.

40Fè più rosse dell’usato

Le sue guance, come rose;

Poi rispose

Tra ’l superbo, e l’adirato:

Sono un tal, che il Cielo, e questo

45Ampio Mar varco, e la Terra,

E di tutto ho in man l’impero,

E dò pace, e porto guerra,

Or benigno, ora severo,

Or piacevole, or tiranno;

50E ’l mio nome è detto Amore

Feritore

D’ogni cuore.

E in ciò dir dall’aureo scanno

Furibondo si levò,

55Ed un Viva per la Nave

Da per tutto risuonò.

A quel nome,

Non so come

Tal spavento

60M’entrò drento,

Ch’io restai, siccome testa

Tutta mesta

La Colomba,

Se le piomba

65Sopra il dorso presto, e fiero

Lo Sparviero,

Poi gli dissi in sù gran tema,

Siccom’uom, che dice, e trema,

E pur vuol mostrar valore:

70Dio d’Amore,

Qual pres’hai nuovo costume

D’ir fra l’acque, e le tempeste,

Se per tutto agili, e preste

Spiegar puoi l’ardite piume?

75Ripres’Ei: son desìoso

D’acquistar merci novelle,

Giacchè il luogo è copioso

Di sembianze così belle;

E ciò detto spicca un volo,

80E quegl’altri volan pure.

Sù la Nave io resto solo

Tutto pieno di paure,

E guardando dove và,

Io lo miro

85Dopo un giro

Calar giù nella Città.

Tosto anch’io la Nave lasso,

E più presto, che m’è dato,

Ver le mura io volgo il passo;

90Ed appena dentro arrivo,

Ch’io lo vedo, che svolazza

Tutto allegro, tutto vivo,

Sicchè quasi egli n’impazza,

Or su questo, or su quel viso;

95E raccoglie quanto puote

Da bell’occhio, e da bel riso,

Bella fronte, e belle gote,

Venustade, e leggiadria,

Ed ancora le parole,

100Ch’ha più grazia, porta via:

E in quel mentre ogni Amorino

Fa lo stesso in ogni loco,

E per molto, ch’ognun rubbi,

Pargli sempre rubbar poco .

105Pur alfin carico, e grave

Ciaschedun coll’ala bassa

Se ne passa all’aurea Nave:

E nel Legno appena ascendono,

Che di nuove, che di belle

110Luminose alme facelle

Tutto quanto intorno accendono,

Ciascun corre alla Riviera

Per veder luce sì nuova,

E a tal vista si ritrova

115Così bella ornata schiera

Di gentili Donne elette,

Tutte vaghe, ed amorose,

Che le Rive più dei Legno

Ne rendevan luminose.

120A sì nuovo, e vago oggetto

Quasi Amore ebbe a dispetto

Quelle prede, ond’era carco;

E già scarco

Volea farne il suo Naviglio.

125Ma poi prese altro consiglio,

In veder, che stanchi, e afflitti,

Di sudor sparsi i capelli

Non reggevansi più ritti

Gli Amoretti suoi fratelli;

130E temendo del cimento

Fece dar le vele al vento,

Qual ben presto le gonfiò;

E pel duol di lasciar tanto,

Con gli occhietti tutti pianto

135Nella poppa ei si serrò.

Pieno allor d’alto cordoglio

Io ritorno alla Cittade,

Per l’acerbo orrendo spoglio,

Che in poche ore

140Fatto Amore

Quivi avea d’ogni beltade.

Ma rivedo con piacere

Da non dirsi in prosa, o in rima

Che più belle eran di prima,

145Più gentili, e più cortesi

L’alme Donne Genovesi.

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Autor
Niccolò Forteguerri
Título
Io mi stava una mattina
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-io-mi-stava-una-mattina--niccolo-forteguerri-0e24fa
Cita recomendada
Niccolò Forteguerri, «Io mi stava una mattina», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-io-mi-stava-una-mattina--niccolo-forteguerri-0e24fa.html

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