CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaMario Rapisardi

Mario Rapisardi · Modernismo

In memoria di Aurelio Saffi

italiano

Il mondo, ch’è del nostro assai maggiore,

Ecco un’anima accoglie, onde la vita

Su la terra fu tutta uno splendore.

La giornata dell’uom d’ombre è finita,

Ma se Amor gli sorrida, invan l’avara

Morte lo spinge all’ultima partita.

Fede, Speranza, Amore, oltre la bara,

Al ciel della memoria alzar le penne

Miran questa ognor viva alma preclara,

Ch’alto lo scudo e il roman brando tenne,

Quando un’orda francese, il patto infranto,

La libertà di Roma a spegner venne;

E il maggior dei mortali erale accanto,

A cui diè casa il cielo or son già nove

E nove anni. Splendea qual per incanto

La terra, e allo spirar dell’aure nove

Sopra tutte sublime essa il vol prese

In vista al cielo e a primavera; e dove

Nell’esultanza del futuro attese

Ridono l’alme, ad ascoltare è sorta

L’armonie che da noi non sono intese.

Or con Lui vive ove la morte è morta,

E quanti ebbero braccia e cor d’eroi,

D’una luce, che i nostri occhi conforta,

Splendono e tal virtù piovono in noi

Per che scorgiam quanta speranza inondi

Chi sciolse nella fede i lacci suoi,

E libero si fe’, qual ne’ profondi

Sonni ci avvien, se come ciel sereno

S’aprano i sogni nostri alti e giocondi.

Ahi, sol da pochi giorni un mese è pieno,

Che la sua destra in cari segni espresso

Mi sigillò l’antico affetto in seno!

Tanto dunque alla terra il cielo è presso

Quanto alla riva il mar? Simili a sposi

Strette son Vita e Morte in dolce amplesso?

Ma qual sole che squarcia i tenebrosi

Nembi e l’aria raccheta e il polo accende,

La tua scritta parola i procellosi

Dubbj in me sgombra, e allor più viva splende,

Che la Fede, onde fiamma e luce avesti,

Tra speranza e timor trepida pende.

O di torbidi affetti, o di funesti

Fermenti immacolata anima schietta,

Chi per sentier’ più erti e più rubesti

Attinse mai la gloriosa vetta,

E la vita acquistò ch’eterna dura,

E paradiso dalla terra è detta?

Paradiso d’amore, ove ognor pura

Arde la luce, e in sua giustizia incede

Il Tempo che l’oneste opre infutura;

E di ciascun, che in terra esempio diede

D’alta virtù fra generose lotte,

Il nome incide e non oblia la fede.

Forse i rosei mattini oblia la notte?

Forse l’animo nostro il sole oblia,

Perchè s’immerga nell’equoree grotte?

O perchè delle nubi il popol sia

Sparso ampiamente su la terra e il mare,

E spenti i fuochi dell’eterea via,

Sì che il ciel resti come fosco altare,

Scordan l’onde e le glebe il bel turchino,

Per cui sì vago il lor sembiante appare?

Trionfa il sole in suo fulgor divino;

Passa l’ombra e la morte, e la vitale

Forza procede per fatal cammino.

Non può loco aver morte entro immortale

Spirto, che vinto ogni feral ritegno,

Vittorioso al cielo agita l’ale;

E dispergendo con sublime sdegno

L’ombre, ond’è infetto ed annebbiato il lume

Che guida i cori insonni ad arduo segno,

Dalla tenebra immane erge le piume

Alle nitide altezze, ove disciolto

D’ignei vapori e di maligne brume

E in estasi divina il terror vòlto,

Mira quel Ver, che sogno parve al mondo,

In una gloria di bei raggi accolto.

Fede, Giustizia, Amore e quel fecondo

Odio in ciel nato, ch’ogni grande affetto

Tempra nel foco suo chiaro e profondo,

Ebbero in quest’altera alma ricetto.

La qual ne fu, quando tra noi vigea,

Di riverenza e di stupore oggetto;

E nella luce d’una eccelsa Idea

Ne avvivò gli occhi ad ammirarla intenti

Salda in quell’odio, onde l’amor si crea:

Odio dell’odio, non odio a’ viventi,

Che velenoso e viscido spumeggia

Su la lingua de’ preti e de’ serpenti,

E l’aria ammorba alla romana reggia,

Ov’or non pienamente empie sua fame

Il bieco dio che trucida e festeggia:

Poi che scarso di preci e di carname

Stride il suo stuolo ingordo, e striscia e balza

Di preda in cerca e di lussuria infame.

E intanto la marea splendida s’alza,

E il torvo nume e la vorace schiatta

Indeprecabilmente a morte incalza.

L’Ombra, da cui sbucò, la Chiesa allatta;

S’apre ansante l’Abisso, e nel perduto

Seno agogna la prole egra e disfatta.

Il magico poter, ch’ebbe polluto

La terra e il ciel di colpe e di vergogna,

Come la morte eternamente è muto;

Dell’error sigillata è omai la fogna;

Di terror fredde e come cener bianche

Le labbra in cui ghignò l’empia menzogna;

E colei ch’agitò su l’alme stanche

Il vessil della notte e del terrore

La tempia ha rotta e le rapaci branche.

Quando naquer gli eroi, che dell’Errore

Debellarono il regno, appena a’ venti

D’Italia in nome ardía lagnarsi Amore;

Curvi tra ceppi e di speranza spenti

Gemeano i petti, che alla regia zanna

Cadean venduti come vili armenti

Dal prete rio, cui l’uman sangue è manna,

E di cui la vittoria al mondo è lutto,

Gloria l’offesa e il benedir condanna.

Ma or che l’alta Idea reca il suo frutto.

Può la Storia negar lode immortale

A quanti all’alta Idea diêro il cor tutto?

Sacra non fia la lor memoria quale

D’Alighieri la vita, onde l’accorto

Pensier già parve a’ vaghi sogni eguale?

L’astro di libertà per loro è sorto,

Sorta Italia per loro in regal manto;

E fin che il ciel non sia rigido e morto,

Splenda il lor nome al sol d’Italia accanto!

Sigue explorando

Por su autor
Mario Rapisardi · 25 piezas más en la casa
Dónde vive
La Biblioteca

← Il Dio dell'oroL'ultima rosa dell'estate →

Expediente

Autor
Mario Rapisardi
Título
In memoria di Aurelio Saffi
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-in-memoria-di-aurelio-saffi--mario-rapisardi-b8bd0d
Cita recomendada
Mario Rapisardi, «In memoria di Aurelio Saffi», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-in-memoria-di-aurelio-saffi--mario-rapisardi-b8bd0d.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.