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Maria Fortuna · Romanticismo

Il Vaso di Pandora

italiano

Musa cantiam l'urna fatale, e i mali,

Che uscir da quella ad inondar la terra

Per la vendetta del Tonante, ch'ebbe

A sdegno troppo il memorando furto

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Della fiamma celeste: al rostro in preda

D'Augel rapace il tristo cor si vide

Dell'ardito Garzon: pianser le Ninfe

Per la pietà dell'infelice oggetto,

E nell'antro natìo s'ascoser tutte:

10Pieni d'ira gli Dei per tanto scempio

Giove mirar con torbido sembiante,

E minaccioso: non è sol fra' Numi,

Dissero, atto a donare e moto, e vita

All'inerente materia il figlio ingrato

15Del tradito Saturno; abbiam possanza

A quella uguale, che superbo il rende:

Un'altra stirpe, che da noi derivi,

Abiti il mondo: alla grand'opra intenti

Formar concordi amabile Donzella

20In ogni parte sua gentile, e vaga:

Paghi dell'ammirabile lavoro

Di lieti plausi risonar l'Olimpo

Fero i Numi giulivi, e un raro pregio

Donò ciascuno alla vezzosa figlia:

25A lei d'intorno collocò Ciprigna

Le Grazie, e dielle una flessibil voce

A seguir pronta d'armonia le leggi:

Cillenio diè facondia al labro; e parte

Del proprio genio, e del saper le infuse

30La Dea, ch'ebbe in Atene ed are, e voti:

L'opra è compita, allor gridò contento

Il Divin Coro: Giuno volse in giro

L'occhio ceruleo minaccioso: Giove,

Che della sposa, e d'ogni Nume intese

35I sensi occulti, e d'un audace orgoglio

Previdde i tristi perigliosi effetti,

Tutti racchiuse nell'eterna mente

I suoi giusti disegni, e rammentando

L'antica offesa, e la recente, ei stesso

40Dappoi che chiusa, e della propria impronta

Fregiata in man della gentil Donzella

Posta ebbe un'urna, (ah don fatale!) vanne,

Vanne, le disse, sulla Terra, e serba

Tal premio a chi d'esserti grato aspira.

45Su vanni azzurri della placid'aura

La Giovinetta a terra scese, e sola

Non fu, che un'invisibile custode

Le pose al fianco di Vulcan la sposa.

Erran di Pirra allor felici i figli;

50Che dettava Innocenza amiche leggi,

Di Natura servendo al dolce impero:

Sereno il ciel, fecondo il suolo, chiare

Scorrevano l'onde fra l'erbette, e i fiori:

Cerere seco avea Pomona, e Flora,

55Vertunno, e Bacco ad abbellir la terra:

Spargeva gli olezzanti aliti suoi

D'ogni intorno Salute; e il Dio di Gnido

L'opra ignorava di gelosa cura,

E strali d'oro alla faretra avea.

60Da clamorosi cittadini alberghi

Lungi Pandora ebbe gradito asìlo

Sotto rustico tetto; a quello intorno

Porgevan'ombra verdeggianti lauri,

Che Zeffiro agitava insiem coll'onda

65Di limpido ruscello; e l'erbe, e i fiori,

Dono della ridente Primavera,

Facean più vago quell'umil soggiorno:

Le Driadi vezzose a lei vicine

Stavan per meraviglia intente, e mute:

70La bionda chioma, il brun'occhio vivace,

Le auguste labbia di cinabro sparse,

E le candide mamme, e le altre insieme

Perfette membra eran novello oggetto

Di stupor, di piacer; soavi modi,

75Candor, modestia, amabile favella

Rendeano ad essa d'ogni cor l'omaggio;

E fin delle foreste il rozzo Dio

Mostrò la gioia sua, nel vago aspetto

Fissando i lumi avidi, accesi, e fiato

80Diè alla sampogna, rimembrando forse

Della fuggente Ninfa il caso strano.

Invisibile Amor della Donzella

Vide il trionfo, e ne fu lieto come

Dopo lunga fatica il buon cultore

85Superbo va di vago frutto, ch'ebbe

Da fecondo Terreno: amano i Numi

La gloria; Marte ne va in traccia al tetro

Fragor dell'armi; fra gli alunni spesso

Suda Minerva; al merto Apollo intesse

90Non caduche ghirlande; e il gran Tonante

Vanta i trionfi della sua possanza.

Un vago oggetto degli affetti suoi

Degno fra tanti invan bramato avea

Pandora, che de' boscherecci amanti

95Il semplice linguaggio, e le natìe

Grazie, e beltà negletta eran per quella

Incolti aspetti; ma l'Idalio Nume

Sorrise a tanto orgoglio, e bene ei vide

Ch'esser non può, benchè dal Ciel ne venga

100Privo d'affetti chi ha l'umana spoglia.

Epimeteo gentil di bruna chioma,

Di sguardo lusinghier, di genio altero

Il cor dell'inflessibile fanciulla

Vinse, e l'alme da forza occulta mosse

105S'amar concordi; alle ricerche ignota

Di mente osservatrice così nacque

Amabil simpatia; trionfa Amore,

E il più grave pensar disprezza, e ride.

L'urna fatal, ch'ebbe da Giove un giorno,

110Diè Pandora al suo fido; audace troppo

Ei la dischiuse, e tutti i mali intanto

Fur de' Mortali il barbaro retaggio!

Oh delitto, oh vendetta! oh quanti mai

S'innalzeran singulti infino all'Etra

115Delle vittime afflitte! aspetto nuovo,

E tetro insieme ecco la Terra prende,

E la vita divien peso a' Mortali!

Bello nell'ira ancor lo sguardo volse

La Dea di Pafo al figlio audace, e duolo

120Ebbe del dardo, ch'ei vibrò nel seno

Degli inesperti giovinetti; ah tutti

Tutti previde i perigliosi effetti

Della piaga fatal! ma invan de' Fati

Tentò cangiare, o moderar le leggi:

125Le candide colombe all'agil cocchio

Di sua mano adattò; mesta, pensosa,

Senza le Grazie sue ministre al volo

Mosse i placidi augelli; in brevi istanti

Presso l'arciero delinquente Nume

130Trovossi: il Dio, che del materno sdegno

Non ignorava la cagion, tremante

Nascondersi volea: Ciprigna allora

Torva qual chi per grande ingiuria freme,

Questa è la cura, disse al figlio reo,

135Che di Pandora avesti? Ingrato Amore

Dunque i miei cenni rispettar non sai!

Del fatal nodo, che formasti, ignori

I tristi effetti, che inesperto sei,

Benchè Nume, e possente: tu la pena

140Primiero avrai del gran delitto: al fianco

Furia crudel ti fia; la fredda mano

Stenda sul cor de' tuoi seguaci, e calma

Non abbia mai chi da' tuoi lacci è stretto:

Cerulea nube il cocchio avvolse, sparve

145La Diva, e Amor lasciò mesto, e dubbioso:

Mentre agitato il Dio rendea palese

Il tumulto del cor tra' varj affetti,

Donna gli apparve, che avea raro e bianco

Il crin, fiere le luci, e sparso il volto

150Di rughe, e di pallor: dal tetro aspetto

Quello fuggir volea; ma ferma, e m'odi,

La straniera gridò: seguirti sempre

Io deggio, e turbar sempre i tuoi diletti;

Questa ch'io serbo, onde appagar mie brame

155Nitida lente osserva, opra sublime

Del vigile sospetto: i tuoi seguaci

Vedranno in essa il caro oggetto, e grande

Ognora il merto del rival felice:

Volse a tai detti ver gli Amanti il passo

160La furia, e dietro a lei (strano corteggio!)

L'odio, il furor, la tema, il reo consiglio

Mossero pieni d'ira il piè veloce;

Così talor se in Oriente sorge

Orrido nembo, e rapido s'accende

165L'elettrico vapor, sugl'ubertosi

Campi si scaglia, e seco trae fremendo

La tempestosa grandine, e sdegnosi

I venti urtan la querce, e il faggio antico.

In grembo all'erbe, a' fior giaceva intanto

170Epimeteo gentile al sonno in preda:

Era giuoco dell'aure il vago crine,

Che or sul volto, or sul petto lievemente

Cadea: di bella porpora vivace

Pinto il labbro socchiuso sorridèa,

175Del suo tranquillo cor prova sicura;

Tal si dimostra alla vermiglia Aurora,

Allor che fugge di Titon gli amplessi,

Il fior, che colorò d'Adone il sangue:

Godea Pandora in rimirar le belle

180Forme del suo fedel quando improvvisa

L'orrida Gelosia videsi appresso:

Un gel sentissi al core intorno, e il pianto

Il volto, il seno ad inondar le cadde

Dalle meste pupille! ah fido amico

185Destati, disse, e l'empia Larva uccidi:

Balza in piè, volge intorno il guardo irato

Epimeteo in un punto, e nulla mira

Che degno sia del suo furore oggetto;

Ma un interno tumulto al sangue, a sdegno

190Lo sprona, e non fa donde a lui ne venga

La smania insana, che gl'inonda il core.

Non fu già questa la primiera, e sola

Prova dell'ira, ond'era Giove acceso;

Opra fu della Furia il crudo affanno,

195Ch'ebber le Ninfe in rimirar che invano

I cari Amanti richiamavan meste

Alle prime catene, al fuoco antico:

Le neglette Beltà della foresta

Erravan prive di conforto, e senza

200I fiori, onor di boschereccia fronte:

Nell'alme semplicette un fiero sdegno

Accese invidia cura, e in un momento

Furor divenne, e già d'atro pallore

Tinte cadevan vittime innocenti

205D'orrida Gelosia quando l'azzurro

Occhio rivolse a lor Giuno superba

Dal vasto Olimpo, e la pietade in lei

Straniero moto ebbe possanza, e a quelle

Opportuna mostrossi: al maestoso

210Divino aspetto, al portamento altero

Ben riconobber le piangenti Ninfe

Ch'era celeste abitatrice: ah Dea

Gridaro allor, il più crudele affanno

In noi dilegua! ogni Pastor ne fugge,

215D'una straniera alimentando il fuoco;

Deh per pietà, Diva possente, altrove

Rivolga i passi la Rivale audace;

Odi i voti dolenti, e avrai sull'Are

Grati profumi; e di ligustri, e rose

220Gruppi e corone! L'orgogliosa fronte

Scosse la sposa del Tonante, e quindi

Con un sorriso risvegliò la speme

Delle supplici Ninfe: al chiaro fonte

Tornate, disse, e la beltà natìa

225Accresca l'arte semplice, che Amore

A tutte apprende: invan temete questa

Bella nemica, che nell'ira il Cielo

Produsse; ella è punita, e vendicate

Già foste appieno: Giuno tacque, e all'Etra

230Tornò contenta ad insultar Ciprigna.

Dappoi che schiusa l'Urna fu gli ameni

Colli, i fioriti prati, i boschi ombrosi

Tutta perdero la bellezza prima,

Che Natura lor diè: produsse allora

235Il suolo la mortifera cicuta,

E l'angue scorse, sibilando ascoso

Fra l'erbe ruggiadose; ogni campestre

Loco odiavan le Ninfe, e i Pastorelli,

Non più ricetto del piacer, ma un tetro

240Soggiorno, ove col piè debile e tardo

Moveasi Noja a tormentare ogn'alma.

L'agitata Pandora, e il curioso

Amante suo, sdegnando i rozzi alberghi,

Per destino fatale entro le mura

245Di superba Città volsero il piede:

Innocenza, candor posti in oblio,

Miseri, a società trista fallace

Ambo in preda si dier! novelli oggetti

Destano idèe novelle: Eccelse moli,

250Sculti colossi e l'opre, e i nomi eletti

Ad involar dal tardo oscuro oblio

Viddero eretti: il vano Lusso molle

Alla Moda leggèra assiso accanto

Scorrea fastoso; e l'Ozio pigro, e lento

255Di Cerere nemico, e dell'industre

Messaggiero di Giove avea seguaci

Nel volgo men che in elevato stuolo.

Schiera d'Amanti impetuosa, e folle

Bramò dell'ammirabil Giovinetta

260La gradita conquista, e il molle sesso

Dell'amabil Garzone ebbe desio:

L'accorta Coppia, alunna ora di frode

Ogni facile core, ogn'alma forte

Sedusse, lusingò, vezzi, parole

265Talor mischiando a finti sdegni: nacque

Allor la leggerissima incostanza,

E gloria accrebbe d'Amatunta al Dio:

Ogn'amator qual piuma all'aure in preda

Volge ora a questo, ed ora a quell'oggetto

270Sue brevi cure e fedeltade chiama

Uso, e costume di più rozza etade;

Ape così di fiore in fior trapassa,

E cangiando ritrova il suo diletto.

Ma Giove, che dall'alto i più profondi

275Segreti ognora a suo voler penetra,

Pago non fu di quel rossor, che a' Numi

Tingeva il volto per l'idea funesta

Dell'Urna, che di maggior possa è prova:

Ei la vendetta estese ancora, e volle

280Pandora stessa vittima infelice

Del suo giusto rigore: al Divin cenno,

Per cui ruotano in giro gl'infiniti

Mondi dell'Etra nello spazio immenso

Con ordine mirabile, e costante,

285Sorse l'invidia, e il torbid'occhio volse

Ver la Donzella, e seco eran menzogna,

E frode, e tradimento orrido morbo,

Di tumulto febril cagion fatale,

Ogni bellezza le involò! giacèa

290Languida, mesta, di pallor coperta,

Di pietà, di conforto affatto priva!

Ah dove sono d'Amistà, d'Amore

Tanti seguaci, che fedeli un tempo

Di tua beltade ardendo al vago raggio,

295Givan superbi di seguir tuoi passi!

Fuggir qual nebbia all'apparir del sole,

Nè più ti resta, o misera Pandora,

Che il tuo dolor! così languisce, e cade

All'apparir del pigro Verno algente

300Delle piante la fronda, e tronco nudo

Resta chi fu già onor del vago Autunno:

Fugge pieno d'orrore, e di spavento

Epimeteo da lei, che or langue, e pena,

E il proprio fato avventurando a' flutti,

305Cangia clima, costumi, e giunge errando

Al guado inevitabil d'Acheronte.

Di Maia il figlio ebbe dolor del fiero

Destino di Pandora, e a Giove porse

Supplici voti in tali sensi: ah Padre

310Quando avran fin la tua vendetta, e l'ira!

Se rei furo gli Dei, se reo son io

Un Essere in produr sì vago, e bello,

Mai però non t'offese l'infelice

Figlia del nostro ardire: ah l'innocente

315Perchè langue così? Chi lei rimira

Un ingiusto; un tiranno in te ravvisa,

E lascia l'are tue neglette, e sole;

No la funesta idea non si risvegli

Dell'oppresso Saturno in ciel di nuovo;

320La tua clemenza sull'Olimpo splenda,

E i benefici raggi estenda ancora

Su' mortali infelici: abbiano i Numi

Da te perdono, e calma abbia la Terra,

E soccorso Pandora; o almen distruggi

325Un'esistenza che martìr divenne:

Ogn'alma in te ripon sua speme, e brama

Che il folgore in tua man sospeso resti:

E che non può Facondia seduttrice

Su labro accorto? Serenò la fronte,

330E gli astri allora scintillar più chiari,

Sorrise il figlio di Cibele; hai vinto,

Disse, Cillenio; di Pandora il duolo

Fine abbia a tuo voler, che pago io sono.

Lieto Mercurio sulla Terra venne,

335E a render di Pandora i giorni eterni,

Con la possanza in lui da Giove infusa,

Ogni sua cura volse: in un istante

Un color misto di ligustri, e rose

Pinse il bel volto, e interpreti sicuri

340Dell’alma gli occhi scintillar più vivi:

Seco la trasse il messaggier d’Olimpo

D’un colle al sommo verdeggiante, e quivi

In Naiade cangiolla, e un chiaro fonte

Per soggiorno le diè: sacre eran l’onde

345Al Nume d’Epidauro; agl’egri queste

Porgevan salutifero vigore,

Fugando i morbi dolorosi, e gravi,

Di cui si lagna Umanità meschina;

E fama è pur, che sieno al crudo affanno,

350Che produce d’Amor lo stral possente

Antidoto sicuro: acque pregiate

Ah perchè foste ignote all’infelice

Piangente Saffo! se di voi sapèa

La celeste virtù, negletto, oscuro

355Sarebbe ancor di Leucate il sasso.

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Autor
Maria Fortuna
Título
Il Vaso di Pandora
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-il-vaso-di-pandora--maria-fortuna-34d34b
Cita recomendada
Maria Fortuna, «Il Vaso di Pandora», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-il-vaso-di-pandora--maria-fortuna-34d34b.html

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