CADA PIEZA VIVE EN UNA DIRECCIÓN · NADA VIVE EN UNA SOLA SALA  

PoetósferaLa BibliotecaUbertino Landi

Ubertino Landi · Ilustración

Il Museo della Morte

italiano

Sorgea già l’Alba e asperso

Di grave umido nembo,

Io mi giacea sommerso

A dolce sonno in grembo,

Quando cinta di larve

Donna orribil m’apparve.

A lo squallor mortale

A gli atti, a l’armi, a l’ale

La conobbi, e gridai:

Ahimè che sarà mai?

Chi fia che mi conforte?

Questa, questa è la Morte.

Ella in me il guardo affisse,

Indi afferrommi e disse:

O là segui i miei passi,

E giù per tetri e bassi

Sentieri il cammin torse.

Io la seguo d’appresso,

Qual uom, che di sè in forse

Sembra fuor di se stesso.

In quel cupo viaggio

Mai non apparve un raggio

Di chiara amica luce:

Se non che ad ora ad ora

Da quegli orrori fuora

Sulfureo lampo uscia

Più a funestar la via.

Dopo cammin sì cieco

Giunti dove ampio speco

Un doppio ordine intorno

D’archi e colonne avea;

A me volta la rea

Fronte gridò colei:

Ne la mia Reggia or sei.

Giro intorno lo sguardo;

Quant’io rimiro, il tutto

Spira terrore e lutto

Pallido lume e tardo,

Che balena da lunge,

Non toglie no, ma aggiunge,

Non scema ivi, ma accresce

A l’ombre il fosco, ed esce

Da quel tetro fulgore

Più che conforto, orrore.

Quando a me d’improvviso

S’offre più fiero oggetto:

Veggio funesto ed atro

Tosto aprirsi un Teatro;

Fiera scena ravviso.

Lasso! a l’orrendo aspetto

Quanto mal mi sostenni!

Non so dir qual divenni

Ne gli atti, e nel sembiante

Tutto di stragi, ohimè! lordo e fumante.

Di sangue è il trono, ove la rea si affide:

A lui d’intorno appese stanno, oh quante

In trofei raggruppate arme omicide.

L’alato veglio al nero foglio innante

Con polve entro un cristal l’ore divide:

Qua rotti scettri, e là corone infrante

Stanno a’ suoi piedi. Ei tutto guarda e ride.

L’occhiura Dea sopra cent’urne e cento

Oppressa siede di mort’al cordoglio,

Or, più ch’applausi, atta a svegliar spavento

Appiè di questo inesorabil soglio

Venga il mortale, e a insuperbire intento

Serbi se puole, il folle umano orgoglio.

Non paventare; io voglio,

Quell’empia a dir riprese,

Che tu veggia di queste

Cose ancor più funeste

Tutte tune mie imprese,

Vedi quest’urne tutte,

Cui denso fumo involve?

Ivi il cener si serra

De le città distrutte

Sì chiare in pace e in guerra;

Là dentro è poca polve

Troja, Tebe, Micene,

Sparta, Cartago, Atene,

Mira a destra que’ marmi:

Colà chiuso sen giace

Ettore, Ulisse, Achille,

Enea, Paride, Ajace,

E ben mill’altri è mille

Su l’Eufrate, e sul Tebro

Sì gloriosi in armi.

A lor giacciono a canto

Pantasilea, Camilla,

Angelica, Clorinda,

Climene, Erminia, Olinda,

E ben cent’altre Donne

Più assai, che fra le gonne

Fra l’armi illustri tanto.

Quetta tomba è di voi,

Armoniosi Eroi;

Di voi, di voi, Poeti,

Che con destrieri alati

Ite sovra i pianeti

A ragionar co i Fati;

Di voi, Poeti, a cui

Nume s’aggira in mente,

E in cor spirto possente

A tor da morte altrui.

Di voi, a cui la bella

Eternitade è ancella.

In questo posar deve

Chi vive in Pindo, e in questa

(Ahi novella funesta!)

Te pur aspetta in breve.

Quest’altra ella è di tanti

Sì forsennati amanti,

Che su gli altar di Gnido

Invan spargendo voti

Vittime e Sacerdoti

Si svenano a Cupido;

Quell’avello sì vasto,

Quello con egual fasto

E da i Troni, e da i solchi

Regi accoglie e bifolchi.

Quello... ma a che mostrarte

Mai tutti ad uno ad uno

I trofei, che qui aduno?

In più remota parte

Vieni, e da un solo impara

Il valor di mia possa.

In così dir pensosa,

Nè più, qual pria fastosa,

Chi ’l crederia? spargea

Qualche lacrima amara.

Era, o d’esser parea

Da duol, da pietà mossa;

Forse bramava ancora

Vane rendere allora

Le sue gran prove estreme.

Terror spirando, e maestade insieme

S’innalza un’urna, e in lungo vel si chiude.

La bionda età sopra vi piange, e geme

Da questo lato Amor, da quel Virtude.

Quinci Beltà, che di splendore ignude

Mira sue glorie, e nuovi danni teme;

Quindi il gran Po, ch’alto squallor le crude

Doglie palesa, che nel core ei preme.

La Morte anch’essa in mezzo a lor v’è scolta.

E co la destra, onde cittadi ha dome,

Regge immagin di Donna al ciel rivolta.

Co l’altra poi l’urna additando, oh come,

Par che dica, gran Donna è qui sepolta,

Ma umil non osa di ridirne il nome.

Al sembiante, a le chiome

Io ravvisai l’immago:

Ella dissi, è di Lei,

Che col volo sì vago

Per le vie de gli Dei

Giù venne a empier di sagge

Belle glorie gioconde

Ambe l’Esperie piagge,

Ambe del Po le sponde.

Di lei nata d’un sangue,

Che co l’età non langue

Per cento Itali Eroi

Chiaro, e per cento Iberi,

Noti a i Mauri, e a gli Eoi

Pe’ loro fregi alteri.

Sublime eccelsa Donna

Ristretta in mortal gonna,

Racchiusa in fragil chiostro

Di virtù, di beltade,

Di valor, d’onestade

E centro, e Reggia, e Tempio;

Onor del secol nostro,

E del futuro esempio.

Illustre Donna eletta,

Che da Imeneo fu stretta

A saggio almo consorte,

Almo, e saggio, poc’anzi

Sì ne l’augusta corte,

Ove al gran soglio innanzi

Per lui tant’alto ascese

La maestà Farnese:

Figlio a l’Eroe, che a stuolo

I più sublimi e gravi

Pregi de’ suoi grand’Avi

Vanta tutti in se solo.

Germano a Lui, ch’or regge

In forma alma e divina

Sul Taro inclito Gregge:

Ma cui la Fè destina

Nel gran regno di Piero

Un più sublime impero.

Deh! perch’ei mai non tolle

In man l’aurata cetra?

Deh! perchè mai non sciolse

Il suo bel canto a l’Etra?

Forse il colpo sì reo....

Ei più felice Orfeo

Forse pria, ch’ella fosse....

Ah che la Morte... o Dio!

Qui un gran sospir m’uscio,

Che dal sonno mi scosse;

Io gli occhi apersi e vidi

Tutto già adulto il giorno

Indorar d’ogn’intorno

Valli, Montagne, e Lidi.

Sigue explorando

Por su autor
Ubertino Landi
Dónde vive
La Biblioteca

Expediente

Autor
Ubertino Landi
Título
Il Museo della Morte
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-il-museo-della-morte--ubertino-landi-77220d
Cita recomendada
Ubertino Landi, «Il Museo della Morte», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-il-museo-della-morte--ubertino-landi-77220d.html

Las obras de dominio público se reproducen íntegras, con atribución y en la ortografía de su impreso. ¿Ves una errata o conoces una fuente mejor? Escríbenos desde Sobre la casa.