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Luigi Mercantini · Romanticismo

Il buon capo d'anno del pellegrino italiano

italiano

E’ fa dieci anni che mi son partito,

Mia terra! ch’ha’ sì bello il monte e il mare;

Ogni anno sopra l’Alpe son salito

Perchè il buon anno almen ti volea dare;

Ma ogni anno, appena che l’ho riveduto,

Mi s’è stretto nel core il mio saluto:

Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno,

Ti porto, o Italia mia, ’l buon capo d’anno.

Popol di Micca e popol di Balilla,

Voi siete all’ombra dei colori belli;

Ma di là del Ticin fin oltre a Scilla,

Guardate i bei colori che son quelli!

Guardate un po’ di là per la pianura

Quanti vi chiaman da la sepoltura;

Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno,

Io darò prima a voi ’l buon capo d’anno.

Sono un povero vecchio pellegrino,

E posso andare senza passaporto;

O tu, che fai la guardia in sul Ticino,

Io son passato, e non ti sei accorto:

Forse fra poco te n’accorgerai;

Ma allor la guardia più non ci farai:

Sta volta, se il mio cor non mi fa inganno,

Ti porto, o Lombardia, ’l buon capo d’anno.

Oggi tu hai la neve e il tramontano:

Pur sei sì bella e mi rallegri il core;

Ci rivedrem più allegri, o mia Milano,

Quando vedremo il mandorlo col fiore:

Verrà col fior del mandorlo la rosa,

E tu, o Milano, allor sarai gioiosa;

Qui ’l verde è sempre vivo, ed ei lo sanno;

E tu, o Milano, avrai ’l buon capo d’anno.

Non istare sì tacita e sì bruna;

Sveglia, o Venezia cara, il tuo liuto:

Le tue gondole spingi alla laguna:

Di’ al tuo Leon che non istia più muto;

Di’ al tuo Leon che salti in cima al ponte,

E li faccia passar di là dal monte;

Di là passati più non torneranno,

E tu, o Venezia, avrai ’l buon capo d’anno.

O grandi che abitate in Santa Croce,

Certo che voi qui non istate indarno;

Alza almen tu, o Vittorio, la tua voce,

Fa tremar le due sponde a tutto l’Arno;

Risplenderà una spada in Gavinana,

E splender la vedrà tutta Toscana;

I figli tuoi, che a Curtatone stanno,

Mandan, Firenze, a te ’l buon capo d’anno.

Addio, care marine a me native;

Addio, poveri amici entro alle fosse;

Mi fermo appena per baciar le rive,

Le rive del mio Tebro ancora rosse:

Mi fermo appena per baciar ie mura

Dove Cola e Mameli han sepoltura;

Le sepolture si commoveranno,

E tu, o Roma, avrai ’l buon capo d’anno.

Oh i bei pendii di Chiaja e Mergellina!

Oh! i dolci aranci di Castellamare!

Qui la terra d’Italia è più divina,

Ma qui si è condannati a sospirare:

Sospiran l’onde, sospiran le zolle

Perchè di sotto a loro il sangue bolle;

Ma la natura vincerà il tiranno,

E tu, o Napoli, avrai ’l buon capo d’anno.

E te saluto alfin, Sicilia bella:

Solo a vederti mi s’infiamma il core;

Tu pria ci hai dato il suon della favella,

Tu pria ci chiami ai giorni del furore;

Qui oggi aspetto il suono della tua tromba;

Qui aspetto fin che l’Etna non rimbomba;

Anche di qui dov’hai l’estremo affanno,

Ti mando, o Italia mia, ’l buon capo d’anno.

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Autor
Luigi Mercantini
Título
Il buon capo d'anno del pellegrino italiano
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-il-buon-capo-d-anno-del-pellegrino-italiano--luigi-mercantini-212bae
Cita recomendada
Luigi Mercantini, «Il buon capo d'anno del pellegrino italiano», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-il-buon-capo-d-anno-del-pellegrino-italiano--luigi-mercantini-212bae.html

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