Topi notturni, dal mio tugurio sfrattate: la madia
misera di Leonida non può mantener topi.
Un pizzico di sale con due pani d’orzo è la dieta
trasmessa a me dai padri dei padri; e me ne lodo.
E allora, perché stai scavando quel foro, ghiottone?
Tu neppure le briciole godrai del mio banchetto.
Ad altre case, svelto, dirigiti (qui c’è ben poco),
e aver più copiosa vettovaglia potrai.
Amico, non cercare malanni menando una vita
vagabonda, girando di paese in paese,
malanni non cercare, pur se non possiedi che un gramo
tugurio e un focherello languido che ti scaldi
dove pure abbia una rozza pagnotta di trita farina
con le mani impastata dentro una pietra cava,
e poi puleggio, e poi serpillo, ed un pizzico aggiunto
di sale: companatico amaro insieme e dolce.
Lontano dall’Italia, lontano da Taranto giaccio
dalla mia patria: amaro m’è ciò più che la morte.
Questa è la vita non vita di noi giramondi; ma caro
vissi alle Muse: miele perciò mi par l’assenzio.
Il nome non morrà di Leònida: i doni ch’io m’ebbi
dalle Muse famoso mi faranno in eterno.
Per navigare è il tempo propizio, poiché già garrisce
la rondinella, e seco Zefiro ameno è giunto.
I prati già di fiori si còprono, l’onde nel mare
tacciono, che fremevano testé con gran frastuono.
L’ancora leva, sciogli, nocchiere, le gòmene, tutte
apri le vele al vento, solca sicuro il mare.
Questo ti dico io, Priàpo, del porto custode
perché navighi verso qual commercio t’aggrada.
Astrologi, oh voi quanti cercate le vie de le stelle,
d’una falsa scienza cultori, andate al diavolo.
Vostra mammana fu la demenza, fu madre l’audacia;
né quanto siate infami sapete, o sciagurati.
La casa ardeva di Zenògene; e dalla finestra
tentando giù calarsi, patìa travaglio grande.
Invano prima a scala connesse le imposte: alla fine
usò per scala il naso d’Antimaco; e fu salvo.
Torto ad Amore non fo: sono un uomo pacifico: prendo
Cipride a testimonio: colpito io fui dall’arco
subdolo, e non son più che cenere: io brucio, ed ardenti
i dardi ei su me scaglia, né posa un solo istante.
In casa quel briccone sorpresi: se anch’esso è mortale,
dovrà scontarla: attore sarò ad un tempo e reo.
Questo bastone, o Dea di Cipro, con queste ciantelle
gradir ti piaccia, spoglie del cinico Socàri,
e questa sporca borraccia, coi resti di questa bisaccia
piena di buchi, colma d’una saggezza antica,
a te, poi ch’ebbe nelle sue reti pescato e ammansito
il saggio veglio, Rodi vezzoso, o Diva, offerse.