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Franco Sacchetti · Medieval

Gran festa ne fa il ciel, piange la terra

italiano

Gran festa ne fa il ciel, piange la terra,

Duolsene il purgatòr, stride lo ’nferno,

Poi che ’l Petrarca è morto fiorentino;

Colui che sempre avea co’ vizi guerra

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Cercando i modi santi e ’l regno eterno,

Tanto avea gli occhi verso ’l ciel divino.

Nelle tre teologiche fu fino,

Vincendo ognora con le cardinali;

Maestro delle sètte liberali;

10Con dolce stile e con vaga eloquenza;

Fonte di senno e fiume di scïenza;

Compositore d’ogni prosa e metro;

E, se lo vero impetro,

Isponitor de’ linguaggi diversi,

15Rinovator de’ passati costumi,

Munitor de’ perversi;

Dimostrator di leggi e di dottori,

Delle antiche virtù e degli autori.

Dunque è ragione se ’l ciel ne fa festa,

20Chè nullo in poesia tale ebbe mai:

Però Giovanni e Paolo l’accompagna

Tra nove cori e l’angelica gesta

Di grado in grado e ne’ celesti rai.

E Pietro il guida, e d’aprir non ristagna,

25In fin ch’egli è tra quella turba magna

Che gli apostoli vede e i vangelisti.

Ivi l’abbraccian quattro dottoristi;

E con loro è Grisostomo e Bernardo,

Isidoro ed Anselmo e Pier Lombardo,

30Severino, Basilio e il Nazianzeno,

Ugo ed il Damasceno,

Dïonisio ed assai di questo stile.

Con lui saliron alla divina aura,

Ove alla madre umìle

35Vergine feron di costui offerta,

Che ’nanzi a Dio gli diè la gloria certa.

Piange la terra, e non è maraviglia;

Perchè a ciascun che con virtù vivea

Mancato è il lume che gli dava luce.

40Piange Parnaso e tutta sua famiglia,

Clïo e l’altre Muse, ove solea

Veder ciascun tra lor questo duce.

O Elicona, chi omai conduce

Alcun ch’avesse voglia del tuo fonte,

45Poi che spilunca già è fatto il monte?

E quel che più in me la vita grava

È, lasso!, che la tavola si lava,

E nessun segue, e ciaschedun si tace.

Chi leverà chi giace?

50Chi guiderà le menti a lor sentiero,

E chi darà aiuto all’altrui alma?

Chi fia d’ingegno altiero?

Perduto essendo il buon nocchiero accorto

Ch’ad ogni vento avea sicuro porto.

55 Se ’l purgatòr si dole ed hanne pena,

Giusta cagione è, perchè niun si muove

Nè può veder quant’egli è degno il cielo;

E l’aspettar gli grava; onde si sfrena

Ciascun nel pianto dicendo — Omè, dove

60Per nostra colpa abbiamo agli occhi il velo? —

Bramando ognuno d’uscir del suo telo

E salir nell’empireo fra le stelle

Per veder questo fra l’anime belle.

E forse v’è alcun che ’n versi scrisse

65Che piange, che non fe mentre che visse

Tanto che andasse subito al suo loco

Senza provare il foco.

Così riprendon lor nell’altrui loda,

Vaghi degli ultimi anni per mutarsi

70Da quella a miglior proda:

E molti priegan che chi vive prieghi

Sì che ’l Signore a lor desìo si pieghi.

Al pianto de’ dannati l’aspre strida

Aggiunte sono, al men da quella parte

75Dov’è chi diede lume et a sè il tolse.

Con alte voci Virgilio ti grida

— O fratel mïo, da te mi diparte

Sol ch’io non fui po’ che Dio nascer volse. —

Omero Ovidio Orazio si raccolse,

80Lucano ed altri, a far grave lamento,

Dicendo — Messi siamo a tal tormento,

Chè non sentimmo la diritta fede:

Per questo mai nessun veder ti crede. —

Così piangeva altrove maggior turba:

85Aristotil si turba,

Socrate Plato e Tullio ad una voce

— Niente sappiam, credemmo saper tutto.

E quel che più ci nuoce

È non poter veder questo tesauro

90Che vide tanto sotto il verde lauro. —

Averrois a tal rumor si mosse

Dicendo — Lasso!, che mi valse il tempo

Nel qual disposi il gran comento mio,

Che non credea che altro già mai fosse

95Che vedessi quant’io tardi e per tempo?

Or veggio ch’io non scorsi l’A dal Fio.

Veduto ha questi più che non vid’io,

Ond’io son cieco e di vederlo ho voglia. —

Democrito si pinse a tanta doglia

100Gridando — Ed ïo son qui maledetto,

Che per caso fortuito il mondo retto

Esser sostenni e non per ragïone.

O falsa opinïone

Che fatto perder m’hai la patria lieta!

105Ed ora pellegrin, per sentir peggio,

Son dal caro poeta. —

E gli Epicuri e chi con loro attese

Si percotean nelle mortali offese.

Nino con molti assirïani regi

110Dicevan — Chi sarà autor di noi? —

Piangean li Persi e così li Tebani,

Agamennon, Achille e gli altri egregi

Del greco stuolo; ed a lor seguìa poi

Enea Ettore e Paris co’ Troiani.

115Po’ venia maggior fiotta di Romani,

Bruto, Fabrizio, Scipïone e Cato,

Metello, Fabio, Camillo e Torquato,

E Cesare e Pompeo, con tanti attorno

Ch’io non potrei descriverli in un giorno.

120In altra parte co’ suoi Aniballe,

Annone ed Asdruballe;

Alessandro e Filippo avean tal suono,

Attalo ed Antïòco, ed ancor Pirro:

Tutti pareano un tuono

125Gridando — Al mondo omai perduto abbiamo

Chi dimostrava ciò che noi lasciamo. —

Io non potrei mai dir quanto si canta

Dov’egli è ito, e quanta doglia prende

Chi l’ha perduto e chi gli sta da lunga.

130Un loco è solo in terra che si vanta

Della sua morte; e ragion che ne rende

È che ’l sepolcro suo là si congiunga.

O villetta d’Arquà, qual fia ch’aggiunga

Di fama a te, avendo tal reliqua?

135O Antenòr, già mai non fia obliqua

La gloria del Signor dove fondasti

La terra: Italia e il corpo lì lasciasti,

Che l’amò vivo ed or morto l’esalta.

La sua virtù è alta:

140Chè volle a sè tal uom per gran virtute;

Li re antichi e buon Roman seguendo,

Che per la lor salute

Cercavan sempre valorosi e degni

Facendoli consorti dentro a’ regni.

145 Canzon, io ho paura e nulla temo.

Paura ho che mai nessuna rima

Segua com’uom che vegna sì eccellente:

Non temo di costui, ch’al ciel supremo

Ricevè il don che niun maggior si stima:

150Nè di mia vita curo omai nïente,

Che disïava il viver pel vivente;

Che morte nel dì terzo

Del sollïon, settantaquattro e mille

Trecento, spense qui le sue faville.

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Autor
Franco Sacchetti
Título
Gran festa ne fa il ciel, piange la terra
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
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Cita recomendada
Franco Sacchetti, «Gran festa ne fa il ciel, piange la terra», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-gran-festa-ne-fa-il-ciel-piange-la-terra--franco-sacchetti-23a5af.html

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