Giá del torbido mar l’ira spumante
fa del naufrago abete aspro governo,
ed io se debba aitar non ben discerno
nemica amata o non amata amante.
Ceda al giusto il disio. Del mar sonante
abbia tra l’onde il suo sepolcro eterno
chi, i miei preghi e ’l mio duol prendendo a scherno,
parve di crudeltá scoglio costante.
Ma del vasto Nettun l’ondoso umore
assorbir non dovrá chi sempre unita
tenne del cieco dio la face al core.
Su, veloci corriamo a darle aita;
né sgridar mi potrá deluso amore,
se a chi l’alma mi diè rendo la vita.