Fra le Vendemmie, e i Torcoli,
Fra gente rozza, e ruvida
Ricevo oggi Domenica
Il tuo gentil Capitolo;
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5ll qual tanto di giubilo,
E tanto d’amor tenero
Mi ha infuso nelle viscere,
Ch’io non lo posso esprimere.
Son rari, anzi rarissimi
10Gl’Amici, ch’abbian l’anima
Come la tua sì candida,
Si schietta, e sì benevola.
Ivi Per entro mirasi
Un certo spirto nobile,
15Che caritade appellasi,
E giova tanto al Prossimo:
Felici noi, se splendere
Come dovrìa, vedessimo
Ne’ cuor di tutti gl’uomini
20Virtù cotanto amabile!
Non sentiriasi ’l fremito
D’armi, di trombe, e timpani,
E d’infiniti Popoli,
Che gl’un gl’altri s’uccidono.
25Nè sì vedrìan le lagrime
Di tanti miserabili
Ciechi, Pupilli, e Vedove,
Ch’odio, e avarizia opprimono.
Sotto la bella immagine
30Di fede, e d’Amicizia
Non staria ascosa in maschera
Per ingannar la fraude.
Le regole, e le massime,
E tutta la Politica
35Del Machiavello incredulo
Più spaccio non avrebbono.
Vedreste andarne libere
Da taccia, e da’ pericoli
Matrone, e Figlie nubili
40Sole per strade pubbliche.
Il Passaggier, che carico
Di merci, e d’or sen valica
Il Mar, e strade asprissime,
Andria più lieto, e intrepido,
45Da lingua empia maledica
Certo saria ogni Femmina
Sicura entro una Camera,
E nel Convento il Monaco:
Nè fra l’oscure tenebre
50Pretenderia discernere
Gl’altrui pensieri, e l’opere
ll temerario Giudice.
Ma ohimè quanto siam miseri
Il Mondo è pien d’insidie,
55Di fiato amore, e d’animo
Al tuo molto dissimile.
Chi è quel, che metta in pratica
Ciò che le Leggi vogliono,
E all’Amico dilucidi
60Quel, che certo può nuocergli
Vede talun, che a frangersi
Sovra d’un scoglio rigido
Vanne Nocchier non pratico;
Ed ei sen ride, o tacesi.
65Chi sotto l’erbe tenere
Scoperse ascoso l’aspide,
S’altri di cuor là provasi,
Lascia, che ’l punga, o mordalo.
L’arte del saggio vivere
70Pochi son, che ben sappigiano,
O per cagioni perfide
Di non saperla infingonsi.
Anzi i lor vizi orpellano
Di virtuoso lucido,
75E sotto falsa specie
Il mal col bene adombrano.
Il Ricco, che vuol suggere
Per avarizia al Povero
Quel poco, onde nutricasi,
80E non apparir empio,
Inventa mille cabale,
Mille scritture, ed obblighi;
Poi dice: la conscienza
Non vuol, ch’io mi pregiudichi
85Ciò che lasciato vedesi
A Figli, ed a’ miei Posteri
A me s’aspetta esigerlo,
Per non esser colpevole,
L’altro, ehe per invidia
90Il suo Compagno lacera,
Dice, che il zelo spronalo
A dire il Vero al Principe,
La Donna, che imbellettasi,
E per mal fine adornasi,
95Mostra ciò far per rendersi
Al suo Consorte amabile.
Quei poi, che portan Chierica,
E voglion... Ma che stolido
Son io a far la predica
100A chi ne legge in Cattedra?
Vedete come l’Adria
Risplende per quell’unico,
Che luce potè crescere
Anco all’istessa Porpora.
105Oh! qual ben giusta laude
Per tutto il Mondo spargere
D’esso la Fama giubila,
Ed è fama veridica.
Dall’Arbia altri quì vennero,
110E dall’Arno, che abbondane,
Fra quali un, ch’è delizia
D’ogni gentile spirito.
Tutte le Grazie unitesi
D’un bel serto incorenanlo,
115E la Virtude, e ’l Merito
Fan strada alla sua gloria.
Quì la Musa fermatasi
Osserva dal grand’Atrio
Uscirne tutte squallide
120Fiuzion, Discordia, Invidia
Dietro alle quai sen fuggono
I Vizj tutti, e stassene
In mezzo al bel Palagio
Delle Virtudi il Genio.
125Senza cercare altr’Aola
Quì poso il piede stabile
Anch’io, nè punto curomi
Di ciò che altrove facciasi,
Per me, che non so fingere,
130E l’adolare abbomino,
Certo non posso scegliere
Più caro domicilio.
Dunque le vostre regole
Saran per me superflue,
135Ma non per questo sprezzole,
Anzi ve ne ringrazio.
E quando sarem prossimi,
Farovvi ben conoscere
Con mille amplessi teneri,
140Che v’amo, e quasi adorovi.