Degna del genio, e dell’ardir vetusto
L’Ostïense quì surse altera mole,
Di che più grande al secolo d’Augusto
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}4Forse non vide in sua carriera il Sole.
Lo Scita algente, e il Mauritano adusto
L’opre mirando de le ausonie scuole
Un omaggio le offrian dovuto e giusto
8Di stupor, di rispetto, e di parole.
E non al tempo il gran delubro ahi cesse!
Ma in preda al fuoco, le colonne, e gli archi,
11Il tetto in fiamme rovinando oppresse.
E dove più la maestà Latina
Nell’ardir superbìa de’ suoi Monarchi
14Or regnano silenzio, orror, ruina!