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PoetósferaLa BibliotecaVittoria Aganoor

Vittoria Aganoor · Modernismo

Dalla terrazza

italiano

Oh quanta pace intorno,

oh come stellata è la notte!

Non qui, stesa nell’ampia

poltrona di giunchi, su questa

loggia, aperta sull’alta

vallata, dinanzi alle scure

montagne; ma librata

nell’aria, siccome una lieve

spora, un vapore, un’ombra

mi credo, e in eterno vorrei

che durasse quest’ora;

che sempre, in eterno, durasse

questo celeste sonno

dei sensi.

O dolcissima notte!

o notturna dolcezza!

Mi guardan da presso, coi gialli

occhi, le avviticchiate

vitalbe. O guardate, guardate!

ben è davvero un novo

miracolo questo; guardate!

Guardate! una vivente

felice!... Oh che sempre durasse,

sempre, questo fugace

riposo, o stupendo universo,

per adorarti!

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Squilla

uggiosa nell’alta quïete

una tromba. Il silenzio,

il sonno forzato, la grave

afa dei cameroni

gremiti, alla notte racconta

lo squillo. Invano l’ora,

o grami fratelli, v’invita

sotto il libero cielo,

all’aria, a quest’aria fragrante

di caprifoglio in fiore,

di glicine in fiore, dall’alito

fresco, che dopo il lungo

tripudio sotto i fiammanti

baci del sole, sazie

esalano l’erbe, le piante,

mentre la notte, l’ala

sovr’esse agitando, le induce

alle tregue feconde.

Invano invano, o rinchiusi

nelle infette caserme,

vi chiama la sera, quest’ampia

bellezza, questo immenso

oceano d’atomi d’oro

palpitanti, ove affonda

in pace d’oblìo l’inquieto

spirito. O miei fratelli,

perchè vi è contesa la dolce

ebbrezza di quest’ora?

Perchè più tranquillo gioisca

altri? Perchè non tema

di gente nemica, indifeso,

le superbe disfide,

o rabbia di popolo, o pronto

impeto d’invasori?

Perchè, se lo vinca follìa,

a sua volta, di nove

conquiste, e più larghi dominii,

a sua volta ne possa

bandir la novella alle genti

con parole di tuono,

e pronti egli v’abbia, o fratelli,

pronti a versarlo tutto

il giovane sangue, e le vecchie

madri piangano, e pianga

la vostra fanciulla, e la terra

tutta imprechi alla strage?

O stelle innocenti, o serene

stelle, dite: — non empio

è questo? Non degno d’insane

ferocissime belve

piuttosto che d’uomini, d’alte

menti, che la ragione

rischiara traverso la notte

terrena, rivelando

che vano, che improvvido è tutto

fuor che l’intimo, assiduo,

magnifico sforzo al fatale

ma faticoso ascendere

umano, a più larghe correnti

di pensiero, a più libere

coscienze, a quel sempre velato

ma onnipossente fascino

che in ombra ci appare se dormono

i sensi, e ci balena

talora tra i lucidi abissi

del cielo, e nella immensa

bellezza di tutte le cose;

e ci chiama, e ci attira,

e pronti ci vuole al comando

d’attingere per gli aspri

innumeri gradi, le altezze

arcane, dall’errore

sciogliendoci e sempre affinando

l’essenza nostra? È questo

possibile, o stelle, se dura

la notte dentro i cuori?

O stelle purissime, voi

ben sapete che senza

quest’orda malvagia di stolte

ambizioni, intesa

da secoli a empir di follìa

le menti, — questi umani

incogniti abissi, — ciascuno

aver potrebbe un pane,

avere una goccia d’amore

senza battaglie e senza

malvage tirannidi e tristi

schiavitù. Non è vasto

il mondo? e non tutti riscalda

il sole? e non per tutti

matura le mèssi? d’un pane

e d’un sorso d’amore

sol bisogniamo in questo

brevissimo esilio; da un’unica

speranza scòrti, un solo

ardor non dovrebbe lo spirito

sospingere? una sola

bellezza infiammarlo, una sola

spronarci a segrete battaglie

idea superba: Ascendere? —

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Expediente

Autor
Vittoria Aganoor
Título
Dalla terrazza
Lengua
italiano
Época
Modernismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-dalla-terrazza--vittoria-aganoor-49f1f5
Cita recomendada
Vittoria Aganoor, «Dalla terrazza», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-dalla-terrazza--vittoria-aganoor-49f1f5.html

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