Colti v’ho pur, fischiando allor qual angue,
Polifemo gridò; ne l’empia tresca;
Ma se l’usato in me vigor non langue,
Aci, non fia, che tu di mano or m’esca.
.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Dal seno il cor strapparti, e del tuo sangue
Vuo’, che la spiaggia e ’l mar rosseggi, e cresca,
E la perfida vegga il caro esangue
Corpo giacer, di fere orribil esca.
Tacque, e gran sasso svelse, e giù dal monte,
10Poichè sopra a se tutto alzato l’ebbe,
Lo scaglia, ond’Aci allor percosso in fronte
Cadde, e di Galatea tanto gl’increbbe,
Che per seguirla trasformossi in fonte,
E nuovo fiume al suo bel mare accrebbe.