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Niccolò Amenta · Ilustración

Chi turba la mia pace? E quali ascolto

italiano

CHI turba la mia pace? E quali ascolto

Querule voci, ed angoscioso piemo,

Quai funesti d’intorno

Gridi, singali, gemiti sospiri?

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Chi toglie al Sole i rai? Come s’è involto

L’aer di nere oscure nubi Ah quanto

Senza l’usato lume è mesto il giorno,

Onde sembra, che morte ogn’aura spiri!

Veneto Leon doglioso rugge!

10D’Adria la quicta, chiara,e phaoid’onda

Torbida tulla, e tempestosa mugge,

E in sulla secca sus vedova sponda

Piangono i Cigni in dolorose gare!

Il Ciel, l’aria, la terra, il lito, il mare

15Minaccian’onte all’alma egra e smarrita:

E tant’orror l’ultimo giorno addita.

Ohime! Fra le confuse amare strida,

E Trevisani, e Morosin risuona

Ogni spiaggia, ogni riva?

20Ed or di Lisabetta, or di Giovanni

I nomi sento in più distinte grida.

A gran bara la gente of fa corona:

Or nella stessa parte altra n’arriva,

Che pianti accresce alla gran turba, e affanni

25Oh Dio, che fia Forse de’ cari Sposi,

Cui laccio egual legava i cuori, e l’alme

E di pari malor vivean penosi,

Portan le bare le corporee salme?

E se digiunse i corpi infausta sorte,

30Or le fredd’ossa unisce acerba morte?

Ahi sì, che annunzian manifesti accenti,

La Trevisana, e ’l Morosin già spenti.

Dunque son già d’Adria i bei lumi estinti

Onde fian sempre oscuri i giorni nostri,

35Le notti senza stelle?

Ne darà Borea i dì torbidi, e manchi;

I prati ogn’or di gel coperti, e cinti;

Piene di spaventosi orridi mostri

Saran le verdi Selve, ove le snelle

40Damme correan fra fior vermigli, e bianchi;

I vaghi augelli, che fra i rami, e i fonti

Scherzavan pria, cantando in liete danze

Lasceran tutt’i nostri boschi, e i monti

Cercando altrove men dogliose stanze;

45E là in Parnaso, ove s’udìo sovente

Lor nomi risuonar sì lietamente,

Sol dire udrassi fra sospiri, e pianti:

Ove sono i bei Sposi, amati amanti?

Piange Parnaso E chi fia, che l’atroce

50Novella ascolti, u’ la portò la Fama,

Con roco orribil suono.

Che non distilli in molle pianto il cuore?

L’alto Genio dell’Adria in mesta voce,

E in sua ragion deluso, indarno or chiama

55Da rilevato, chiaro, augusto trono

Ambo gli Eroi, da cui con sommo onore

Egli sperava illustre, inclita Prole

Che portasse, seguendo gli Avi egregi

L’armi temute dove nasce il Sole,

60Per la gran Patria ornar di nuovi fregj:

Prole, che ardire a chiaro sangue unito

Mostrato avrebbe in ogni estranio lito:

Prole che ’l viver ne rendea giocondo,

Ed avria data nuova luce al Mondo.

65E poi soggiunge: Qual dal Cielo irato

Colpo più fero attendi, o qual rovina,

Patria famosa, altera?

Se togliesti sovente, e desti i Regni,

Reggendo sempre a tuo voler lor fato,

70D’Italia superbissima Regina:

Già de’ tuoi figli alla ben nata schiera

Giunti miravi più saldi sostegni:

Indi farsi maggior tuo gran Diadema

Inchinartisi Borea, e ’l Mauro adusto;

75L’Orto tutto, e l’Occaso, e l’India estrema

Obbedire al tuo dolce impero e giusto;

Tuoi costumi, tua fè, tue Leggi sante

Portar’ oltre l’Etiope, e ’l Garamante;

E senza soffrir molto, in breve acquisto

80Il gran sepolcro liberar di Cristo.

Ma qual lingua spiegar potrà le doglie,

Di quei, che maggior parte avran nel danno?

De i dolci Affini, e cari

E degli eletti lor Compagni fidi,

85Con cui comune avean pensieri, e voglie?

Ahi destino, diran, destin tiranno,

Astri nemici, ingiuriosi, avari!

Cruda morte, deh come ne dividi

Sì tosto dalla Coppia alma, e gentile?

90Come nel fiore de lor chiari giorni

Hai due tronchi recisi, a quai simile

Forse fia, che dal Cielo altro non torni.

Deh qual colpo infelice or’ha distrutto

Per noi gioje, piaceri, e ’l mondo tutto?

95Poichè quanto di ben per noi si avea,

Ora spense tua falce ingiusta e rea.

Vanne, Canzon, piangendo in ogni parte:

Narra de’ Sposi l’infelice sorte,

Spiega l’eguale affetto a parte a parte,

100Il malor, l’agonia, la stessa morte.

E a chi domanda, come han varia cella

L’ossa, che unir volea pietosa stella,

Digli lasciando il pianto, e in lieto viso

Son’insieme quell’alme in Paradiso.

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Niccolò Amenta
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Autor
Niccolò Amenta
Título
Chi turba la mia pace? E quali ascolto
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
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Cita recomendada
Niccolò Amenta, «Chi turba la mia pace? E quali ascolto», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-chi-turba-la-mia-pace-e-quali-ascolto--niccolo-amenta-e12058.html

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