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PoetósferaLa BibliotecaCarlo Innocenzo Frugoni

Carlo Innocenzo Frugoni · Ilustración

Chè non vieni, Aglauro bella

italiano

Chè non vieni, Aglauro bella,

Valorosa Pastorella

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}3All’Adriaca Città,

Chè del Mare nata in seno

Di sè posto ha l’aureo freno

6Nelle man di Libertà?

Piano è il calle, agevol, breve:

Sù via giungi al carro lieve

9Quattro fervidi destrier.

Chè più tardi? Ecco gli Amori

Gire innanzi, e di bei fiori

12Seminarti ogni sentier.

L’almo suolo, ove or tu sei,

Omai lascia, che gli Dei

15Degnar troppo a tanto ben.

Nè ritenga il tuo bel piede

La Città, che in riva siede

18Del famoso picciol Ren.

Sebben chiara eccelsa madre

Sia d’ingegni, e di leggiadre

21Alme accese di valor:

Sebben pronta in vari modi

A vestir l’alte tue lodi

24Di poetico valor:

Dritto vanne ver l’antica

Tanto a Febo ancor amica

27Gran Città, che bagna il Pò:

Dove al suon d’amori e d’armi

Divin Cigno co’ suoi carmi

30L’aure e l’acque innamorò.

Ivi sol ti posa tanto,

Ch’ei ti vegga d’un bel pianto

33Il suo cenere onorar:

E l’avello, onde ancor mille

Movon delfiche faville,

36D’un gentil verso segnar.

Ma non tinger di bell’ira

Il sembiante, su cui spira

39Vezzo e grazia anco il furor.

Di Torquato il nobil tetto

Pur là sorge, nè disdetto

42Per me vienti il fargli onor.

Quelle mura fortunate,

Se fian sol da te baciate

45Che bramar potran di più?

Delle cose, che hanno vita,

E d’Amor senton ferita,

48A tal ben qual scelta fu?

Pur gl’indugi rompi e togli,

Nè soverchio a star t’invogli

51Il piacer che inganna il dì.

L’uno e l’altro Cigno altero

Ferrea legge di severo

54Sordo Fato a noi rapì.

Già ti chiama su le chete

Placid’onde agile abete,

57Ove Amor nocchier sarà;

E saranvi le tre belle

Grazie seco, e in un con elle

60Allegrìa, che con lor sta.

Vedrai piani, vedrai sparte

Ville, e case a parte a parte

63Lungo il margine apparir:

E del calle ogn’aspro affanno

Per temprarti elle sapranno

66Il lor nome a te ridir.

E sapranti ancora elette

D’Amor vaghe canzonette

69Su la cetra accompagnar:

E i bei versi, onde Savona

Tanto grido ha in Elicona,

72Ed i tuoi forse cantar.

Ma nel Pò non tener fiso

Deh soverchio il vago viso,

75Onde tanti Amor ferì:

Splendon troppo i tuoi bei lumi:

Arser anco i freddi Fiumi

78Per minor bellezza un dì.

Ben è ver, che l’unto pino

Tosto il Veneto marino

81Pigro stagno solcherà:

Ed oh quale il Mar farassi,

Sù lui quando alto vedrassi

84Sfavillare tua beltà!

Le Nereidi in quel giorno

Al bel Legno liete intorno

87Sorgeranno a carolar:

E a suonar le torte conche

I Tritoni, e le spelonche

90Del mar tutte rallegrar.

Piagge, e lidi, ed acque e venti

Tanto allor lieti e ridenti

93Si mostraro, e forse più,

Quando l’alma Dea di Gnido

Fender l’onde, e al caro lido

96Approdar veduta fu.

Onestà non era seco,

Qual vedrassi venir teco

99Di candor cosparsa il vel:

E dirà: Quest’Alma bella

Tra noi scese dalla Stella,

102Che più pura splende in Ciel.

Ben a Teti fia, che incresca

Il confronto, e che non esca

105Del stuo lucid’antro fuor:

Sebben quando esce dal Mare

Tra suoi Numi assisa appare

108Su gemmata conca d’or.

Ma dell’una e l’altra nera

Tua pupilla messaggiera

111Qualche Ninfa a lei n’andrà:

Molto a lei dell’agil fianco,

Del crin bruno, e del sen bianco,

114Ma non tutto dir saprà.

In fin quella veder dei

Gran Città, che gli alti Dei

117Sopra l’acque collocar:

E in lei cento eccelse moli

Di Teatri al Mondo soli,

120E di Templi torreggiar.

Qual più brami in Mare, e in Terra

Al tuo sguardo si diserra

123Doppio comodo sentier:

Ma tu tienti, a quel, che snella

Fender vedi Navicella

126Di sagace Gondolier.

Fra lietissimi pensieri,

Sopra i morbidi origlieri

129Posa il fianco, e in giro va:

E Palagi vedrai starsi

Sopra l’onde, e quelle farsi

132Terso specchio a lor beltà.

Che fia poi qualor velato

Vedrai d’ostro il gran Senato

135L’ampia Sala riempir:

E la prisca di Quirino

Gloria in esso, e il bel Latino

138Chiaro Genio rifiorir?

Ma già lieta ecco s’appresta

A condur qui gioia, e festa

141La stagione del Piacer.

Giovinetta, che di rose

Flagel siringe, e le noiose

144Cure fuga, e i rei pensier.

Mascheretta a lei non manca,

Ch’arte industre in sottil bianca

147Cera involse, e figurò:

Pronte ha quante adorne e belle

Di vestir fogge novelle

150Francia altera a noi mandò.

Calzan già gli aurei coturni

Lieti Drammi nè notturni

153Ozi usati a risuonar:

Già gli amanti, come vuole

Liberta, che seco ir suole,

156Riconsigliansi d’amar.

Deh quai candidi ed onesti

Piacer preganti, che a questi

159Dolci lidi volga il piè!

Bei contenti, e bei diporti

Della vita son conforti:

162Senza lor bella non è.

Vieni, Aglauro, e qui disvela

Que’ due lumi, ove si cela

165Amor quale in Ciel si sta.

Vieni, e godi: fuggon l’ore,

E nemica empia d’Amore

168Ratto vien la curva età.

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Autor
Carlo Innocenzo Frugoni
Título
Chè non vieni, Aglauro bella
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-che-non-vieni-aglauro-bella--carlo-innocenzo-frugoni-47ace0
Cita recomendada
Carlo Innocenzo Frugoni, «Chè non vieni, Aglauro bella», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-che-non-vieni-aglauro-bella--carlo-innocenzo-frugoni-47ace0.html

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