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PoetósferaLa BibliotecaRiccardo degli Albizzi

Riccardo degli Albizzi · Medieval

Che fate, donne, che non soccorrete

italiano

Che fate, donne, che non soccorrete

A confortare il pianto di costei,

Da poi che in vêr di lei

Morte nemica tanto s’è mostrata?

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Con fera crudeltate

Ell’ha tirata a sè nella sua rete

La sua più cara speme e più fidata,

E così l’ha lasciata

Ignuda; onde non fina dire — Omei! —

10Pel duolo ch’ella pate

Batte sue gote adorne di beltate

Colle sue man, piangendo,

Dolcemente dicendo

— O morte cruda, di mio mal cagione,

15Perchè sanza ragione

M’hai tolto quella ch’era mia colonna,

Cortese e savia più che altra donna?

Tu m’ha’ tolto colei per cui era

Gradita più che per madre altra figlia,

20Onde le tue artiglia

Par ch’aggian non pur lei ma me passato;

Il cor tal doglia sente.

Ben se’ più cruda che null’altra e fera.

Ad aver tale amore scompagnato

25E bene addimostrato

A lei e a me quanto bene scompiglia

Tuo colpo e tuo pavento.

E poi che ne conviene esser contento,

Come che tu ci volga,

30I’ ti prego che tolga

A me la vita, sì che lo mio core

Non senta tal dolore:

Chè, poi ch’è morta lei, megli’ è morire

Che viver trista e sempre mai languire. —

35 Cota’ parole nel suo pianto nota

Quella donna gentil di cui io scrivo,

Per la quale io ragiono

Tener nel mondo la serena vita

Contenta al suo volere.

40Però qual con virtù guida sua rota

Di voi, donne gentil, chi non l’aita?

Sicchè non fia partita

Sua gran beltate per vostro abbandono

Dal sommo e bel piacere.

45Gite per confortar il suo dolere

Colle dolci parole,

Sicchè il martìr che dole

Non vada consumando tanto bene.

Oimè! chè non s’avviene,

50Siccome a voi, a me a consolarla,

Chè volentier girei ratto aitarla?

I suoi begli occhi che parìen duo stelle

Son per lo pianger tutti invetrïati;

Che solean più ornati

55Esser di luce, che il possente raggio

Ministro di natura.

Le gote, che solean vermiglie e belle

Mostrarsi e non avere alcun paraggio,

Han ricevuto oltraggio

60Dalle sue palme; e’ color son mutati

In livida pintura.

..........

Però da ciascun lato

Vi piaccia aoperar che si conforti

65E che tal doglia dolcemente porti.

Poi piglia colle man la treccia bionda

E spande per le mani i suo’ capelli,

E i crin che son sì belli

Sì tira fuor del capo; e con gran lutto

70Parla soavemente

— Perchè rubato m’hai da ogni sponda

La mia speranza ed hai il cor distrutto?

Sicchè tu hai del tutto,

O falsa morte, co’ tuoi colpi felli

75Dinudata la mente

D’ogni diletto, e me lasci dolente

Accompagnata di duri sospiri,

E di cotai martìri

Ristori sì gran danno com’io porto.

80Ma poi che t’è accorto

E conceduto dalla gran potenza,

Conviemmel comportar con sofferenza. —

I’ non saprei, canzon, darti dottrina

Di far di tal tristizia il portamento;

85Che a tuo grave lamento

Convien pur dimostrar come tu sia

D’ogni dolor trafitta.

Però a capo chin tosto cammina

Piangendo su per la diritta via;

90E fa’ che tu non stia

Fin che tu trovi quella ch’è in tormento

Sua luce a pianger fitta.

E come giugni, ginocchion ti gitta,

E dirai sospirando:

95— Madonna, lagrimando,

Il vostro servo m’ha qui a voi mandata

Con cotale ambasciata:

Che per amor di lui vi confortiate,

Sicché non perda il viso sua beltate. —

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Autor
Riccardo degli Albizzi
Título
Che fate, donne, che non soccorrete
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-che-fate-donne-che-non-soccorrete--riccardo-degli-albizzi-ddd6da
Cita recomendada
Riccardo degli Albizzi, «Che fate, donne, che non soccorrete», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-che-fate-donne-che-non-soccorrete--riccardo-degli-albizzi-ddd6da.html

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