Cara fame di zelo onde destina
suo vitale alimento amor piú grato,
aura ch’aurea susurri entro il suo prato,
in guardia di sua rosa ardita spina,
cote ov’egli i suoi strali ogni ora affina,
gel che rival ardor sol fai gelato,
specchio ch’al Sol rifletti il raggio amato,
degli affetti d’un’alma alma rapina;
te chiamo, o del ciel prole, a cui commesso
è d’un seno a guardar pudico onore,
ond’occhi hai tanti al tuo bel volto impresso.
Vieni, vestal divina, e nel mio core
siedi custode a la sua fiamma appresso,
ché dove manchi tu s’estingue amore.