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Fazio degli Uberti · Medieval

Amor, non so che mia vita far deggia

italiano

Amor, non so che mia vita far deggia

Nè qual cammino a campar possa prendere;

Chè i miei lamenti intendere

Non par l’Angiola bella, tanto è frigida.

.mw-parser-output .numeroriga{float:right;color:var(--color-subtle,#666);font-size:70%;user-select:none}5Nè però la tua fiamma non s’alleggia,

Ma più mi sento dentro al core accendere,

E lei pare sì ’ntendere

Di me sì come pietra o cosa rigida.

Costei crescendo in tempo più s’infrigida,

10Non segue il nome suo nè forma angelica;

Ma come fera belica

Contra ètti; e seco non mi vai retorica,

Ch’i’ possa informar lei di tua teorica.

Per la virtù d’arïete appaiono

15Le verdi foglie e ’l vago fior s’ingenere;

Ogni fronda vien tenere,

E partorisce pregna dallo zeffìro.

Le stelle fredde al nostro polo spaiono.

Ogni animale e augelletto è in Venere

20E pulisce sua penere,

E del passato gel par che si beffino.

E quale in più frondifero

Bosco celata sta bestia selvatica,

In l’amorosa pratica,

25Sentendo il dolce tempo, si dimestica.

Ma pur questa crudel non vien domestica.

Su’ più frigidi monti si dileguano

Le bianche nevi e giuso al pian fan rivoli;

E quei che più piacevoli

30Fiumi son stati allor crescono; e strepita

Delle lor guerre il mar. I pesci attreguano

E vanno a prova nuotando piacevoli,

Diventando amorevoli,

Sentendo crescer l’acqua e farsi tepida.

35Tutta la terra crepita

E dai più duri sassi fuora germina.

Ma pur costei non termina

La sua durezza; ed io pur la desidero;

E piangon gli occhi che poco la videro.

40 Il mar profondo non fromba non litica,

Cessa dall’ondeggiar forte e malivolo,

E diventa benivolo,

Sì che li marinai lieti pileggiano.

Eolo s’acqueta e sua asprezza mitiga.

45E quei c’hanno d’amore il cor più schivolo,

Per l’amoroso sivolo

Degli augelletti ch’al verde vagheggiano,

Contr’ a te non aspreggiano,

E per lo dolce tempo si confortano

50Nè più durezza portano.

Ma pur costei non s’addolce, nè scorgere

La posso a te nè per servirla svolgere.

Omai saper t’ho fatto il gran pericolo,

Amor, da cui nè so nè posso fuggere,

55E veggomi distruggere

Per lei la vita senza ’l tuo rimedio.

Soperchio è il mio dolor, signor, ch’i’ cigolo,

Bench’io m’accheto e non ardisco muggere;

Sentomi il sangue suggere

60Da’ suoi begli occhi, onde alla morte espedio.

Ma se da cotal tedio

Mi fai da lei, com’io disìo, dissolvere,

Fin che di me fia polvere,

Con fedeltà proclamerò tua gloria

65E vivo e morto avrò di lei memoria.

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Autor
Fazio degli Uberti
Título
Amor, non so che mia vita far deggia
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-amor-non-so-che-mia-vita-far-deggia--fazio-degli-uberti-d81668
Cita recomendada
Fazio degli Uberti, «Amor, non so che mia vita far deggia», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-amor-non-so-che-mia-vita-far-deggia--fazio-degli-uberti-d81668.html

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