O picciol calendario
Coll involucro d’oro,
Pendente solitario
Sul cestin da lavoro,
Che attendono le brevi
Tue paginette lievi?
Cader come di rosa
Foglie avvizzite e meste,
Come ogni umana cosa
Che la materia veste,
Travolte al suolo umile
Dalla granata vile?
No, no: com’ora pendi
A rallegrarmi gli occhi,
Ed i foglietti stendi
Per i miei scarabocchi,
Ond’io con man secura
Scriva la mia ventura.
Eppure io non t’imbratto,
O pagina discreta,
Serba il candore intatto,
Ch’io son superba e lieta
Se può nel tuo candore
Riflettersi il mio core.
M’appar come l’aurora
La vita gaia e blanda,
Sul davanzale odora
Di fiori una ghirlanda:
Tutto m’arride intorno
Nel quieto soggiorno.
Qui non m’attrista il verno,
Qui non risento il gelo,
Sospetto o duol non scerno
Nel mio sereno cielo.
Che dir posso al diario
Del picciol calendario?