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Guittone d'Arezzo · Medieval

Ahi lasso! or è stagion di doler tanto (Lucas)

italiano

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Altezza tanta in la sfiorata Fiore

Fu, mentre ver se stessa era leale,

Che riteneva modo imperiale

Acquistando per suo alto valore

20Province e terre, presso e lungo, mante;

E sembrava che far volesse impero,

Sì come Roma già fece, e leggero

Gli era, ciascun non contrastante.

E ciò gli stava ben certo a ragione,

25Chè non se ne penava a suo prò tanto

Come per ritener giustizia e poso:

E poi fulli amoroso

Di far cïò, si trasse avanti tanto,

Ch’al mondo non è canto

30U’ non sonasse il pregio del Leone.

Leone, lasso! or non è, ch’io lo veo

Tratto l’unghie e li denti e lo valore,

E ’l gran lignaggio suo morto a dolore

Ed in crudel prigion messo a gran reo!

35E ciò gli ha fatto chi? quelli che sono

Della gentil sua schiatta stratti e nati,

Che fur per lui cresciuti ed avanzati

Sovra tutt’altri e collocati in bono.

E per la grande altezza ove gli mise

40Innantir sì, che ’l piegâr quasi a morte.

Ma Dio di guerigion feceli dono

Ed e’ fè lor perdono;

Ed anche il rifedir poi, ma ’l fu forte

E perdonò lor morte:

45Or hanno lui e sue membra conquiso.

Conquiso è l’alto Comun fiorentino,

E col Sanese in tal modo ha cangiato,

Che tutta l’onta e lo danno, che dato

Gli ha sempre, come sa ciascun latino,

50Li rende, e prende e tolle l’onor tutto.

Chè Montalcino áve abattuto a forza,

E Montepulcïan miso in sua forza

E di Maremma e Laterina ha il frutto.

San Gemignan, Poggibonizzi e Colle

55E Volterra e ’l paese a suo tïene,

E la campana e l’insegne e gli arnesi,

E gli onor tutti presi

Have, con ciò che seco avea di bene;

E tutto ciò gli avviene

60Per quella schiatta ch’è più ch’altra folle.

Foll’è chi fugge il suo prò e chêr danno,

E l’onor suo fa che in vergogna ’i torna,

E di libertà bona, ove soggiorna

A gran piacer, s’adduce a suo gran danno

65Sotto signoria fella e malvagia,

E suo signor fa suo grande nemico.

A voi che siete or in Fiorenza, dico

Che ciò ch’è divenuto par vi adagia.

E poi che gli Alamanni in casa avete

70Servitevi ben, e fatevi mostrare

Le spade lor, con che v’han fesso i visi

E padri e figli uccisi;

E piacemi che lor deggiate dare,

Perch’ebbero in ciò fare

75Fatica assai, di vostre gran monete.

Monete mante e gran gioi’ presentate

Ai Conti ed agli Uberti e agli altri tutti

Ch’a tanto grande onor v’hanno condutti

Che miso v’hanno Siena in potestate!

80Pistoja e Colle e Volterra fanno ora

Guardar vostre castelle a vostre spese,

E ’l conte Rosso ha Maremma e ’l paese,

E Montalcin sta sicur senza mura;

Di Ripafratta teme ora il Pisano,

85E ’l Perugin, che ’l lago no’ ’i togliate.

E Roma vuol con voi far compagnia,

Onore e signoria.

Or dunque pare che ben tutto abbiate

Ciò che disiavate:

90Potete far, cioè, re del Toscano.

Baron lombardi, roman e pugliesi

E Toschi e romagnuoli e marchigiani,

Fiorenza, fior che sempre rinnovella,

A sua corte s’appella,

95Che fare vuol di se re de’ Toscani,

Da poi che li Alamanni

Have conquisi per forza e i Sanesi.

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Autor
Guittone d'Arezzo
Título
Ahi lasso! or è stagion di doler tanto (Lucas)
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-ahi-lasso-or-e-stagion-di-doler-tanto-lucas--guittone-d-arezzo-945979
Cita recomendada
Guittone d'Arezzo, «Ahi lasso! or è stagion di doler tanto (Lucas)», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-ahi-lasso-or-e-stagion-di-doler-tanto-lucas--guittone-d-arezzo-945979.html

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