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Guido Cavalcanti · Medieval

Vedete ch'io son un che vo piangendo

italiano

Vedete ch’io son un che vo piangendo
e dimostrando ’l giudicio d’amore
e già non trovo sì pietoso core
che, me guardando, una volta sospiri.
Novella doglia m’è nel cor venuta,
la qual mi fa doler e pianger forte;
e spesse volte aven, che mi saluta
tanto di presso l’angosciosa morte,
che fa ’n quel punto le persone accorte,
che dicon in fra lor: — quest’à dolore,
e già, secondo che ne par di fore,
dovrebbe dentro aver novi martiri. —
Questa pesanza, ch’è nel cor discesa,
à certi spirite’ già consumati,
i quali eran venuti per difesa
del cor dolente, che li avea chiamati.
Questi lasciaro li occhi abandonati
quando passò nella mente un romore,
il qual dicea: — dentro bieltà che more;
ma guarda che pietà non vi si miri. —

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Autor
Guido Cavalcanti (1258–1300) · Wikidata Q316876
Título
Vedete ch'io son un che vo piangendo
Lengua
italiano
Época
Medieval
Fuente
it.wikisource Rime (Cavalcanti) - epoca incerta
Sala
La Biblioteca
Identificador
vedete-ch-io-son-un-che-vo-piangendo--cavalcanti
Cita recomendada
Guido Cavalcanti, «Vedete ch'io son un che vo piangendo», Poetósfera, poetosfera.com/p/vedete-ch-io-son-un-che-vo-piangendo--cavalcanti.html

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