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Dante Alighieri · Medieval

LXXXI - Amor che ne la mente mi ragiona

italiano

Amor che ne la mente mi ragiona

de la mia donna disïosamente,

move cose di lei meco sovente,

che lo ’ntelletto sovr’esse disvia.

5Lo suo parlar sì dolcemente sona,

che l’anima ch’ascolta e che lo sente

dice: "Oh me lassa! ch’io non son possente

di dir quel ch’odo de la donna mia!"

E certo e’ mi conven lasciare in pria,

10s’io vo’ trattar di quel ch’odo di lei,

ciò che lo mio intelletto non comprende;

e di quel che s’intende

gran parte, perché dirlo non savrei.

Però, se le mie rime avran difetto

15ch’entreran ne la loda di costei,

di ciò si biasmi il debole intelletto

e ’l parlar nostro, che non ha valore

di ritrar tutto ciò che dice Amore.

Non vede il sol, che tutto ’l mondo gira,

20cosa tanto gentil, quanto in quell’ora

che luce ne la parte ove dimora

la donna di cui dire Amor mi face.

Ogni Intelletto di là su la mira,

e quella gente che qui s’innamora

25ne’ lor pensieri la truovano ancora,

quando Amor fa sentir de la sua pace.

Suo esser tanto a Quei che lel dà piace,

che ’nfonde sempre in lei la sua vertute

oltre ’l dimando di nostra natura.

30La sua anima pura,

che riceve da lui questa salute,

lo manifesta in quel ch’ella conduce:

ché ’n sue bellezze son cose vedute

che li occhi di color dov’ella luce

35ne mandan messi al cor pien di desiri,

che prendon aire e diventan sospiri.

In lei discende la virtù divina

sì come face in angelo che ’l vede;

e qual donna gentil questo non crede,

40vada con lei e miri li atti sui,

Quivi dov’ella parla si dichina

un spirito da ciel, che reca fede

come l’alto valor ch’ella possiede

è oltre quel che si conviene a nui.

45Li atti soavi ch’ella mostra altrui

vanno chiamando Amor ciascuno a prova

in quella voce che lo fa sentire.

Di costei si può dire:

gentile è in donna ciò che in lei si trova,

50e bello è tanto quanto lei simiglia.

E puossi dir che ’l suo aspetto giova

a consentir ciò che par maraviglia;

onde la nostra fede è aiutata:

però fu tal da etterno ordinata.

55Cose appariscon ne lo suo aspetto

che mostran de’ piacer di Paradiso,

dico ne li occhi e nel suo dolce riso,

che le vi reca Amor com’a suo loco.

Elle soverchian lo nostro intelletto,

60come raggio di sole un frale viso:

e perch’io non le posso mirar fiso,

mi conven contentar di dirne poco.

Sua bieltà piove fiammelle di foco,

animate d’un spirito gentile

65ch’è creatore d’ogni pensier bono;

e rompon come trono

li ’nnati vizii che fanno altrui vile.

Però qual donna sente sua bieltate

biasmar per non parer queta e umile,

70miri costei ch’è essemplo d’umiltate!

Questa è colei ch’umilia ogni perverso:

costei pensò chi mosse l’universo.

Canzone, e’ par che tu parli contraro

al dir d’una sorella che tu hai;

75che questa donna che tanto umil fai

ella la chiama fera e disdegnosa.

Tu sai che ’l ciel sempr’è lucente e chiaro,

e quanto in sé, non si turba già mai;

ma li nostri occhi per cagioni assai

80chiaman la stella talor tenebrosa.

Così, quand’ella la chiama orgogliosa,

non considera lei secondo il vero,

ma pur secondo quel ch’a lei parea:

ché l’anima temea,

85e teme ancora, sì che mi par fero

quantunqu’io veggio là ’v’ella mi senta.

Così ti scusa, se ti fa mestero;

e quando poi, a lei ti rappresenta:

dirsi: "Madonna, s’ello v’è a grato,

90io parlerò di voi in ciascun lato".

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Autor
Dante Alighieri (1265–1321) · Wikidata Q1067
Título
LXXXI - Amor che ne la mente mi ragiona
Lengua
italiano
Época
Medieval
Fuente
it.wikisource Rime (Dante)
Sala
La Biblioteca
Identificador
lxxxi-amor-che-ne-la-mente-mi-ragiona--alighieri
Cita recomendada
Dante Alighieri, «LXXXI - Amor che ne la mente mi ragiona», Poetósfera, poetosfera.com/p/lxxxi-amor-che-ne-la-mente-mi-ragiona--alighieri.html

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