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Francesco Petrarca · Medieval

Il mio adversario in cui veder solete

italiano · soneto

Il mio adversario in cui veder solete
gli occhi vostri ch’Amore e ’l ciel honora,
colle non sue bellezze v’innamora
piú che ’n guisa mortal soavi et liete.

Per consiglio di lui, donna, m’avete
scacciato del mio dolce albergo fora:
misero exilio, avegna ch’i’ non fôra
d’abitar degno ove voi sola siete.

Ma s’io v’era con saldi chiovi fisso,
non devea specchio farvi per mio danno,
a voi stessa piacendo, aspra et superba.

Certo, se vi rimembra di Narcisso,
questo et quel corso ad un termino vanno,
benché di sí bel fior sia indegna l’erba.

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Autor
Francesco Petrarca (1304–1374) · Wikidata Q1401
Título
Il mio adversario in cui veder solete
Lengua
italiano
Época
Medieval
Forma
soneto
Fuente
it.wikisource Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)
Sala
La Biblioteca
Identificador
il-mio-adversario-in-cui-veder-solete--petrarca
Cita recomendada
Francesco Petrarca, «Il mio adversario in cui veder solete», Poetósfera, poetosfera.com/p/il-mio-adversario-in-cui-veder-solete--petrarca.html

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